La scomparsa di James Horner, il compositore di Titanic e non solo

Come se la scomparsa di Christopher Lee non avesse già portato tristezza fra gli appassionati di cinema, è di questa mattina la notizia della scomparsa di James Horner, il compositore di Titanic di James Cameron e delle colonne sonore di molti altri film. Il musicista, 61 anni, è deceduto ieri, lunedì, quando il suo aereo privato, da lui stesso condotto, è precipitato a pochi chilometri da Santa Barbara, California.

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Il nome di Horner non è famoso come quello di altri compositori del cinema statunitense, ma sue sono le soundtracks di film importanti come Alien e Avatar (sempre di James Cameron) e di film meno mainstream come quelli del francese Jean-Jacques Annaud (Il Nemico alle porte, Il nome della rosa). Ma la lista delle sue opere, come per altri artisti inseriti nel circuito di Hollywood, è estremamente vasta: oltre trent’anni di carriera al servizio degli studios hanno forgiato un ottimo compositore, capace di tradurre in musica le suggestioni date dalle immagini con una professionalità propria solo dei grandi come lui, John Williams (autore fidato di Steven Spielberg) o Basil Polidorious (Conan). Come ne Il Nome della Rosa, in cui Horner è riuscito ad accompagnare le visioni gotiche del regista e di Umberto Eco con una partitura evocativa come poche: la lentezza della musica, i toni bassi, la rielaborazione delle arie medievali in chiave horror mettevano in risalto tutta la cupezza del convento sperduto fra le Alpi in cui si svolge la vicenda. E che dire dello stile metallico, quasi assordante, delle musiche per Terminator, in cui freddezza, entusiasmo e senso della tragedia convivevano? Senza parlare della potenza di Titanic, suo primo Oscar, in cui si scontravano la speranza per una vita migliore oltreoceano e la tragica consapevolezza che ciò non si sarebbe mai avverato. Una colonna sonora di un’umanità unica, con pochissime concessioni alla pura retorica.

Da brividi.

Ma è forse in uno dei suoi film meno famosi che chi scrive trova la prova di Horner che più l’ha emozionato: si tratta dei tre minuti iniziali del main theme di Glory – Uomini di Gloria di Edward Zwick, tre minuti in grado di appassionare più del film stesso (non un granché, in realtà). Una prova della meraviglia della musica da film, capace, quando nelle mani di un grande, di andare oltre le immagini.

Addio, mr. Horner. Lo dico veramente rattristato.

Abbiamo perso-troppo presto-un grande artista.

– Fabio Antinucci – 

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