La Bella e la Bestia: le versioni che hanno dato vita al classico Disney

2“La rosa che gli aveva offerto la fata era davvero una rosa incantata”: chi non ha pensato a questa storica frase, vedendo la magnifica e perfetta rosa nel primo trailer per il nuovo film de La Bella e la Bestia?  Il live-action Beauty and The Beast della Disney con Dan Stevens nel ruolo della Bestia, Emma Watson nel ruolo di Belle, Luke Evans nel ruolo di Gaston, l’accoppiata Ewan McGregor e Ian McKellen nei rispettivi ruoli di Lumière e Tockins ed Emma Thompson nella parte di Mrs Bric (insomma: wow!), uscirà domani, 16 marzo, e si preannuncia un piccolo viaggio fatto di ricordi. Una sorta di “macchina del tempo” che ci ricondurrà negli anni ’90, gli anni della “nostra” fanciullezza, facendoci ritrovare con facilità il nostro piccolo cuore di bambino.

Tutti, inevitabilmente, conosciamo questa favola Disney, tutti ci siamo innamorati di questo classico e tutti o quasi tutti, io compresa, abbiamo consumato la videocassetta a forza di vedere e rivedere questa favola senza tempo. Ma come arriva fino a noi questa favola? Quali sono le sue origini? A cosa dobbiamo la nascita di una storia che ci insegna a non lasciarsi ingannare dalle apparenze? Due sono le versioni che ci aiutano a risolvere questo piccolo mistero: la prima versione è quella di Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, del 1740 e la seconda di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont del 1756. La versione di quest’ultima racconta la storia di un ricco e vedovo mercante che viveva in una città insieme alle sue tre figlie. Due erano presuntuose e vanitose, mentre la più giovane, Bella, era una fanciulla, appunto, più bella, più pura e umile di cuore. Sfortunatamente il mercante perse tutte le sue ricchezze costringendolo a trasferirsi con le ragazze nelle campagne della provincia per alcuni anni. Ma l’uomo un giorno venne a conoscenza che una delle sue navi mercantili era riuscita ad arrivare al porto e così decise di tornare in città, nella speranza che qualcosa di valore si fosse miracolosamente salvato. Prima della partenza chiese alle figlie quali doni volessero al suo ritorno: le maggiori chiesero gioielli e vestiti sfarzosi, mentre Bella chiese per sé solo una rosa. Arrivato in città, il mercante scoprì che il carico della nave era stato venduto per pagare i suoi debiti e, pertanto, non ebbe più nemmeno un soldo per comprare alle figlie ciò che aveva promesso. Durante il viaggio per tornare a casa, l’uomo fu colto da una bufera di neve e decise di cercare riparo in un grande castello nelle vicinanze:1 una dimora ben pulita e arredata, ma stranamente disabitata. Uno dei terrazzi si affacciava su un meraviglioso giardino, in cui poté vedere un bel roseto in fiore, così, ricordandosi della promessa fatta alla sua Bella, decise di esaudire almeno il suo desiderio. Mentre stava per coglierla, fu sorpreso dal padrone del castello, una orrenda ed enorme bestia che gli rimproverò di aver ricambiato la sua generosa ospitalità con un tentativo di furto, sentenziando che per questo meritava la morte. Il mercante tentò di giustificarsi e la bestia decise di risparmiargli la vita solo a patto che al suo posto portasse al castello la giovane a cui era destinata la rosa. La bestia concesse all’uomo anche un baule colmo di ricchezze e il mercante si avviò verso casa per poter salutare le figlie un’ultima volta. Giunto a destinazione, raccontò l’accaduto alle fanciulle e Bella si offrì di andare al castello al posto del padre (per la gioia delle sorelle). Da lì la storia è più o meno simile a quella che conosciamo: la bestia diventa gentile con la ragazza, le regala uno specchio magico per vedere la propria famiglia, e si innamora di lei, inizialmente non ricambiata. Ma quando Bella tornò al villaggio, per concessione della bestia, per andar a trovare il padre gravemente malato, le sorelle, vedendola acconciata come una regina, le rivolsero la loro invidia, chiedendole di rimanere lì, fingendosi affrante all’idea che lei potesse lasciarle ancora. La ragazza acconsentì, ma la lontananza dal castello e il senso di colpa per non essere tornata indietro diventa così forte da farla tornare indietro, trovando però la bestia agonizzante di dolore. Questo la convinse dei propri sentimenti e ciò spezzò l’incantesimo, facendo tornare la bestia alle sue iniziali sembianze di principe. Bella e il principe vissero felici per il resto della loro vita insieme al padre della giovane, mentre le due invidiose sorelle furono trasformate in statue, così che potessero assistere alla felicità altrui, finché non si fossero pentite della loro cattiveria.

La versione originale di Villeneuve invece è molto più estesa di quella riportata sopra. Con 400 pagine 3l’autore fornisce molti dettagli che Beaumont decise, all’epoca, di omettere. Dettagli sulla vita famigliare dei due protagonisti. In questa versione, Bella era la figlia del Re delle Isole Felici e di una fata buona. Ma una strega malvagia invaghitasi del Re delle Isole Felici, imprigionò sua madre, la sposa del Re, per eliminare l’unico ostacolo per arrivare all’oggetto del suo amore. Il Re, temendo per l’incolumità della figlia, cercò di nasconderla facendola passare per una delle figlie di un ricco commerciante. Il Principe, invece, perse il padre in tenera età e non poté godere nemmeno dell’amore materno, poiché la regina era impegnata in una guerra per la difesa del regno e lo lasciò alle cure di una maga. La maga tentò in tutti i modi di sedurre il giovane, una volta adulto, ma questi la rifiutò e così lo trasformò in una orrenda bestia. Gran parte della storia di Villeneuve è incentrata sulle guerre tra streghe e re e propone una visione del castello molto più oscura e magica di quella tradizionale. La scelta Beaumont, di omettere lo sfondo famigliare e magico della storia, non è dettata dal caso. Così facendo l’autore cerca di sottolineare la condizione delle donne che all’epoca erano tenute a sposarsi per convenienza con degli uomini che portavano nel loro petto il cuore e l’anima di una bestia. L’uomo riadattò la storia, quindi, seguendo lo schema di tutte le numerose fiabe che l’avevano preceduto.

Qualsiasi versione di questo racconto arrivi sotto i nostri occhi il messaggio principale che ogni autore vuole regalarci è sempre il medesimo: non bisogna mai lasciarsi ingannarsi dall’esteriorità, dall’apparenza, perché non importa cosa ciò che ci circonda vorrebbe per noi e dove l’invidia vorrebbe condurci, non bisogna “guardare” ma “vedere” ciò che abbiamo davanti perché “la vera bellezza si trova nel cuore”.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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