Josephine Nivison e la sua vita con Edward Hopper

La scorsa settimana ho cercato di rendere omaggio al pittore americano Edward Hopper, l’artista amato da Hitchcock e da Dario Argento (se ve lo siete perso, andate a recuperarlo, mi raccomando!). Curiosando nella sua vita non potevo non accorgermi del suo strano rapporto con sua moglie Josephine Nivison, chiamata, amorevolmente da lui, Jo. La donna era solita sfogare le frustrazioni della vita coniugale sulle pagine del suo diario, annotando le giornate passate accanto a suo marito, spesso in piena crisi di ispirazione.

Prima di scrivere del loro matrimonio mi sembra giusto introdurre, brevemente, la protagonista principale di queste mie poche righe. Josephine nasce a Manhattan nel 1883. Sua madre è uno spirito libero che le permette di fare qualsiasi cosa e suo padre è, invece, un talentuoso e sfortunato musicista. Jo vive  un’infanzia vivace e caotica e intanto studia per diventare maestra. Tuttavia, dopo il diploma, decide di iscriversi alla New York School of Art, determinata a diventare una grande pittrice. La ragazza segue i corsi, viaggia in Europa e comincia a frequentare la comunità artistica del Village. Nel 1914 espone, per la prima volta, i suoi quadri in una mostra collettiva, insieme ad artisti come Man Ray, William Zorach, Stuart Davis e Charles Demuth. Con il passare del tempo la sua popolarità cresce fino a quando, esattamente nel 1922, espone i suoi dipinti alla New Gallery, accanto alle opere di Modigliani, Picasso e Magritte. All’apice del suo successo, nell’estate del 1923, conosce Edward Hopper. Lei ha quaranta anni lui quarantuno e diventano grandi amici, lavorando fianco a fianco ogni giorno. Edward, in quegli anni, è relativamente famoso per le sue illustrazioni che lascia per dedicarsi agli acquerelli, su consiglio di Josephine. L’autunno seguente Jo viene invitata a partecipare alla mostra organizzata dal Brooklyn Museum. Agli organizzatori, la donna, suggerisce di invitare anche Edward: invito che gli frutterà la sua prima vendita dopo dieci anni di buio, una vendita che riesce a farlo sentire, finalmente, un vero artista.

Dopo questo episodio la coppia decide di sposarsi a Gloucester (Massachusetts) nell’estate del 1924. Ma Josephine ed Edward, anche volendo, non potrebbero apparire più diversi: Hopper è alto e magro, ha le labbra carnose e le orecchie grandi ed è un tipo fortemente insicuro; Jo invece è una donna emancipata, intelligente, colta e minuta, ama la folla e la città a differenza di suo marito che preferisce la natura e la solitudine. Josephine crede, con tutta se stessa, nel suo talento di pittrice, ma per far funzionare il suo matrimonio è costretta a rinunciare alle sue amicizie e, cosa più importante, alla sua carriera. Lei stessa ammette, nei diari personali, di aver smarrito la propria identità accanto al suo uomo e di averla sacrificata solo per il successo di lui. La donna, infatti, diventa, con il tempo, la sua musa e la sua principale sostenitrice: una scelta che ella rimpiangerà per tutta la vita. Edward la obbliga a posare per lui, spesso nuda o in mise che lei non apprezza mentre lei si lamenta, tra le sue pagine, della loro scarsa sintonia sessuale. Jo lascia impresso sul suo diario che il suo Edward è un “puro Dostoevskij” e scrive “Edward non vuole mai parlare di niente. Cerco di inventare qualcosa per rendere la nostra vita più allegra, più ricca. Non che io abbia bisogno di uscire per forza, ma mi piace guardare le persone o discutere delle cose, lui invece è come un cencio senza consapevolezza del passare delle ore, dei giorni, delle settimane, della vita“.

La loro vita di coppia è scandita da liti furiose tra le mura della loro casa, per strada, davanti ai passanti, non importa dove: l’importante è che Jo non prenda la sua automobile, per nessun motivo. E intanto lei scrive: “Non c’è stato un momento di pace tutto il giorno. È stato terribile. Ho preso uno schiaffo e se solo ci fossi riuscita gli avrei dato un morso“. Non hanno figli perché “sarebbe stato orribile se ne avessimo avuti” e allora riversa le sue attenzioni sugli animali, in particolare su un gatto di nome Arthur che è costretto a vivere in un studio a parte (quello di Jo) a causa della gelosia di Edward: “Non è facile vivere in due posti e cercare di nutrire due maschi, perché Arthur abita in 9th Street e Eddie in Washington Square. In ogni caso è meglio tenerli lontani“. Un matrimonio tutt’altro che facile che si conclude con la morte del pittore nel 1968, una morte a cui lei sopravvive solo dieci mesi. Dopo venticinque anni di matrimonio Jo scrive in un biglietto indirizzato a suo marito: “Meritiamo la Croix de guerre, una medaglia per esserci distinti nella battaglia“.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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