La natura morta nell’arte, come nasce e gli esempi più famosi

Si tratta forse di uno dei primi disegni che realizzi a scuola, ma la natura morta è un elemento pittorico davvero antico e risale all’era ellenistica, sebbene si ritrovi maggiormente nel Medioevo e nel Rinascimento. Come spesso succede, quella frutta accompagnata da fiori e vari oggetti non rappresenta il soggetto in sé quanto il carattere simbolico che c’è dietro. In seguito poi assume anche una documentazione scientifica, caratterizzata da una precisione “didattica”. Ambito prediletto per le esercitazioni dei pionieri della prospettiva, gli artisti rinascimentali scelgono questi elementi per un’esercitazione più precisa della realtà. Ma è nel Seicento che la natura morta si sviluppa in tutta l’Europa, anzitutto in Fiandra ed in Olanda ma anche in Spagna (con i cosiddetti bodegones) e in Francia.

Se dovessimo scegliere un artista come esempio importante di questa raffigurazione pittorica, ci verrebbe in mente senz’altro Caravaggio. Il pittore lombardo, infatti, con il suo La Canestra apre una fase nuova e moderna della pittura, affermando per primo quanto la qualità di un’opera non dipenda dal suo soggetto, quanto dalla “manifattura” del lavoro. Sembrerà banale dire ciò adesso, ma certo per l’epoca non lo era affatto. Molti seguaci di Caravaggio in seguito imitarono l’esempio del maestro e la natura morta, inserita in un quadro con figure oppure isolata, si diffuse ovunque, diventando un genere di pittura molto apprezzato. Tante erano le richieste di questo tipo di dipinti che alcuni artisti si specializzarono diventando famosi esclusivamente per la loro bravura nel ritrarre fiori (Mario de’ Fiori), strumenti musicali (Evaristo Baschenis), animali (Giovan Battista Recco) e perfino tappeti (il Maestro dei tappeti).

Ma spostandoci dall’Italia, abbiamo innumerevoli modi di vedere la natura morta anche in generi pittorici molto diversi, come la Natura morta con tre cagnolini di Paul Gauguin e la famosissima Natura morta con girasoli di Vincent van Gogh, fino ad arrivare alla Natura morta con sedia di paglia di Pablo Picasso. Ma arriviamo anche all’età moderna, dove l’epicentro della storia della natura morta del XX secolo è Giorgio Morandi, l’ultimo dei pittori di genere, partecipe dell’antico come del moderno con le sue numerose e liriche rappresentazioni di “bottiglie”, come Natura morta del 1951, oppure la “metafisica” Natura morta del 1918.

– Lidia Marino – 

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