La storia dei Tre Moschettieri

Athos, Porthos e Aramis, tre nomi che, ancora oggi, fanno la storia della letteratura. Nomi conosciuti in tutto il mondo che, grazie alle gesta narrate nel romanzo, riescono ad ispirare romanzi, film, cartoni animati e serie televisive. Il romanzo “I tre moschettieri” ambientato nella Francia del 1625 racconta le gesta di Charles d’Artagnan, un giovane guascone che si reca a Parigi per essere ammesso tra le file dei moschettieri di re Luigi XIII. Qual è dunque l’avventura di questo personaggio classico?

Ebbene, D’Artagnan arriva a incontrare a Parigi, uno dopo l’altro, Athos, Porthos e Aramis, i più famosi moschettieri del re, che, all’insaputa degli altri, per vari motivi lo sfidano a duello. All’appuntamento, però, si presentano anche le guardie del cardinale Richelieu, per arrestarli a causa del divieto di duellare, stabilito da un editto reale. Ed è proprio così che nasce il famoso sodalizio tra i quattro, quando i moschettieri vengono affiancati nella lotta contro le guardie da D’Artagnan, conquistando in questo modo la loro fiducia e la loro amicizia. Ma è anche così che nasce e si intensifica l’antagonismo tra i quattro protagonisti e Richelieu, convinto sostenitore del re, ma in netto contrasto con la regina, Anna, imparentata con i nemici spagnoli e amante segreta del Duca di Buckingham. L’uomo cerca in tutti i modi di provare a sua Maestà l’infedeltà della moglie e convince il sovrano a chiedere alla donna di organizzare una serata importante, per mostrare i preziosi puntali di diamante che, il cardinale sa, la donna ha regalato al suo amante in precedenza. Il re accetta di buon grado il suo consiglio, ignaro di tutto, costringendo la regina a recuperare al più presto il suo pegno d’amore. Ma la donna potrà contare sul valido aiuto dei coraggiosi moschettieri, che partono subito alla volta dell’Inghilterra per recuperare i puntali, venendo però ovviamente intercettati lungo il tragitto dalle spie del cardinale e costretti a separarsi. Solo D’Artagnan riesce a raggiungere Londra, facendosi in tutta fretta consegnare i puntali.

Nel ritorno a Parigi, però, le avventure del protagonista si fanno più fitte, portando la narrazione a raccontare anche dell’amore di questo per Milady, una donna ben poco semplice, che si concede a lui solo a causa di un inganno di questi architettato per averla e che – furiosa dopo aver scoperto la verità – tenterà di ucciderlo. Nella concitazione D‘Artagnan riesce a fuggire, ma nota sulla spalla della donna il simbolo del giglio, simbolo con cui vengono marchiati i condannati a morte francesi. Nel frattempo scoppia la guerra e i moschettieri vengono inviati a combattere a La Rochelle. Per vincere la guerra senza spargimenti di sangue, Richelieu manda Milady a Londra ad assassinare il duca di Buckingham. D’Artagnan e gli altri, però, la precedono e riescono a farla arrestare. Ma Milady è una donna scaltra e una volta in prigione raggira il carceriere e riesce ad evadere. D’Artagnan, che vuole a tutti i costi consegnare alla giustizia la donna, dopo essersi accorto del vero carattere di questa, con l’aiuto dei tre moschettieri e di un misterioso uomo dal mantello rosso, riesce a catturarla e ad accusarla per i suoi tremendi delitti. Milady respinge con forza le accuse ed è a questo punto che l’uomo avvolto nel mantello rosso si fa avanti, svelando al lettore di aver perso il proprio fratello proprio a causa della natura assassina di Milady, che dunque viene giustiziata. Per concludere? Beh, persino Richelieu riconosce i servigi di D’Artagnan ed arriva a nominarlo luogotenente dei moschettieri.

Dopo tutto questo una domanda sorge spontanea: come è riuscito Alexandre Dumas a creare ciò? Ebbene la trilogia dedicata alla figura del moschettiere come coraggioso e audace personaggio – “I tre Moschettieri” nel 1844, “Vent’anni dopo” del 1845 e “Il visconte di Bragelonne” – sono frutto di grande immaginazione, certo, ma anche di ricerca. Per la costruzione del personaggio di D’Artagnan, infatti, Dumas ha attinto al “Mèmoires de M. D’Artagnan” dello scrittore Gatien de Courtilz de Sandras. Quest’ultimo, dopo 18 anni passati nella compagnia dei Moschettieri, decise di lasciare l’azione per dedicarsi alla scrittura, soprattutto ai romanzi storici e ai pamphlet e nel 1700 pubblica la sua opera più famosa, che è proprio quella ispiratrice di Dumas, che tratta della vita del conte D’Artagnan. Charles de Batz de Castelmore d’Artagnan, infatti, nasce, è stato Moschettiere dal 1644; grazie alla sua straordinaria carriera militare ottenne dal Cardinale Mazarino il titolo di “Capitano e custode degli uccelli della voliera delle Tuileries”. Dunque, come riflessione finale, possiamo dire che questa è una storia, un romanzo, scritto a “più mani” per omaggiare un uomo e una realtà vissuta secoli or sono, in cui un pennino ed un calamaio affondano nelle radici della storia per creare una leggenda immortale. Buona lettura a tutti.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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