La Notte degli Oscar 2016

1E, come promesso in precedenza, ecco un articolo interamente dedicato alla Notte degli Oscar 2016, che non si limiti a incollarvi i risultati della serata, già seguita insieme ieri, ma ad analizzarne l’intero svolgimento. Allora, inizio dicendo che per la prima volta da anni i vestiti delle star mi sono piaciuti! Intendiamoci: parlo per puro gusto personale, visto che di moda ne capisco il giusto (anche se uno dei pochi reality che mi piace rimane Project Runway!), ma mi è sembrato che il livello si fosse un po’ alzato, con colori delicati e tagli che si sposavano bene con le forme delle attrici sul tappeto rosso. Certo, per me la più bella lì in mezzo rimarrà sempre Charlize Theron, ingiustamente privata della nomination come Migliore Attrice (anche solo non protagonista) quest’anno, ma sempre splendente e meravigliosa. Dunque, dopo due ore passate a commentare le scelte degli invitati all’evento cinematografico dell’anno, si entra finalmente al Dolby Theatre, dove il palco appare poco elaborato, ma efficace: lineare, senza fronzoli, ma del resto sono i talenti che andranno a calcarlo a fare la differenza.

Un Chris Rock vestito di bianco (non a caso) entra in scena e la primissima frase che lo sentiamo pronunciare è “ho incontrato quattordici, quindici neri per arrivare qui” e già sappiamo che la polemica di questi mesi sugli Oscar so white non verrà presa sottogamba dal conduttore. E sapete che c’è? La sua prima nottata da host, anni fa, non mi aveva affatto convinta, mentre questa, proprio per il tema scelto e l’abilità nel parlarne l’hanno reso adatto al suo compito. Un giusto mix tra ironia e serie critiche per ribadire quanto le etnie diverse vengano escluse da questo evento, sebbene lui, da parte sua, si sia più concentrato sull’assenza quest’anno di candidati di colore. Posso dire la mia? Ho trovato assurdo, considerati tutti quei premi, che ci fossero solo bianchi, ma continuo a pensare che la Academy abbia proprio un razzismo di fondo che va ben oltre il colore della pelle. La Academy è stilisticamente razzista, oltre che schiava del marketing. Andiamo, come ha detto Gianni Canova – critico cinematografico meraviglioso, per chi non lo conosca – “i premi tecnici sono quelli che rivelano davvero la bravura e il merito, gli altri sono un po’ condizionati da altri fattori”. E credo che lo sapessimo tutti. Non per questo, abbiamo smesso di sperarci. Quest’anno Mad Max è stato il Grand Budapest dell’anno scorso: amatissimo tecnicamente, ma impossibile da inserire come film dell’anno, perché non “canonico”. Purtroppo questa rimarrà sempre la grande pecca di queste nottate.

Ma continuiamo a parlare della serata stessa: ieri è stata una Notte storica per molti record. E no, non sto parlando di DiCaprio, che ha conquistato la sua statuetta dietro ovazione degli stessi avversari, perché finalmente libero dalle prese in giro mediatiche, ma di altri risultati: Iñárritu diventa uno dei tre registi nella storia del Cinema a vincere il premio per due anni consecutivi (dopo John Ford e Joseph Mankiewicz); Brie Larson è una delle pochissime attrici a vincere la statuetta alla loro prima nomination (meritatissima, davvero); Jennifer Lawrence è l’unica a 25 anni ad aver ricevuto quattro nominationsEnnio Morricone che con i suoi 87 anni è anche la persona più vecchia ad aver conquistato una nomin
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, oltre ad aver vinto il premio, grande orgoglio italiano e infine Sylvester Stallone che, con la candidatura come miglior attore per Creed, è uno dei pochi attori ad essere stato candidato due volte per lo stesso ruolo, dopo Paul Newman per Eddie lo Svelto nel Colore dei soldi e Lo spaccone e Al Pacino, per Michael Corleone nei primi due capitoli de Il Padrino. Partecipare, diciamo a dei pezzi di storia rende sempre questi eventi più interessanti, non trovate?

Momenti d’oro? Quella coppia meravigliosa (purtroppo solo di amici!) che formano Kate Winslet e Leonardo DiCaprio che, a distanza di anni, si adorano follemente, l’In Memoriam, con le note di Blackbird dei Beatles suonata e cantata splendidamente da Dave Grohl, meraviglioso e un anno di perdite davvero difficili da mandare giù, l’ingresso sul palco di R2D2, C3PO e il nuovo amico BB8 (che hanno fatto alzare il loro piccolo e talentuoso fan Jacob Tremblay!), l’orso che applaude a DiCaprio, il trionfo di Ennio Morricone, che parla al pubblico in italiano, applaudito da un pubblico tutto in piedi, “I’m the danish girl” di Tracy Morgan, che mi ha fatto troppo ridere, e la performance di Lady Gaga, che sa sempre come stregare il suo pubblico e ha una voce che… porca miseria. Che dire, una nottata che è trascorsa velocemente, senza picchi di noia acuti, come l’anno scorso, dei buoni risultati, e delle soddisfazioni tolte. Certo, nessuno per ora si avvicina ad Ellen DeGeneres che, tra pizza e selfie, rimarrà sempre la regina dei conduttori agli Oscar.

– Lidia Marino – 

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