La musica popolare italiana

1In ogni regione troviamo alcuni canti della tradizione del popolo che, anche a distanza di anni dalla loro invenzione, ci piace cantare in modo corale. Per dire, io sono siciliana di origini, ma abito nel Lazio da diciannove anni, quindi, che mi capiti di ascoltare Vitti ‘na crozza o La società dei magnaccioni, l’animo è subito pronto a cantare a squarciagola. Ma parliamo un po’ più dettagliatamente di questa musica popolare italiana, che unisce e regala un attimo di patriottismo, quell’attimo che ogni tanto ci sembra necessario.

Prima di tutto vediamo di stabilirne le caratteristiche, che rendono la musica popolare – o folk music – riconoscibile in tutto il mondo:
La trasmissione orale: Prima del ventesimo secolo, il popolo, formato da contadini ed operai, era generalmente analfabeta; l’acquisizione delle canzoni era affidata dunque alla loro memoria, senza la mediazione di libri, registrazioni o altri mezzi di trasmissione;
Relazione con la cultura nazionale: La musica folclorica tradizionale è spesso legata ad una particolare cultura, generatasi in una particolare regione o nazione. Per questo molto spesso questo grande attaccamento derivava dalla continua e orgogliosa volontà di marcare una differenza con la cultura dominante del luogo in cui ci si trovava, imparando canzoni e danze dei loro padri e dei loro luoghi di provenienza;
Commemorazione storica e di particolari periodi dell’anno: In specifici giorni dell’anno, come le feste religiose o i matrimoni, alcune particolari canzoni scandiscono il ciclo dell’anno.

Questo cosa comporta? Nessun autore, nessun copyright, nessuna versione fissa, perché sempre influenzata dal tempo. Definire le origini della musica popolare italiana è per questo praticamente impossibile. Ma la musica popolare, come l’epica antica, avrà sempre determinati temi, determinati modi perché possa venire ricordata e narrata (in questo caso cantata). Abbiamo così canti legati al mondo dei bambini, canti amorosi, canti rituali, legati alle varie feste, canti del lavoro. In generale, tutti questi canti hanno la funzione di unire coloro che li eseguono, di farli sentire parte di una collettività.

2Ma, nonostante le numerose affinità, la musica popolare presenta al suo interno anche profonde differenze, determinate dal diverso ambiente e dalle diverse situazioni storiche in cui le varie canzoni popolari sono nate. Per dire, la lingua usata nei canti è un primo, forte elemento di differenziazione: in Italia, per esempio, i canti popolari sono sempre ed esclusivamente in dialetto. Un secondo elemento che varia a seconda del paese o della regione di origine della musica popolare sono gli strumenti usati. E alcune differenze riguardano propriamente aspetti precisi della tradizione: nella folk music dell’Italia meridionale la musica ha legami con la musica araba e orientale, prevale l’esecuzione solistica, l’emissione vocale è acuta e quasi urlata e non ha quasi mai una forma strofica. Nella musica popolare dell’Italia settentrionale, invece, la musica ha legami con il Nord Europa, prevale l’esecuzione corale e la forma strofica.

Una bella domanda che vorrei porvi è: potremmo ora avere una nostra musica popolare? Ovviamente no: i mass media, di loro stessa natura, impedirebbero ad un brano di rimanere solo orale e la stessa differenza e lontananza tra altri popoli sta scomparendo. L’industrializzazione e l’emigrazione dalla campagna alla città hanno inoltre determinato una graduale scomparsa delle tradizioni musicali contadine, che costituivano il grosso del repertorio musicale popolare. Eppure, nonostante quei modi di vivere ci appaiono lontani, c’è sempre una parte di noi pronta a sentirsi parte di una tribù, di un qualcosa, anche solo di un’idea, non trovate? Non per niente, è stata ad essa dedicata anche una celebrazione: il 18 maggio in Italia è proprio la Giornata nazionale della musica popolare. Voi cosa ne pensate?

– Lidia Marino – 

Rispondi