La figura femminile in North and South di Elizabeth Gaskell

1Avete visto la miniserie televisiva del 2004, con Richard Armitage e Daniela Denby-Ashe? Beh, se siete amanti del clima inglese romantico e di personaggi forti che fanno scontrare il loro orgoglio prima di innamorarsi, dovreste assolutamente. Ma non è unicamente della trama di questo romanzo adattato per il piccolo schermo che voglio parlare, bensì della figura femminile che in essa viene celebrata, da un’autrice che ha regalato al mondo della letteratura diverse opere dalla penna più che da ricordare: Elizabeth Gaskell. Infanzia travagliata dalla morte prima della madre e poi del fratello, ed età adulta fortemente scossa prima da un trasloco nella fredda Manchester e poi dal decesso del figlio in tenera età, il conforto arriva proprio con la scrittura, incoraggiata dal marito, che la porterà ad ottenere risultati personali e molto amati. Amica di Charlotte Brontë e molto ammirata da Charles Dickens, dipinse nei suoi romanzi la fredda e reale vita nelle fabbriche di Manchester, suscitando non poco scandalo, ma tanto clamore da portarla all’attenzione del grande pubblico.

Se già nella produzione precedente della scrittrice troviamo delle figure femminili protagoniste che attirano l’attenzione per un’attitudine ben poco remissiva, in North and South ne abbiamo un quadro completo. Il romanzo tratta del trasferimento di un pastore anglicano con moglie e figlia diciassettenne da un piccolo centro urbano della campagna meridionale inglese in una città settentrionale molto diversa per tradizioni e costumi. Qui Margaret, la giovane protagonista, prende a cuore la situazione degli operai e in particolare stringe amicizia con Bessy Higgins, una ragazza esile e malata e con il padre di lei, Nicholas Higgins, sindacalista impiegato attivamente nel movimento operaio. Questo tipo di rapporto porterà problemi in particolare con John Thornton, padrone del cotonificio dove è impiegata Bessy, un uomo all’apparenza freddo e spietato, ma molto più profondo ad una più attenta conoscenza. Senza rivelarvi altro, potrete immaginare quanti altri problemi si creeranno prima di raggiungere 2un “lieto fine”, che forse non ha odore di realismo, ma che di “contesto studiato e veritiero” ha tutti i contorni. Ebbene, dunque, andiamo ad analizzare la figura femminile, che non si ferma certo all’unica natura “particolare” di Margaret, sebbene già forte e spregiudicata abbastanza da bastare per l’epoca; la protagonista è senz’altro ricca di caratteri autobiografici della scrittrice, sia per il trasferimento in una città più fredda e ostile, sia per per la perdita in mare del fratello, ma anche e soprattutto per la personalità indipendente e una capacità di non sottostare alla propria classe o a dei codici imposti dalla società, che cresce in lei, mostrandoci un vero e proprio Bildungsroman.

Ma non è unicamente questo di lei che fa notare la vera forza della donna in questo romanzo: nel periodo vittoriano il ruolo femminile apparteneva alla sfera domenica, mentre quella maschile a quella lavorativa esterna. La padrona di casa era l’angelo della casa, mentre i problemi della vita al di fuori delle quattro mura appartenevano all’uomo. Bene, tutto questo è rovesciato in North and South, perché è effettivamente e in modo pratico Margaret ad occuparsi di tutto ciò che avviene nella sua vita, ma anche in quella degli altri, tanto da arrivare anche a salvare fisicamente John, oltre a tenere in mano la propria famiglia e la situazione difficile del fratello. Nella scena finale, è lei che ha il controllo della situazione finanziaria e lui che reagisce emotivamente. Pensate all’innovazione di un dettaglio del genere!

– Lidia Marino –

 

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