La grande magia… del trailer!

2È veramente bello, in una giornata un po’ così, moggia e stanca, mettersi al PC e pensare di poter decantare le bellezze del cinema, fra i tuoi interessi principali. Elencare film, analizzarli, commentarli, tentare di dargli un contesto! Ah, meraviglia, veramente meraviglia, anche se l’oggetto non sono i film in sé, ma la grande magia… del trailer! Del trailer, sì, il dolce spot da tre-cinque minuti che accompagna l’uscita del film, che te lo fa assaporare, che ti ammicca con insistenza per farti rimanere a bocca asciutta… e poi ti prepara spiritualmente alle due ore di film.

Ecco, questo sarà un articolo amaro, perché per un cinefilo non c’è niente di più subdolo di un trailer, veramente. Parlarne è doloroso.

Cioè, tu vieni a sapere che uscirà un film succoso (metti caso: il nuovo film di Lanterna Verde diretto da Christopher Nolan e scritto da… no, a questo è meglio non pensare!). Se sei un po’ fan o un po’ malizioso ti cominci a fare due calcoli entusiasti (“pensa tu come un regista così attento alla psicologia dei suoi protagonisti affronterà il timore di Lanterna Verde per il giallo! Sai che venature filosof…” NO, FÀ, È UN PENSIERO ATROCE ANCHE SOLO PER UN ARTICOLO IRONICO COME QUESTO), cominci ad assaporarlo.

Poi, un giorno, il trailer esce.

Ti piazzi davanti a Youtube (terrificante spacciatore aggratise di hype per film, videogiochi e fumetti) e clicchi “play”.

Oh, lasciamo perdere Lanterna Verde di Christopher Nolan (che, per fortuna, non vedremo mai) e pensiamo al secondo trailer di Robin Hood di Ridley Scott (2010). Oh, quel trailer è pazzesco. Non fai il tempo a dire “Eh ma è il gladiatore spostato nel medioevo” che ‘sti ‘nfami della Universal te fanno venire l’acquolina in bocca. Cavolo, un cortometraggio concettualmente ineccepibile, quasi un videoclip. I castelli, i costumi  verosimili,  Russell Crowe che fa Robin Hood in stile guerrigliero dei boschi, la colonna sonora evocativa. Tu stai lì e dici “Oh, ammazza come te pija”. Due minuti di trailer e, verso il finale, dopo il dialogo ad effetto di Max von Sydow (“Questo è l’unico re che abbiamo” “Ma non l’unica speranza”… SBAM!!), stacco in nero e giù di colonna sonora fomentante stile medievale. Con tanto di frasi ad effetto di Massimo Dec… EHM, no, Robin Hood.

Oh, arrivi al titolo alla fine del trailer che muori dalla voglia di andare a vedere il film e sei convinto che, se magari non sarà un capolavoro, almeno ti fomenterà quanto Il Gladiatore. E non c’entrano fanboysmi per il genere o Crowe: è proprio 1un trailer fatto benissimo da un punto di vista drammaturgico, un’operazione di marketing eccellente. Altro che hype!

Poi passano tre mesi. E vai a vedere il film. E… allora:

A) Il film è noioso;

B) La trama non si regge in piedi neanche con l’attak.

C) Ma, soprattutto, ti rendi conto che quel motivetto musicale ultra-fomentante che avevi tanto voglia di vedere sullo sfondo della battaglia principale non c’è. E non c’è neanche l’emozione che ti è stata promessa dal trailer (che era un capolavoro, lo ripeto).

I trailer sono i migliori falsi amici di un cinefilo; mai appassionarsi ad un trailer, anche quando ti ammicca e ti lancia bacetti che sanno di epicume (leggi: quando sono impostati da dio, con un montaggio pazzesco). No, davvero: almeno le copertine dei libri sono oneste. Se su un libro trovi “Medjugorje-Un racconto che vi cambierà la vita!” sai già che il libro lo lasci lì, tranquillamente. Il trailer hollywoodiano no.

Il trailer hollywoodiano è subdolo. È come il Cylian Murphy di Red Eye. Se vi chiede l’autostop voi non vi fermate.

Bene, spero di essere stato chiaro. Avrei potuto essere più accademico, spiegandovi che un trailer è tecnicamente importantissimo per il sistema del marketing (tanto che, quando studi sociologia della comunicazione, ti potresti ritrovare a doverlo analizzare durante un esame universitario), ma ho preferito sfogare tutti i miei sentimenti di cinefilo deluso.

Spero di avervi dato una lezione di vita. Serve come il pane.

– Fabio Antinucci – 

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