La storia delle copertine di album musicali – Unknown Pleasures, Joy Division

Questa settimana la rubrica La storia delle copertine di album musicali sceglie Unknown Pleasures come suo protagonista. Album di debutto della band Joy Division, è stato pubblicato il 15 giugno del 1979, dalla Factory Records, ed è considerato uno dei dischi più influenti della storia del rock, fondamentale anche nell’elaborazione di un certo tipo di sonorità new wave, oltre che manifesto della nascente scena dark/gothic rock. La rivista Rolling Stone lo ha inserito al ventesimo posto nella lista dei 100 migliori album di debutto di tutti i tempi.1

° L’immagine è stata fornita dal batterista del gruppo, Stephen Morris, al designer della Factory Records, Peter Saville, presa dal libro di testo The Cambridge Encyclopedia of Astronomy. L’immagine, infatti, raffigura le onde della prima pulsar scoperta nel 1967 a Cambridge da Jocelyn Bell e Antony Hewish: la CP 1916, chiamata anche Cambridge Pulsar PSR 1919+21. Saville ha invertito i colori dell’immagine, non aggiungendo altro, nemmeno il nome del gruppo o il titolo dell’album. Anche sul retro non sono presenti i titoli delle canzoni, ma solo uno spazio vuoto. L’immagine presente sulla copertina interna, invece, è stata scelta dal manager della band, Rob Gretton, che, guardando alcune foto contenute nel libro The Somnambulist del fotografo Ralph Gibson, decise di utilizzare la fotografia di una porta aperta per simboleggiare l’inizio di un progetto. 2

° L’edizioni americane ed europee del disco presentano delle differenze particolari: in entrambe i classici “lato 1” e “lato 2” sono stati sostituiti dalle diciture “OUTSIDE” e “INSIDE”, ma in quello europeo è presente la scritta This is the way sul lato “OUTSIDE” e “Step” sul lato “INSIDE” (parole presenti nella canzone Atrocity Exhibition, che compare nell’album successivo della band, Closer), mentre in America sul lato “INSIDE” si legge la scritta I’ve been looking for a guide, frase tratta dal brano Disorder.3

° Saville in un’intervista parlò del suo lavoro, asserendo: “è un’immagine sia tecnica che sensuale. È tesa come la batteria di Stephen Morris, ma è anche fluida: molti sono convinti che rappresenti il battito del cuore». L’idea di invertire i colori, per rendere il risultato più cupo è perfetta ed evocativa, creando un effetto enigmatico, quasi ipnotico. L’immagine si accorda perfettamente alle atmosfere del disco, dalla sonorità alla voce profonda di Ian Curtis, volendo proprio fornire un senso di inquietudine. 4

° Su un articolo del Scientific American si è affermato che il soggetto dell’ologramma di Unknown pleasures sarebbe sempre quello – una stella nata dal collasso di una supernova, metafora ideale del disagio esistenziale -, ma ad ispirare i Joy Division fu, in realtà, una tesi di dottorato di uno studente della Cornell University, Harold D. Craft. L’immagine, infatti, non sarebbe altro che la trasposizione grafica di quanto pubblicato nel 1970 sotto il titolo Radio Observations of the Pulse Profiles and Dispersion Measures of Twelve Pulsars: il comportamento dell’attività radio di dodici stelle di neutroni, le pulsar. Il magazine ha anche pubblicato le fasi di stesura della tesi: “Nel tracciare i movimenti delle stelle scelse di usare la china in modo da rendere i tratti più distinguibili” racconta Craft al Magazine parlando dei suoi disegni sulle stelle, diventati famosi a sua insaputa. Ad ignorare da dove venissero quei segni non era solo Saville: “A informarmi, molti anni fa, fu un collega. Mi precipitai in un negozio di dischi e ne comprai due copie.”

– Lidia Marino – 

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