La scrittrice e poetessa Qiu Jin

Solitamente la storia tende a relegare in un angolino remoto le donne che, nella loro vita, hanno lottato per vedere i loro diritti prendere forma e Qiu Jin, purtroppo, non è stata un’eccezione. Qiu Jin è stata una femminista, una scrittrice ed una poetessa. In una delle sue poesie ha quasi profetizzato: “Non ditemi che le donne non possano essere eroi” ed è proprio ciò che, in seguito, è diventata, un’eroina nazionale cinese. Qiu, detta anche “Jianhu Nüxia” cioè “La Cavaliera del lago dello specchio”, nasce l’8 novembre del 1875 nella città di Xiamen, nel Fujian. I suoi genitori le permettono di ricevere la stessa educazione di suo fratello maggiore ed in particolare sua madre l’avvicina al mondo della poesia, che diventerà la sua più grande passione. Di questo periodo Qiu ci lascia molte poesie sulle eroine e sui guerrieri della storia cinese, lasciandosi ispirare dalla loro forza e dal loro coraggio. Allo stesso tempo riesce a dedicarsi ad altre attività tradizionalmente precluse alle donne come le arti marziali e l’equitazione. Tuttavia, anche se cresciuta in un contesto familiare con una mentalità molto più aperta rispetto alle famiglie dell’epoca, anche i suoi genitori, al compimento dei suoi 19 anni, impacchettano per lei il consueto destino di brava e buona moglie. Il marito prescelto fu Wang Tingjun, un ragazzo di buona famiglia. Ma la “Gemma d’autunno” visse un matrimonio estremamente infelice. Di suo marito scriveva: “il comportamento di quella persona è peggiore di quello di un animale, mi tratta come meno di niente” e ancora “quando penso a lui i miei capelli diventano come setole per la rabbia, è assolutamente insopportabile“. La sua poesia, in questo periodo, è chiaramente piena di dubbi: dubbi sulla sua vita, dubbi su stessa ed è piena di solitudine.

Ma la svolta nella vita della giovane Qiu arriva quando, con suo marito, si trasferisce a Pechino nel 1903. Mentre il suo consorte si dedica all’alcol e si intrattiene con le concubine, lei entra a far parte di un circolo di donne che, come lei, sperano in un cambiamento culturale e politico della loro amata Cina. L’aria rivoluzionaria della nuova e grande città la sprona a liberarsi da tutte le imposizioni che la cultura del tempo imponeva alle donne. Qiu toglie, finalmente, dai suoi piedi le dolorose fasce, smette di truccarsi e comincia ad indossare abiti maschili. Il passo successivo è breve: Qiu abbandona suo marito e i suoi due figli e si reca in Giappone, per frequentare una scuola: “l’Università pratica femminile” diretta dalla scrittrice Utako Shimoda. Nel 1905 ritorna in Cina e si unisce ai “Triads” una società segreta che sosteneva il rovesciamento della dinastia Qing e di altre società anti-Qing, sia cinesi che giapponesi. Nel 1906 Qiu fonda il suo giornale “Zhongguo nubao”, il giornale delle donne cinesi in cui venivano pubblicati scritti nazionalisti e femministi. Nel 1907, invece, viene nominata direttrice della scuola Datong nella città di Shaoxing, una scuola destinata agli insegnanti di sport ma che, in realtà, serviva per l’allenamento militare dei rivoluzionari. In una delle sue poesie scrive: “Il mio corpo non mi permette di confondermi con gli uomini, ma il mio cuore è di gran lunga più coraggioso di quello di un uomo“. Ma il piano di Qiu Jin e dei suoi colleghi viene presto scoperto: le autorità circondano l’edificio e catturano Qiu Jin, che non ha mai cercato di fuggire o di abbandonare il suo posto per trovare la salvezza. Nemmeno la tortura riesce a piegare la sua forza di volontà: Qiu non parla, non proferirà parola riguardo le attività rivoluzionarie. Verrà decapitata il 15 luglio del 1907, pubblicamente nel suo villaggio natale all’età di soli 31 anni.

Qiu Jin diventa, così, il simbolo della lotta per l’emancipazione femminile in Cina. Diventa il soggetto di poesie, di drammi e di numerose opere di narrativa. Molti dei suoi scritti, tra cui le sue poesie e le lettere indirizzate alla sua famiglia e ai suoii amici, verranno pubblicate dopo la sua morte. Oggi segna la sua tomba una statua raffigurante la sua immagine a Xi Hù, a Hangzhoum.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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