La pittrice Eva Gonzalès

Ben trovati, amanti dell’arte!

Il nostro viaggio tra i colori e i pennelli delle donne dimenticate dalla storia continua! Oggi facciamo la conoscenza di Eva Gonzalès, una pittrice francese considerata una tra i più sensibili interpreti del movimento impressionista.

Ma cerchiamo di scavare a fondo nell’animo e nella vita della pittrice.

Siete pronti? Bene, si parte!

Eva Gonzalès nasce a Parigi, il 19 aprile del 1849 in una famiglia appartenente all’alta borghesia francese. Madre musicista e padre noto per la sua fiorente attività letteraria, Eva sin dalla tenera età, grazie al suo carattere vivace e ribelle, viene sollecitata a coltivare il proprio amore per l’arte. Nel  1866 i genitori l’assegnano presso l’atelier di Charles Chaplin, stimato artista che dirige un corso di pittura per le ragazze di buona famiglia. Qui la giovane apprende i primi rudimenti della pittura cominciando ad esercitarsi nel disegno, nella prospettiva e in tutte le varie discipline accademiche. La prima prova del suo talento avviene con il dipinto “Le Chignon”, un’opera che risente degli insegnamenti di Chaplin ma che le apre le porte per emergere e maturare come artista. Nel 1868 Eva viene accolta sotto l’ala protettrice di Édouard Manet: la giovane comincia a frequentare lo studio dell’artista sia come allieva che come ammiratrice. D’altro canto anche il pittore rimane immediatamente colpito dallo charme, dalla riservatezza e dal talento di Eva. Fra i due nasce un rapporto di reciproca stima e ammirazione che porta ad un sodalizio artistico di grande produttività. Eva, grazie a Manet, si ritrova in un ambiente immerso nella pittura, un luogo in cui può esprimere liberamente la propria arte con giochi di luci e veloci pennellate. Ama ritrarre e catturare su tela i momenti quotidiani, paesaggi, ritratti, nature morte: momenti fuggevoli che irradiano la bellezza della quotidianità della vita. Eva diventa una delle allieve e modelle predilette di Manet, tanto da riuscire ad oscurare Berthe Morisot, ritenuta la musa e l’allieva più importante dell’artista. La personalità camaleontica della ragazza si rispecchia nei suoi dipinti: la donna cattura sulla  tela un’espressività sobria e rispettosa, delicata. La Gonzalès non cade nella nello sdolcinato ma realizza quasi in punta di piedi le sue opere, ispirando serenità con l’aiuto di colori tenui, pieni di luminosità e con la forza degli scuri colori ad olio che vengono schiariti con l’uso dei pastelli. La Gonzalès nel 1870 riesce finalmente a coronare il suo sogno: Eva espone le proprie opere al Salón de París, attirando l’attenzione di Émile Zola. Nel 1879 sposa l’incisore Henri Guérard, amico di Manet e membro del piccolo gruppo esclusivo definito “La bande á Manet”. Dopo il matrimonio della giovane, il grande maestro torna a prediligere la sua Berthe Morisot ma Eva non si allontana mai davvero, e nemmeno troppo, da lui. La Gonzalès continua a costruire la propria carriera con ostinazione e discrezione, a dispetto delle polemiche esplose contro il movimento impressionista. Eva dipinge senza sosta riscuotendo grandi successi. L’arte di Eva suscita sempre più consensi fino a quando la sua carriera viene bruscamente interrotta il 6 maggio del 1883 a causa di un’embolia presentatasi durante il parto. Eva Gonzalès muore a trentaquattro anni, sei giorni dopo la morte di Manet. Molti, all’epoca, avanzarono la romantica ipotesi che la donna fosse morta per il troppo dolore a causa della perdita dell’artista, mentre intrecciava una ghirlanda di fiori per omaggiarlo. La breve vita della Gonzalès è stata piena di successi malgrado la lotta contro i pregiudizi che ritenevano disdicevole per una donna coltivare la professione di pittrice. Tuttavia grazie  alla sua indole temeraria e inarrestabile, Eva riuscì ad affermare sé stessa e la propria arte in un mondo decisamente maschilista.

Affido la conclusione di questo “viaggio” alle parole del Octave Mirabeau: “Quello che più colpisce del talento di Eva Gonzalès è la sua semplicità, la sua sincerità. La sua arte non concede nessuno spazio ai sentimentalismi femminili, né desidera essere gradevole, o esteticamente piacevole eppure, che fascino squisito vi si avverte!

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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