Jon Snow, eroe vogleriano, novello Azor Ahai

Come già riassunto nello scorso articolo, Jon Snow è il personaggio martiniano che più incarna l’archetipo dell’eroe descritto da Vogler e Campbell: origini misteriose, assenza di genitori, rapporto conflittuale con alcuni familiari (Catelyn Stark, che non lo ha mai considerato un figlio), fin dal primo episodio vengono poste le basi del suo viaggio. Jon Snow, eroe vogleriano, novello Azor Ahai, è Aegon Targaryen, ultimo figlio vivente del principe Rhaegar e dunque erede al Trono di Spade. Le tappe per raggiungere tali informazioni e divenire il sovrano di cui Westeros ha bisogno sono molteplici.

Il Mondo ordinario di Jon è Grande Inverno, il castello in cui cresce pensando di essere il figlio naturale di Lord Stark; la Chiamata all’avventura, ciò che lo spinge a lasciare la confortevole casa è rappresentato dall’arrivo del Messaggero zio Benjen, ranger dei Guardiani della Notte, e dalla decisione di Catelyn di non volere più con sé il figlio di un’altra donna. Il Rifiuto della Chiamata, la vocazione da confratello, non avviene subito dopo la sua partenza, bensì più volte durante il corso della prima stagione: la scoperta che il nome dei Guardiani della Notte ha perso valore nel tempo, la sua assegnazione agli attendenti invece che ai ranger e, infine, la cattura di suo padre Ned hanno provato la sua forza di volontà, ma alla fine la ragione ha vinto e Jon ha potuto continuare il suo viaggio.

Tra l’Ordinario e lo Straordinario si pone l’Incontro con il Mentore, per Jon rappresentato da più personaggi, ma primo fra tutti il Lord Comandante Mormont. Al suo seguito, l’attendente Jon supera l’imponente Barriera e dunque il Varco della prima soglia, non soltanto figurativa: attraversando il confine tra civiltà e ignoto, il giovane può entrare a contatto con il Popolo Libero, scoprire la loro cultura e le loro leggende, lasciando dietro di sé l’arroganza che in parte lo aveva contraddistinto all’inizio del suo viaggio. Dopo l’ingresso nel Mondo Straordinario, Jon si trova di fronte a una lunga serie di Prove, alleati e nemici, fino all’Avvicinamento alla caverna più profonda: ciò che aveva sempre creduto dei bruti era sbagliato, il ritorno degli Estranei è reale, la differenza tra lord e popolino non ha alcuna importanza adesso; il modo migliore per agire è stabilire una tregua con il Popolo Libero per combattere il vero nemico.

La Prova centrale della serie televisiva è diversa da quella del libro: Jon si reca ad Aspra Dimora e affronta a duello un Estraneo (l’incontro dell’eroe con l’Ombra, l’antagonista), riuscendo perfino a sconfiggerlo, ma al suo ritorno viene ucciso in un’imboscata da alcuni confratelli. Ha sbagliato la scelta degli alleati, ha fatto un passo falso durante la serie di prove e deve pagarne le conseguenze. Ma qualcuno decide che il suo viaggio non è ancora concluso. La Ricompensa è data dalla sua resurrezione e dallo scioglimento, con la morte, dai vincoli dei Guardiani della Notte. Jon può, anche se non lo sa, divenire finalmente re perché non è più legato ad alcun giuramento. La Via del ritorno non è soltanto metaforica, perché Jon si reca a Grande Inverno, riconquista il castello e ritrova parte della sua famiglia. Le tappe che gli restano sono rappresentate dalla Resurrezione (ancora una volta effettiva?) e dal Ritorno con l’elisir, che può essere un oggetto o una nuova consapevolezza, forse la scoperta delle proprie origini.

