La pittrice Fede Galizia

Ben trovato, lettore. Questo è il secondo “appuntamento” in cui desidero celebrare le pittrici relegate nell’angolo remoto della storia a favore dei loro colleghi maschi! Dopo Tamara de Lempicka, oggi il nostro viaggio continua con la pittrice Fede Galizia.

Fede Galizia nasce a Milano, probabilmente nel 1578. Conosciuta dagli studiosi come una raffinata pittrice di nature morte, di simboli religiosi e di ritratti, Fede vive durante gli anni del grande Caravaggio, artista da cui inevitabilmente si lascia ispirare. Fede è figlia del pittore miniaturista trentino Nunzio Galizia e, grazie alle giornate passate all’interno della bottega, apprende da lui l’arte dell’incisione e della miniatura. La prima opera conosciuta della giovane è il ritratto inciso di Gherardo Borgogni. Fede Galizia a soli dodici anni viene considerata un’artista completamente formata, tanto da essere citata da Gian Paolo Lomazzo, un pittore e teorico d’arte. Fede non riesce ad arrestare il suo desiderio di migliorarsi e di vivere attraverso le sue opere, così non può fare a meno di immergersi nell’arte della pittura, cominciando a dipingere il ritratto di suo padre, di sua madre e di due nobildonne milanesi, andati purtroppo perduti. La Galizia dipinge anche il “Ritratto di Paolo Morigia” conservato alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Nel dipinto l’uomo appare seduto al suo scrittoio e Fede presta grande attenzione nel riportare fedelmente i tratti fisiognomici del soggetto e nel riprodurre anche i più piccoli dettagli, come ad esempio il riflesso delle finestre sulle lenti degli occhiali che lo storico tiene nella sua mano. Tuttavia il suo dipinto più famoso è senza dubbio “Giuditta con la testa di Oloferne”, un dipinto in cui Fede indugia soprattutto sulla cura delle vesti e dei gioielli e non ad esaltare la drammaticità dell’evento che racconta sulla propria tela. Giuditta, nel dipinto, appare ricca di gioielli e mentre con una mano solleva la testa di Oloferne nell’altra invece impugna un coltello nella cui lama spicca il nome dell’autrice e la data del dipinto: 1596. Nel dipinto Giuditta è rappresentata con le sembianze della propria autrice: la donna brandisce una spada per gridare al mondo la sua abilità nel saper ricreare scene a tema biblico esattamente come i suoi colleghi uomini, forse anche meglio degli un uomini. Dopo questo dipinto alla giovanissima Galizia vengono commissionate la realizzazione alcune pale, come “Noli me tangere” per l’altare di Santa Maria Maddalena.

Ma la nostra “sconosciuta” Fede è nella natura morta che trova la sua effettiva consacrazione. Tra le 63 opere inserite nel suo catalogo generale ben 44 sono nature morte: pere, pesche, ciliegie, noci, un vero e proprio inno alla malinconia. Il primo dipinto noto dell’artista è “Alzata con prugne, pere e una rosa” datato 1602, di cui esiste una variante in una collezione privata di Bassano. Un dipinto puro e sobrio in cui possiamo ammirare una rosa pronta a sfiorire, adagiata accanto alla composizione.

Per concludere Fede Galizia sceglie per la propria vita la strada dell’arte, sceglie di essere una pittrice e non una moglie perché certa che nessun uomo le avrebbe mai permesso di coltivare il proprio lavoro, il proprio dono. Il 21 giugno del 1630 la donna fa redigere le sue ultime volontà. Dopo qualche giorno muore a causa della peste, lasciandoci un’eredità iconografica nel mondo dello Still Life.

Una pittrice lettore che davvero non puoi perderti di conoscere!

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