La storia dietro l’inquietante canzone “Dominique”

Era il 1965 quando Orietta Berti portava in Italia, con la sua voce, la canzone “Dominique” cantata, in lingua originale, da Sœur Sourire, una suora che conquistò la Francia con la sua delicata voce. Oggi, invece, “Dominique” è conosciuta grazie al famoso telefilm American Horror Story. Durante la seconda stagione della serie, la perfida Suor Jude (interpretata da una divina Jessica Lange) costringe i pazienti dell’Ospedale Psichiatrico di Briarcliff ad ascoltare l’inquietante canzoncina. Una scelta che non può essere dettata dal caso visto l’epilogo che la tragica storia della sua interprete, Sœur Sourire, nasconde.

Jeanne-Paule Marie Deckers, in arte Sœur Sourire, nasce vicino Bruxelles nel 1933 ed entra nella congregazione delle domenicane missionarie di Nostra Signora di Fichermont. La suora, che negli anni cinquanta prende il nome di Suor Luc-Gabriel, viene presto apprezzata dalle altre consorelle per la sua maestria con la chitarra, tanto da decidere di incidere alcuni brani da poter cantare con i propri fedeli. Queste incisioni arrivano, per caso, nelle mani dei discografici della Philips Record Company, che intuiscono sin da subito il potenziale di questa stravagante suora. Dopo una lunga trattativa tra i discografici e la diocesi fu deciso, di comune accordo, che la suora non sarebbe mai apparsa in pubblico e che le sue incisioni sarebbero state pubblicate con uno pseudonimo. Il primo singolo, naturalmente, fu “Dominique”, una canzone dedicata al fondatore dell’ordine a cui faceva parte, San Domenico. Il successo fu immediato tanto che nel 1963 il singolo raggiunse la prima posizione nella Billboard Hot 100 statunitense per quattro settimane consecutive, arrivando in vetta anche in Australia, Canada e Nuova Zelanda; secondo in Norvegia; quarto in Danimarca e Irlanda; quinto in Sudafrica; sesto nei Paesi Bassi e settimo in Germania Ovest. Il passo successivo è davvero breve: viene immediatamente messo sul mercato un album con tutte le canzoni registrate da Suor Luc-Gabriel. È inutile dire che anche l’album ottenne un grandissimo successo. Nel 1964 Sœur Sourire, dopo le insistenze del Vescovo sulla Madre Superiora, viene invitata all’Ed Sullivan Show. Un anno dopo la MGM produce un film musicale intitolato “The singing nun” ispirato alla sua storia e interpretato da Debbie Reynolds.

Tutto questo però alla Deckers non basta: il successo le ha aperto un nuovo mondo e le costrizioni del convento la rendono inquieta. Così nel luglio del 1966 decide di lasciare l’ordine dominicano e le pressioni della vita monastica. Deckers prende la decisione di dedicarsi a tempo pieno alla sua carriera musicale e incide, nel 1967, la canzone “Je ne suis pas une vedette” senza, purtroppo, avvalersi del suo pseudonimo, che è legalmente di proprietà della Philips. La canzone non raccoglie i frutti sperati, la storia della ex-suora non fa più scalpore e tutto si riduce ad un flop senza possibilità di appello. Jeanne-Paule cade nella morsa della depressione, tuttavia cerca di risalire la china e di sopravvivere grazie alla vendita dei suoi scritti e grazie alle sue lezioni di chitarra. In questo periodo buio incontra Annie Pecher, la donna, ex-suora anche lei, diventa la sua compagna e insieme aprono il  “Claire-Joie”, una scuola per bambini autistici. Il governo belga però, dopo i primi tempi, decide di chiudere la struttura. Il governo, all’epoca, chiede gran voce le tasse sui diritti musicali della sua famosa canzone, “Dominique”. Purtroppo l’ammontare dell’intera cifra è stata versata al convento, grazie all’accordo preso prima della vendita del singolo sul mercato. Le due donne si ritrovano così sole e disperate, con un mare di spese e di debiti da affrontare. La depressione è insuperabile e il tragico epilogo è ormai annunciato: il 19 marzo del 1985, dopo venticinque anni d’amore, le due donne decidono di suicidarsi insieme nel loro appartamento di Green Horizons, a Wavre in Belgio. Sœur Sourire non ha ottenuto il gioioso finale che sperava, “Dominique” le ha donato il sorriso, ma a caro prezzo, un prezzo che la signora con la falce non ha esitato a riscuotere.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

 

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