La storia delle copertine di album musicali – Houses of the Holy, Led Zeppelin

Houses of the Holy, uscito nel 1973, è il quinto album della band inglese. Un prodotto senza dubbio peculiare, che costituisce una decisa sterzata rispetto alle produzioni precedenti e ciò non si ferma solo al nome (i quattro precedenti sono esclusivamente numerati), ma al carattere solare e meno cupo, agli accenni di rock progressive, al funk e al reggae, che convincono i fan della poliedricità del gruppo. Ma qui è della copertina che parliamo e di tutti i significati che sono stati un interrogativo nelle menti di coloro che l’hanno amata, accennandovi intanto che appartiene comunque al 50° posto fra le 100 migliori cover della storia della musica della rivista Rolling Stones.1

° Nonostante l’immagine potrebbe sembrare un lavoro esclusivamente grafico, essa proviene da una sessione fotografica svoltasi nel Giant’s Causeway o Selciato del Gigante, una formazione di ben quarantamila colonne basaltiche, a forma prevalentemente esagonale, situata nella Contea di Antrim, in Irlanda del Nord. Il selciato, secondo una versione delle numerose leggende riguardanti questo sito, sarebbe stato costruito da un gigante di nome Finn McCool, per raggiungere la Scozia e battersi contro un altro gigante, Benandonner. La versione scientifica, ovviamente, è un po’ meno intrigante, ma forse più realistica: un’immensa esplosione vulcanica, avvenuta 60 milioni di anni fa, avrebbe generato questo fenomeno naturale, scelto come location per gli scatti.2

° L’idea della copertina appartiene allo studio Hipgnosise del suo principale creatore Stom Thorgerson. Dovreste ricordare questi nomi perché è grazie a loro se abbiamo non solo questa icona, ma anche tantissimi altri titoli, come, per fare un piccolo piccolissimo esempio, The Dark Side of The Moon dei Pink Floyd. Il lavoro di questa cover spettò spettò al socio di Thorgerson, Aubrey Powell, grafico e fotografo. L’immagine prende ispirazione da un libro di fantascienza di Arthur C. Clarke, Childhood’s End (che in Italia è stato tradotto con un titolo molto meno coerente, ovvero Le guide del tramonto), ovvero “la fine dell’infanzia”, dando un significato specifico, quindi, ai bambini che scalano la collina verso il cielo e il futuro.3

° L’idea, dunque, piacque alla band, e le sessioni fotografiche iniziarono. Per comodità e vicinanza, venne scelta l’Irlanda al posto della prima scelta, il Perù, ma questo portò non pochi problemi, a causa del noto clima piovoso della zona. Aubrey Powell, infatti, disse in seguito che i dieci giorni di scatto furono infernali proprio a causa delle condizioni climatiche e per quello dovette abbandonare l’idea di realizzare foto a colori, concentrandosi sull’utilizzo di pellicola in bianco e nero, per aggiungere il colore solo successivamente. Pensate che quelle tonalità magenta furono uno sbaglio: Powell aveva pensato di dipingerli in argento e oro, ma il grafico che si occupava della tinteggiatura versò, per errore, sulle loro immagini della colorazione magenta; per sua fortuna creò qualcosa che attirò i consensi di tutti. Il prodotto finale non è costituito da un singolo scatto, ma dalla sovrapposizione di 30 scatti, in cui sono stati immortalati, in varie pose, solo due bambini, replicati fino ad ottenere undici distinte figure (pensate già cosa fossero in grado di fare i grafici, senza Photoshop!). I nomi dei bambini, fratello e sorella, sono Stefan e Samantha Gates.4

° Anche l’immagine retrostante della copertina suscitò non poco rumore: un uomo innalza al cielo un bambino, ai piedi delle rovine di un castello, e sembra che voglia immolarlo a qualche specie di divinità, o comunque svolgere un rito sacrificale. Il castello in questione è il Dunluce Castle, un maniero abbandonato nel XVII secolo, situato a pochi chilometri di distanza dal Sentiero del Gigante. Si dice che Jimmy Page fosse ossessionato da Aleister Crowley, occultista deceduto nel 1947, tanto da acquistare addirittura Boleskine House, che era stata abitazione di Crowley fino al 1919, situata sulle rive del lago di Loch Ness, ed avrebbe anche cercato di appropriarsi dell’Abbazia di Thélema, che si trova a Cefalù, in Sicilia, e in cui Crowley aveva vissuto durante gli anni ’20. Molti altri comunque hanno visto in quella immagine un altro semplice rimando al libro fantascientifico di Clarke.

– Lidia Marino – 

 

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