José Bartoli, il mistero di Frida Kahlo

Qualche mese fa, per le sue 110 candeline, ho cercato di rendere omaggio alla grande Frida Kahlo, in un articolo che raccontava la storia del suo primo amore di adolescente per Alejandro Gómez Arias, suo compagno di studi alla National Prep School di Città del Messico. Scelsi di “raccontare” la sua storia con Alejandro perché, quando si parla della vita sentimentale della grande pittrice messicana, si tende spesso a ricordare solo il suo travagliato e passionale rapporto con il celebre pittore Diego Rivera. Oggi sulla loro vita matrimoniale conosciamo ogni più torbido segreto. La storia tra i due artisti fu, senza dubbio, una delle più intense e tormentate pagine scritte per l’arte di tutto il Novecento; non a caso tra le sue pagine Frida scriveva sul suo Diego: “Tu piovi su di me e come terra ti ricevo“. Sappiamo con certezza che Rivera non ha mai reso facile la vita matrimoniale alla sua compagna, una vita già segnata da un incidente avvenuto all’età di 17 anni (incidente che ho già spiegato nel mio precedente articolo). La donna soleva dire al suo amato: “Più mi tradisci più ti amo“, una frase che racchiude perfettamente il senso del loro rapporto: i due, infatti, divorziarono nel 1939, dieci anni dopo il loro matrimonio e decisero di risposarsi un anno dopo, nel 1940. Anche Frida, però, non fu da meno all’infedeltà del suo caro sposo. La donna visse numerose relazioni extraconiugali, sia con uomini che con donne. Frida dispensava alle sue conquiste il suo bisogno di amare e di essere amata e, allo stesso tempo, provava un sottile piacere nel ribellarsi ai ruoli prestabiliti dalle convinzioni sociali. Diego non fu mai geloso delle donne che Frida amava, considerava le donne creature bellissime, fragili e delicate, troppo intelligenti, lo considerava semplicemente un gioco, visto il carattere indomabile della sua sposa. Tuttavia quando l’oggetto del desiderio di Frida diventava un uomo Rivera ne era estremamente geloso. Non riusciva a sopportare nemmeno che lo sguardo di un uomo si posasse sulla sua Frida.

Ma la gelosia non ha mai fermato la Kahlo dalla sua voglia di prendersi ciò che più desiderava, ed è per questo che oggi voglio parlarvi di altro grande amore della donna, un amore conosciuto a New York durante l’agosto del 1946, un amore chiamato: José Bartoli. José Bartoli era un illustratore catalano, bello e forte, che aveva prestato servizio per la Repubblica durante la Guerra Civile spagnola. L’uomo, fuggito da un campo di concentramento nazista, si rifugiò in America, proprio a New York. José fu ricoverato nello stesso ospedale dove si trovava anche Frida, per portare a termine l’ennesimo intervento alla spina dorsale. Il giovane José le fu presentato in ospedale dalla sorella Cristina e quando Frida tornò in Messico cominciò  scrivergli, dando vita ad una lunga e fitta corrispondenza. Tra il 1946 e il 1949 la pittrice messicana scrisse all’amante 25 lettere d’amore, più di 100 pagine piene di poesia e passione, corredate da schizzi e disegni: “Sento di averti amato sempre, prima che tu nascessi, prima che tu fossi concepito. Vorrei darti i colori più belli e, per vederti dal basso, vorrei essere l’ombra delle tue scarpe che si allunga sul terreno sul quale cammini“. Questo è solo uno stralcio delle appassionate lettere della Kahlo al suo innamorato; lettere in cui preferiva firmarsi Mara, probabilmente diminutivo di “maravillosa” (meravigliosa) come Bartoli soleva scriverle nelle bozze delle sue lettere.

Probabilmente Diego è sempre stato all’oscuro di questa corrispondenza, del loro amore clandestino, infatti, l’artista scriveva: “Non so come faremo a risolvere le cose” e continuava a scrivere: “Sarò la tua casa, la tua madre, il tuo amore, il calore del tuo sangue, la consolazione dei tuoi timori, il tuo rifugio dal dolore e dalla tristezza, la madre dei tuoi figli che nasceranno e non nasceranno“. Un sogno, quello dei figli, che la giovane pittrice non poteva coronare grazie alla lama del corrimano da cui fu trafitta durante l’incidente che la rese immobile per parecchio tempo e che la rese completamente sterile per tutta la vita. Ma questo non riusciva a renderla infelice, il suo amore, i suoi sentimenti erano per Frida la sua linfa vitale, il suo elisir di eterna giovinezza: “Le mie lettere non sono né intelligenti né stupide: ricevile come se una ragazzina per strada ti desse un fiore, senza un perché“. La corrispondenza tra i due amanti si interruppe nel 1949, senza un dichiarato motivo. Frida morì nel 1954, a 47 anni, Rivera la raggiunse tre anni più tardi. Bartoli, che evidentemente non aveva mai dimenticato tutte le parole d’amore che l’artista messicana aveva scritto per lui, conservò le sue lettere fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1995 all’età di 85 anni. Tutte le lettere e i piccoli oggetti che i due si scambiarono nel corso degli anni furono ritrovati dai suoi parenti in una cesta, ovviamente dopo la sua morte. Quelle 25 lettere furono vendute all’asta per 137mila dollari ad un artista e collezionista americano, grande estimatore della pittrice Frida Kahlo.

Desidero chiudere questa pagina proprio con le parole di una delle sue lettere, piccole parole che racchiudono tutto il romanticismo di questa donna che, anche in preda a un grande dolore fisico, ha saputo reagire e prendere tutto ciò che desiderava dalla vita: “La mia notte non porta consiglio. La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti“.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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