La pittrice Tamara de Lempicka

Se pensiamo all’arte la nostra mente corre ai grandi nomi come: Van Gogh, Picasso, Monet, Michelangelo e… potrei continuare all’infinito! Ma cosa accomuna tutti questi grandi artisti? Esatto, sono tutti uomini! Eppure sono tante le donne che hanno impreziosito il mondo dell’arte con il loro contributo. Tuttavia la maggior parte di esse è stata dimenticata, come se non fosse mai esistita.

Ebbene oggi sono qui per cominciare, con te lettore, un cammino verso la scoperta di alcune donne pittrici a cui spesso non viene data la giusta importanza.

Oggi desidero cominciare questo viaggio con Tamara Rosalia Gurwik-Gorska, meglio conosciuta come Tamara de Lempicka, icona dell’Art Déco. Pittrice polacca, Tamara si presenta come una donna affascinante e misteriosa, simbolo incontrastato dell’emancipazione femminile del Novecento. Tamara nasce il 16 maggio del 1898 a Varsavia, anche se ama dichiarare di essere nata nel 1902 a Mosca per nascondere le origini paterne ebree e perché la nazionalità russa, a detta popolare, riesce a farla apparire più “nobile”. A seguito della prematura scomparsa di suo padre, Tamara vive con sua madre, i suoi due fratelli e sua nonna Clementine. Durante un viaggio in Italia con quest’ultima per visitare le città d’arte, Tamara scopre la propria passione per l’arte e viene soprannominata “Donna d’oro” dal celebre Gabriele D’Annunzio, durante il suo insistente corteggiamento. Corteggiamento che Tamara rifiuterà sempre. Nel 1914, contro tutta la sua famiglia, interrompe gli studi e si trasferisce a San Pietroburgo. Durante una festa conosce il giovane avvocato Tadeusz Lempicki che sposa due anni dopo,  poco prima dello scoppio della Rivoluzione Russa. Nel 1920 dopo essersi trasferiti a Parigi, poco dopo la nascita della loro figlia, Tamara inizia a frequentare l’Académie de la Grande Chaumière, per poi prendere lezioni da Maurice Denis e André Lhote. Nel 1922 partecipa al Salon d’Automne e dopo questa sua prima apparizione continua a esporre a Parigi fino alla seconda metà degli anni Trenta. Nel 1928 Tamara divorzia da suo marito e dopo poco tempo, esattamente nel 1933, contrae matrimonio con il barone Kuffner. Ma è grazie ad una profonda crisi che la donna comincia a dipingere soggetti dal contenuto pietistico e umanitario. Tamara ama ritrarre se stessa, come nel suo dipinto più conosciuto dal titolo “Autoritratto” (1925) in cui appare bella e seducente. Nel dipinto Tamara rappresenta una donna ricca ed annoiata che guida una lussuosa Bugatti verde, in perfetto stile anni Venti. Nell’estate del 1939 i coniugi Kuffner partono per New York e qui Tamara organizza una personale alla galleria di Paul Reinhardt. Nonostante i suoi impegni umanitari, la pittrice allestisce mostre a New York, a Los Angeles e a San Francisco. Nel 1957, dopo un perioso di silenzio, presenta la sue nuove opere a Roma alla Galleria Sagittarius. L’artista realizza in questi anni una serie di composizioni astratte, cui fanno seguito dei dipinti a spatola che non incontrano il consenso della critica. La mostra, allestita nel 1962, alla Galleria Jolas di New York è un fiasco e dopo la morte di suo marito, avvenuta nel novembre di quello stesso anno, la pittrice lascia New York per trasferirsi a Houston con sua figlia, Kizette. Nel 1969 torna a Parigi, riprende a dipingere e nel 1972 ritrova il successo grazie ad una grande mostra organizzata presso la Galerie du Luxembourg. Dopo qualche anno si trasferisce in Messico luogo in cui muore il 18 marzo del 1980 per difficoltà respiratorie.

Tutte le sfumature di Tamara de Lempicka sono racchiuse nei personaggi impressi nelle sue tele, modelle insolite prese dai più eleganti ritrovi di prostitute. Le sue donne, vestite solo con un ombra di rossetto, posano per delle scene erotiche, intime e famigliari, scene che coinvolgono qualsiasi spettatore. Donne tutte differenti ma che rappresentano l’animo della propria autrice, un animo che grida indipendenza, seduzione ed emancipazione. Tamara viene definita “scandalosa” a causa delle coppie saffiche che ritrae nelle proprie tele e per la sua dichiarata bisessualità: sono pubbliche le sue relazioni con la modella Rafaela e la duchessa Marika de La Salle. Amanti che posano nude, spogliate da ogni pregiudizio e virtù, semplicemente libere. Negli ultimi anni l’artista abbandona il pennello e comincia a dipingere usando la spatola, per ritrarre soprattutto icone sacre, una scelta legata al suo profondo momento di depressione. L’artista è ancora oggi apprezzata dalla cantante Madonna, che è la sua più grande collezionista, e da Barbra Streisand.

Concludo con una frase rilasciata dalla stessa pittrice, poche parole che raccontano tutto ciò che è stata la sua vita ed, inevitabilmente, la sua pittura: “Vivo la vita ai margini della società, e le regole della società normale non si applicano a coloro che vivono ai margini“.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

 

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