Il “viaggio dell’eroe” di Jon lo rendono l’effettivo protagonista de Il Trono di Spade e questo porta lo spettatore a credere che sia lui la reincarnazione di Azor Ahai, il più grande eroe mai esistito, la cui leggenda arriva fino ad Asshai delle Ombre. “Quando la rossa stella sanguinerà e le tenebre s’addenseranno, Azor Ahai rinascerà tra il fumo e il sale per risvegliare i draghi dalla pietra”: queste sono le parole di Melisandre. La stella rossa non è la cometa che ha accompagnato la rinascita di Daenerys, bensì Alba, la spada di Arthur Dayne (il cui castello si chiama Stelle al tramonto) che venne posata sul letto di Lyanna poco dopo la nascita di Jon: la camera si sofferma sulla lama sporca di sangue, dà allo spettatore il tempo di notarla. Il fumo (che nei libri è rappresentato dalla ferita mortale di Jon, che “fumava”) si forma con il soffio di drago, che oltre la Barriera usa le fiamme per uccidere i non-morti, e il sale sono le lacrime della morte di Viserion, la caduta di un potente alleato; meno poetico rispetto ai romanzi, dove è la morte di Jon a rappresentare questa parte della profezia. I draghi nati dalla pietra non sono le tre uova di Daenerys, ma possono essere sia altre uova nascoste a Roccia del Drago o perfino a Grande Inverno (dove il principe Jacaerys si era recato durante la Danza dei Draghi), che il lignaggio e il cognome dei Targaryen che, con Jon/Aegon, può continuare.

Tuttavia, basta compiere un viaggio per divenire Azor Ahai? Jon non è il solo ad attraversare quelle tappe, lo fanno tra gli altri anche Arya, Jaime, Sam e soprattutto Daenerys, che secondo gli indizi seminati nella serie televisiva e nei libri ha le stesse possibilità di Jon: è rinata sotto la cometa rossa, tra il fumo della pira e il sangue delle lacrime per Drogon, e con il sacrificio ha risvegliato effettivamente i draghi dalla pietra. Perché, però, dovrebbe essere Jon il nuovo Azor Ahai?

Perché Azor Ahai è un suo antenato.

La domanda giusta non è mai stata “Chi è la reincarnazione di Azor Ahai?”, bensì “Chi è stato Azor Ahai?”. In un video, La Madre dei Draghi esamina minuziosamente le informazioni sugli Estranei e la Lunga Notte e, alla fine, ipotizza che l’Ultimo Eroe non sia altro che Azor Ahai, e che questo non possa che essere Brandon il Costruttore. Perché Brandon avrebbe eretto la Barriera? Per tenere lontani gli Estranei ormai sconfitti. Brandon potrebbe essere un principe (come colui “che fu promesso”), poiché in quei tempi gli Stark erano re, ed è il solo nome a comparire negli annali della Lunga Notte. Per altre informazioni, vi rimando al video citato; ora è importante sapere soltanto che la strega dei boschi amica di Jenny di Vecchie Pietre (moglie di Duncan Targaryen, che perì con lui durante la nascita di Rhaegar) aveva profetizzato che il Principe che fu promesso sarebbe nato dalla linea di sangue di Aerys e Rhaella, costretti così a sposarsi. Sia Jon che Daenerys discendono da loro (il primo come nipote, la seconda come figlia), ma Jon/Aegon potrebbe avere una parentela anche con il primo Azor Ahai. Che Rhaegar lo sapesse, e abbia scelto per questo di sposare Lyanna?

Jon possiede, infine, diverse caratteristiche che lo rendono una commistione di Artù (nascita profetizzata da Merlino), Lancillotto (presa di Dolorous Gard ribattezzata Joyous Gard, a cui si richiama Torre della Gioia) e Galahad (riceve una spada mistica da giovane e si lega a un’organizzazione che implica il celibato). Jon è l’eroe rappresentato da tre versioni di se stesso, ma forse più di tutti è Lancillotto, un orfano che si crede di umili origini fino a scoprire la verità. E, se così fosse, Galahad, la versione più pura dell’eroe bretone, potrebbe essere il figlio di Jon e Daenerys, il vero Azor Ahai: Melisandre voleva che i due si incontrassero, forse non soltanto perché essi si unissero contro gli Estranei; il suo scopo, invece, potrebbe essere proprio il legame finale tra Ghiaccio e Fuoco.

– Sara Carucci –

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