La ragionevole leggerezza dell’essere fan di Patty Pravo

1“Guai a voi, anime prave”. Nicoletta Strambelli è l’unica donna ad avere una citazione dantesca come nome d’arte; come Patty Pravo ha cantato canzoni indimenticabili, dimenticato le parole migliaia di volte e venduto oltre 100 milioni di dischi nel mondo. Bella come Venezia, dove è nata e cresciuta, ne restituisce il fascino: come Venezia è segreta, misteriosa; ipnotica, evanescente. Chi non la ama, ne parla malissimo: è rifatta, è pazza, è strana, è stonata; chi la segue, non può non idolatrarla. Chi vi scrive, le sbava dietro da anni, in giro per l’Italia, con alterne fortune: per lei ho scavalcato recinzioni, fatto a botte con la dignità, sorretto striscioni melensi e piantonato la sua abitazione romana. Bionda come un’apparizione, ha dimostrato che per una cantante la voce è un pretesto: sa usarla in maniera eccezionale, ma può anche non farlo; magari sospira, incespica, striscia, ricomincia, sbaglia. Ogni sua esibizione è un evento. Quando sta su un palco, è sufficiente: c’è, è lei. Al limite, un microfono. Quando canta in playback spesso si scorda e fa altro, in quasi tutto fa come le pare.

2Quando vengono annunciati i nuovi cantanti in gara a Sanremo, di solito c’è da piangere. Metà vengono da Amici, due o tre sono sconosciuti, alcuni sono invecchiati allo Zecchino d’Oro. Un anno c’era in gara Emanuele Filiberto, spesso ritorna Toto Cutugno (a cui aumentano sempre i capelli, con grande stupore di tutti; stupore agghiacciato, ma comunque stupore). Per qualche inconsolabile tredicenne italiana il 2015 è l’anno drammatico in cui Alessio Bernabei si è separato dai Dear Jack: e a Sanremo Carlo Conti porta sia Bernabei, sia i Dear Jack; roba che fa quasi sperare in un’ospitata dei Pooh. E quando arrivi a coltivare speranze sui Pooh, di solito sei alla frutta. Neffa lo saltavi pure quando compravi i Cd del Festivalbar, Enrico Ruggeri sta vivendo la crisi di mezza età più lunga della storia; e poi un sacco di gente senza cognome (Noemi, Annalisa) e dai nomi comunque discutibili (Clementino). Sugli Zero Assoluto ogni commento è vano. In mezzo al solito cast raccogliticcio (e quando dico raccogliticcio, voglio citare Rocco Hunt), Patty Pravo giganteggia come l’unica grande star. Ha dichiarato all’Ansa: “Andare ospite con un medley di vecchi successi è malinconico, sono viva e vegeta”. Così osa e porta un pezzo di Fortunato Zampaglione “Cieli immensi”; potrebbe essere un nuovo capolavoro o l’ennesima catastrofe; in entrambi i casi, da bravi fan privi d’ogni giudizio, saremo euforici. Ha annunciato anche che il pezzo parla di un “amore incasinato”: e andiamo!

3Delle otto partecipazioni di Patty Pravo al Festival di Sanremo almeno due sono memorabili e hanno segnato la storia della musica leggera italiana. Nel 1984 interpreta in maniera ieratica un pezzo malinconico e toccante: “Per una bambola”; ha un vestito giapponeseggiante di Gianni Versace, un’acconciatura studiatissima e fuori dal tempo; Vincenzo Mollica ha scritto “Quando scese le scale, restammo tutti meravigliati. Aveva deciso di tornare… e tornare Patty Pravo”. Ragazzi, io e Vincenzone ancora ce la sogniamo. L’altra apparizione è notissima: nel 1997 Vasco Rossi e Gaetano Curreri scrivono un brano che è un suo ritratto, che lei canta esemplarmente, senza sbavature e senza eccessi, al vertice della sua bellezza: …E dimmi che non vuoi morire. Pure i puntini di sospensione le vengono alla perfezione. Comincia così: “Guarda…” e con una parola sei rapito e nulla ha più senso. A quel punto, torna star, il successo è travolgente (anche se quell’anno hanno vinto, pensate, i Jalisse!); non esiste italiano che non a4bbia cantato “…E dimmi che non vuoi morire” piangendo su una spiaggia.

Il prossimo Sanremo, quello della nona volta, è anche l’occasione per festeggiare cinquant’anni di carriera; cinquant’anni in cui l’abbiamo seguita tra mille trasformismi; in cui abbiamo ascoltato con venerazione tutte le interviste, anche se le chiedono sempre le stesse cose e lei dà sempre le stesse risposte (qualche volta dà risposte diverse, ma nessuno le capisce). Cinquant’anni in cui l’abbiamo inseguita ovunque (si favoleggia che persino Mina continui a chiamarla per duettare e lei non risponda). La speranza è che salga su quel palco da star, che ci ricordi cosa è un’artista, che effetto fa la sorpresa. Che sbagli un sacco di parole e che si riprenda inventando un testo nuovo; che muova le mani come in un disegno, in una danza. Che anche quest’anno possa farci dimenticare che lei è invecchiata, che noi invecchiamo e che la meraviglia dura solo un istante.

– Walter Farnetti – 

Un pensiero su “La ragionevole leggerezza dell’essere fan di Patty Pravo

  1. Patty Pravo è talmente rifatta e “tirata” da essere irriconoscibile, ha gli occhi ridotti a due fessure, non ha più voce, fa certe “stecche” paurose, la sua estensione vocale si è ridotta in maniera drammatica, quando parla scandisce talmente male da risultare spesso incomprensibile, è diventata l’ombra irriconoscibile di quello che era 40 anno fa, è veramente patetica, vive del culto della sua persona. Possibile che non riesca ad accettare l’avanzare dell’età? Non sarebbe meglio che accettasse di avere 70 anni e si ritirasse a vita privata limitando la sua presenza pubblica a qualche pacata intervista?

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