Kong: Skull Island – L’ennesimo film su King Kong

Il gorilla più famoso della storia è pronto a tornare sui megaschermi per riaffermare la propria supremazia cinematografica , nel caso avessimo rischiato di dimenticarcene!!... Kong: Skull Island è giunto nelle sale italiane il 9 marzo e Roma è tappezzata di locandine a tema: dalla Tiburtina alla Trionfale, ovunque aleggia la corpulenta presenza del Re di tutte le scimmie, degli ominidi e dei mostri (letteralmente) sacri del cinema. Ma perché non provare a fare l’esegesi delle pellicole con la pelosa star hollywoodiana?

King Kong entra nella leggenda nel lontano 1933, anno in cui la prima di una serie apparentemente infinita di pellicole a tema viene prodotta e regalata al pubblico. La colossale e spaventosa creatura regna sovrana nell’immaginaria Isola del Teschio, unica superstite della sua estinta specie di primati. Nella desolata landa in cui l’Ottava Meraviglia del Mondo (come lo si suol definire) trascorre la sua esistenza, giungono disturbatori d’ogni sorta, diversi per quel che concerne  caratteri e ruoli, che loro malgrado finiscono per imbattersi nel mostruoso protagonista. La storia comincia da qui: durante la Grande Depressione americana, un borioso regista sull’orlo del fallimento decide di allontanare il rischio della bancarotta dirigendo un nuovo film, di cui cerca disperatamente l’attrice protagonista. Si inserisce nella trama la bionda Ann Darrow, anch’essa  bisognosa  di denaro, che accetta senza esitare le avances professionali dell’uomo.  Il duo, insieme al resto di una sgangherata troupe, prende il mare e si dirige verso una misteriosa destinazione di cui non c’è traccia nemmeno sulle mappe: the Skull Island.

Appena sbarcati i membri del gruppo si rendono presto conto di non essere soli; sull’isola infatti una tribù indigena si accinge proprio in quegli istanti a celebrare un sanguinoso rituale che servirà ad ingraziarsi Kong, il gorilla che vive nel cuore della foresta. La bella Ann attira subito l’attenzione dei selvaggi che, approfittando del buio notturno, la rapiscono e preparano per essere divorata dalla loro divinità. La scena è diventata un cult ed è infatti onnipresente in reboot,  sequel e parodie d’ogni sorta: l’ossigenata giovane è legata ed impossibilitata a scappare di fronte alla tremenda visione del gigante che, si presume, la divorerà. Una serie di urla strazianti mixate ai vani tentativi di sciogliere i nodi che la imprigionano culminano nel collasso: la ragazza sviene per la paura cagionata dall’inevitabilità del suo destino, ormai certo. Ma  la storia è appena iniziata e ci viene subito servito un repentino cambio di programma da parte del vorace scimmione: non si nutre della giovane vittima, bensì la raccoglie e la custodisce gelosamente. Dall’avventura – horror al genere romantico il passo è così breve? Nella sua dimora  Kong è gentile, si prende cura di Ann e le salva la vita più volte: basta dare un’occhiata ai combattimenti all’ultimo sangue con mostri preistorici e lucertoloni, che ricordano tanto un’altra vecchia e squamosa conoscenza del cinema fantascientifico… Inutile dire che i tentativi di salvataggio messi in atto dalla squadra di spedizione si rivelano fallimentari, lasciando alle spalle un discreto numero di morti e feriti. A questo punto cala il sipario sulla prima parte del film, che ha come ingredienti principali la maestosità della belva, il mistero che avvolge la sua storia, la crudeltà del sacrificio umano come unico modo di scampare alla sue fauci.

Il mostro ha vinto contro l’uomo.

Il “secondo tempo”  regala soprese inaspettate perché l’astuzia del regista squattrinato la dà a bere persino al Re della Giungla! Mentre Jack, primo ufficiale di bordo della nave e follemente innamorato di Ann, riesce ad allontanarla dal suo carceriere e a trarla in salvo, il gorilla viene stordito dal gas e caricato a bordo con destinazione New York City. Da questo momento in poi i ruoli sembrano invertirsi, la vittima di un vero e proprio gioco al massacro sarà il predatore, che viene condotto nella Grande Mela per essere esposto nel mondo occidentale come la nuova stella di Broadway. L’avidità dell’uomo che ha sete di denaro e successo può abbattere una forza della Natura? Ma proprio Madre Natura ha l’ultima parola,  ed infatti sarà l’istinto di sopravvivenza  a portare il colosso sulla cima dell’Empire State Building in una serie di fotogrammi storici oggi custoditi presso il National Film Registry. In vetta alla costruzione (allora) più alta del mondo e colpito a morte dalle pattuglie aeree dell’esercito americano, Kong precipita al suolo ed esala l’ultimo respiro mentre l’aviazione statunitense grida vittoria. Emblematico il pensiero del regista in chiusura “La Bellezza ha sconfitto la Bestia”.

L’uomo vince, Kong soccombe.

Dalla fatidica data d’uscita del 2 marzo 1933  King Kong si è moltiplicato in una serie di rifacimenti che non hanno mai eguagliato la portentosa  performance dell’opera capostipite. Di questo calderone di  fac-simile meritano speciale menzione il King Kong del 1976 e il sequel King Kong 2 di solo un decennio più tardi, il King Kong di Peter Jackson del 2005 e, da ultimo, il neonato Skull Island. Le bionde che si sono alternate sulla rupe in attesa di Kong sono oggi nomi celebri del cinema: prima fra tutte la meravigliosa Jessica Lange, vincitrice di ben due premi Oscar e  Naomi Watts, che ha fatto un notevole salto di qualità da quando era soltanto  l’apprensiva madre del protagonista di The Ring. Un’ ancora sconosciuta Meryl Streep venne invece scartata ai provini, considerata poco attraente dai produttori (ignari che stessero liquidando un futuro talento!). Ma per quale motivo ogni dieci anni  ritorna a galla la voglia di produrre un nuovo film su King Kong? Non sarà forse giunto il momento di mandarlo in pensione, all’alba dei suoi 84 anni di più che dignitosa carriera? L’interrogativo è più che lecito, ma la risposta è altrettanto scontata: il dio denaro continua ad averla vinta, persino sul dio Kong. Finché il bestione dominerà le sale non sarà possibile sbarazzarsi di lui.

– Myriam Guglielmetti –

Rispondi