La moda della Bakery

3Dall’Inghilterra e dagli altri paesi anglosassoni non abbiamo solo importato l’abitudine di gustare un buon tè a metà pomeriggio, di influenzare il nostro vestiario o di adottare termini della loro lingua, abbiamo importato anche una nuova tipologia di locali che non sono né bar, né pasticcerie all’italiana, ma un mix tra le due: la Bakery.

Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Il significato del nome è letteralmente “forno”, che per noi è spesso l’appellativo normalmente associato alle semplici panetterie, ma la Bakery ha consentito una più ampia declinazione del termine. In questi tipi di locali, infatti, oltre a ordinare cibi dolci o salati come sandwich, panini, focacce ripiene ecc, si può scegliere fra una centrifuga energizzante e un cappuccino. Insomma non sono solo un luogo dove comprare dolcetti, come accade nelle nostrane pasticcerie, o mangiare un panino alla svelta, come accade nei nostri bar: questi locali offrono di più, offrono un posto dove trascorrere un piacevole pomeriggio rilassante o comunque un buon pasto veloce, ma non artefatto, perché tutti i prodotti che si trovano all’interno delle Bakery italiane sono preparati al momento e con ingredienti di qualità. Insomma si unisce la cultura del cibo italiana ai dolci ed alle pietanze puramente british, cosa che sicuramente aiuta la notorietà di questi locali.

2A garantirne tale fama nel bel paese, però, è principalmente la crescente moda di degustare cheese cake, apple pie, cupcakes, chocolate chips cookies, muffins, brownies, crumble, pancakes e tanto altro, assieme ad una tazza di tè, di tisana, un bicchiere di latte e menta o di un più nostrano caffè o cappuccino; questa tendenza ovviamente nasce non solo da una sempre più crescente attitudine sociale di imitare e fare proprie le mode americane o inglesi, ma anche da ciò che viene mostrato in tv, attraverso serie televisive e programmi di cucina stranieri. Ovviamente le mode che dilagano nella società non passano inosservate a chi di affari se ne intende e nelle maggiori città italiane sono nati questi tipi di ristoranti-pasticceria. La prima ad essere aperta è stata la “California Bakery”, a Milano, presto seguita da “That’s Bakery, “God Save the Food” e “Di Viole Di Liquirizia”: quest’ultima mescola l’arte pasticcera classica italiana ai dolci americani più in voga; il successo delle prime iniziative ha portato l’apertura di altri negozi, come “Made Bakery” e “Bakery House”, a Roma e “Birdy’s Bakery”assieme al negozio “Cake Appeal”, a Napoli. Questi negozi hanno tutti delle caratteristiche in comune: grandi vetrine colorate dalla glassa degli americanissimi cupcakes e dalla doratura delle apple pie, pareti a strisce bianche e verdi, grossi cesti di paglia che scendono dal soffitto e porcellane bianche, creando quello che ormai è lo stile delle Bakery made in Italy. 1

La dilagante nascita di Bakery e negozi affini ha provato ad influenzare anche le piccole realtà paesane di provincia, dove sono nati locali di questo tipo, ma che purtroppo non sempre riescono a guadagnare e a farsi spazio, come nelle grandi realtà della città. Questo però non ha impedito un consistente aumento di corsi di cucina incentrati sulla preparazione e decorazione di pasticcini da tè, o del cake design, così come l’incremento di programmi televisivi, reality o canali youtube che mostrano pratici tutorial, per ricreare nelle nostre cucine i coloratissimi dolci americani ricoperti di pasta di zucchero o crema al burro.

Insomma, si sa, l’italiano adora farsi influenzare dalle cucine estere e di solito diventa anche piuttosto bravo ad imitarle (se non a migliorarle). Ovviamente la tradizione culinaria italiana e la dieta mediterranea resteranno sempre le migliori, a mio parere, ma posso confermare per esperienza che anche le pietanze inglesi o americane servite nelle Bakery sono decisamente da leccarsi i baffi! Se poi vengono associate ai nostri prodotti, a volte acquistati persino a chilometro zero, possono diventare un gran bel modo di passare un pomeriggio o un pranzo diverso, tra chiacchiere, tè fumante, panini e pasticcini colorati.

– Debora Becchetti – 

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