La storia delle copertine di album musicali: Physical Graffiti dei Led Zeppelin

Eccoci ad un altro appuntamento con La storia delle copertine di album musicali: questa settimana parliamo di un’altra icona, una delle più importanti della storia del rock, ovvero Physical Graffiti dei Led Zeppelin. Sesto album della rock band inglese, pubblicato nel 1975, è stato in prima posizione nella Billboard 200 per sei settimane, nel Regno Unito ed in Canada e nel 2003 la rivista Rolling Stone lo ha collocato alla posizione n. 73 nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi.

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° Sia sul fronte che sul retro la copertina ritrae un palazzo urbano (ai numeri 96-98 di St. Mark’s Street, a New York), che, con un gioco di incastri, permette di veder apparire alle sue finestre una miriade di immagini differenti. Con questo espediente, infatti, è stato creato come un personale condominio, passando dai personaggi celebri, ai quadri famosi, o a foto del gruppo stesso. Il palazzo ovviamente esiste ancora e vi è stato aperto un negozio, con il nome dell’album. Uno dei palazzi è presente anche nel video dei Rolling Stones, Waiting on a Friend.

1° Jimmy Page, riferendosi alla copertina di questo album, disse che il gruppo si stava sforzando di trovare il perfetto equilibrio tra luce e ombra e che con “Physical Graffiti” riuscirono nel loro intento; inoltre, tutte quelle finestre e quei molteplici personaggi stavano ad indicare che era un disco pieno di sonorità diverse. La lista dei brani è stata stampata su un foglio a parte ed è stata inserita con lo stesso gioco “d’apparizione” alla finestra, di tutte le altre immagini, così come anche il nome dell’album stesso.

3° L’artista Peter Corriston ha lavorato con il designer Mike Doud per convincere il manager dei Led Zeppelin, Peter Grant, che quella copertina fosse una buona idea. Questa pensata, comunque, era stata fortemente influenzata dal design dell’album Compartments di Jose Feliciano, del 1973.
4° Una delle domande più frequenti sulla copertina riguarda l’identità dell’uomo barbuto seduto sui gradini dell’atrio. Ci sono varie teorie a riguardo: c’è chi dice si tratti di un semplice inquilino dell’edificio, chi lo associa all’eremita presenta nella copertina dell’album Led Zeppelin IV e chi invece pensi si tratti semplicemente del batterista, John Bonham.

– Lidia Marino – 

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