La recensione di “Copperman” di Eros Puglielli

Il cinema italiano contemporaneo sembra sempre più interessato a svincolarsi dal primato della commedia e del dramma, verso territori più fantasiosi e spettacolari. La filmografia di Eros Puglielli si inscrive perfettamente all’interno del cinema di genere, sebbene con Copperman si allontani da scenari lugubri e tanatologici per un film più poetico che tende al fantasy senza mai raggiungerlo, in cui l’apparente trama supereroica diventa un filtro attraverso cui il protagonista dà un senso alla sua realtà.

La vicenda ruota intorno ad Anselmo (un ottimo Luca Argentero), un giovane afflitto da un lieve ritardo mentale, che vive con sua madre Gianna (Galatea Ranzi), la quale ha da sempre giustificato l’assenza del padre del ragazzo, spacciandolo per un famoso supereroe. Grazie a una tuta di rame costruita da Silvano (Tommaso Ragno), il fabbro del paese, Anselmo tenta di combattere il crimine sotto l’identità di Copperman; innamorato di Titti (Antonia Truppo), amica di infanzia, il ragazzo dovrà confrontarsi con il deplorevole padre Ernesto (Gianluca Gobbi), strozzino di paese recentemente uscito di galera, possessivo nei confronti di sua figlia e della nipotina Cleo (Angelica Bellucci).

La rielaborazione del superheroe movie: la de-spettacolarizzazione del supereroico e la spettacolarizzazione dell’ordinario

Il grande merito del film è la capacità della sceneggiatura di costruire uno sguardo più autentico e personale su una realtà totalmente de-spettacolarizzata e ordinaria, in cui la fantasia e l’immaginazione permettono al protagonista di trovare una propria identità. La tenerezza che il racconto costruisce intorno al personaggio di Anselmo è più improntata verso la poeticità dei protagonisti di celebri film come Forrest Gump di Robert Zemeckis o Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet, piuttosto che alla spettacolarizzazione supereroica, il che potrebbe deludere le aspettative di un pubblico desideroso di una nuova avventura “all’italiana”. L’ordinarietà del protagonista, privo di superpoteri e totalmente inadeguato come eroe, si riflette sul contesto routinario del paesino umbro in cui vive (in cui il crimine più efferato può essere una rapina notturna a un supermercato o il furto di una bicicletta), e sul ruolo degli altri personaggi: dal tradizionale tutor dell’eroe (che nel film di Puglielli coincide con il burbero fabbro di paese, più adeguato per dare consigli su come conquistare Titti) a un inedito gruppo di supereroi, composto dagli amici del Centro di Salute Mentale in cui Anselmo lavora, i quali, ritenendosi individui straordinari, si riuniscono per salvare degli animali di una fattoria. Lo stesso vale per Ernesto, l’antagonista finalizzato a impedire il classico happy ending tra l’eroe e la sua amata (ossessionato da Titti, in un legame simbiotico che trascende la tradizionale gelosia paterna, il che conduce a degli interrogativi in merito all’identità del padre di Cleo…), un rozzo villain totalmente distante dal tradizionale supercriminale affamato di potere e notorietà.

Il ruolo di Copperman e di Silvano: “figura dell’assenza” e sublimazione del ruolo paterno

Nel racconto di formazione di Anselmo interessante è il rapporto con la mancanza della figura paterna e, di conseguenza, con un soggetto maschile che, nel processo di crescita del personaggio, è totalmente assente e ricercata in Silvano. Il confronto di Anselmo con il genitore si concretizza attraverso due precise istanze: il ruolo da padre di Silvano e il valore di Copperman, due figure simili nel legame che intraprendono con la mancanza del genitore, ma al contempo distanti per la valenza simbolica che rivestono nello sviluppo identitario di Anselmo. Il fabbro risulta un punto di riferimento costante per Anselmo, soprattutto nell’acquisizione dei consigli su come dichiararsi a Titti; in maniera lapalissiana, Silvano si costituisce come perno d’attrazione sin dall’infanzia in quanto figura che sublima il suo bisogno di una figura maschile con cui confrontarsi e strutturare parte della propria identità, rendendolo un sostituto del padre, di cui fa le veci anche nel suo rapporto con Gianna (l’attrazione che nasce tra la madre di Anselmo e il fabbro). Al contempo, Copperman, inteso non nel binomio Anselmo/eroe bensì come dimensione ideale che il protagonista cerca di materializzare, si delinea come concretizzazione di un vuoto, di una mancanza, ponendolo in contatto con un senso di abbandono falsato dal racconto protettivo della madre. Se Silvano interpreta il sostituto paterno, Copperman materializza la sua assenza, rendendosi un ponte verso il genitore che Anselmo cerca di contattare quasi prendendone il posto; l’Io del protagonista è scisso tra un tentativo di formazione attraverso il contatto con il fabbro e un ideale costrutto perfetto con cui colmare quella mancanza, nell’auspicarsi la fierezza di quel genitore assente (non è un caso che Anselmo continui a interpretare il ruolo di Copperman anche in seguito alle rivelazioni di Gianna sull’abbandono).

Il ruolo del colore: l’insorgenza cromatica e la ridondanza della tinta

Notevole è la cura per l’elemento cromatico, in accordo con la fascinazione di Anselmo per il colore (dal suo amore per il rosso al suo disgusto per il giallo), che la messinscena concretizza attraverso un plasticismo fotografico, che insorge in maniera quasi fiabesca, e una reiterazione di oggetti colorati sia nelle scenografie che negli abiti dei personaggi. Nel primo caso, il colore emerge attraverso una cura fotografica che caratterizza prevalentemente le sequenze notturne e in interni (favorendo tinte rosse e verdi), in cui la casa di Anselmo assume un’atmosfera onirica, in accordo con la dimensione fantastica in cui si rifugia il bambino, coincidente con l’ambiente protettivo in cui è ripreso, al contrario alle sequenze in esterni, in cui l’immagine è illuminata da una luce più realistica, concordando con un ambiente più ordinario. Al contempo, la ricorsività del colore attraverso gli oggetti scenici conferisce una notevole dimensione figurativa all’immagine, in cui il colore demarca simbolicamente e moralmente i personaggi: la casa di Anselmo e i personaggi a cui è affezionato si caratterizzano per oggetti rossi, contrariamente alle pareti gialle della scuola (dove è vittima di bullismo), dello stesso colore dell’auto di Ernesto.

Copperman non si struttura come un superheroe movie, ma come una tenera e poetica parabola sull’essere umano e sull’eterno fanciullino radicato in ognuno di noi, capace di osservare la realtà attraverso il filtro della fantasia e dell’immaginazione, mediante quella meraviglia tipicamente infantile che permette di renderci quotidianamente degli eterni sognatori e, nel nostro piccolo, degli eroi e ci invita ad accettare la vita in tutte le sue sfumature, dalla meraviglia del rosso alla sgradevolezza del giallo.

– Leonardo Magnante –

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