Jaime Lannister è Portatrice di Luce

Sterminatore di Re. U omo senza onore; anzi, citando i suoi pensieri, “per lui Onore era solo un cavallo.” Spergiuro, traditore, omicida di bambini, amante incestuoso: sono molti gli appellativi che gli vengono dati e nessuno di essi è lusinghiero; nonostante ciò, Jaime Lannister è destinato a diventare uno dei più grandi eroi di Westeros. Non solo: gli avvenimenti della sua ancor breve vita lo stanno portando dritto verso un grande destino, un Fato che interessa ciascuno dei Sette Regni, conducendolo a lottare insieme a Jon Snow contro il Re della Notte. Al suo fianco, come è scritto che deve essere. Perché, se gli indizi e le stesse parole di Rhaegar Targaryen nei libri conducono a vedere Jon come Azor Ahai, o il Principe che fu promesso, al più disonorevole cavaliere di Westeros tocca un altro ruolo: Jaime Lannister è Portatrice di Luce.

Azor Ahai rinascerà tra il sale e il fumo, una profezia che potrebbe riguardare molti personaggi: non solo Jon, ma anche Daenerys, Davos, perfino Theon. L’errore commesso da molti è accomunare al suo ritorno le varie fasi della creazione della sua spada, appunto Portatrice di Luce. Non fu Azor Ahai a essere temprato nell’acqua, contro un leone e infine nel cuore dell’amata Nissa Nissa, bensì la spada. E Tyrion ha sempre dato l’indizio per comprendere la verità: “Io sono la mente e mio fratello la spada.” Non si trattava di una metafora.

Jaime non ha bisogno della presenza di Azor Ahai (o Jon) per essere temprato, ma giungerà da lui, pronto a combattere la seconda Lunga Notte, quando la sua lama (o il suo animo) sarà pronto. Jaime ha oltrepassato la soglia del “viaggio dell’eroe” quando si è spezzato per la prima volta: nella vasca di Harrenhal, accanto a Brienne (non a caso la figura del Mentore), dopo la perdita della mano e obnubilato dal calore e dalla debolezza ha confessato il segreto più grande, ciò a cui nessuno avrebbe mai creduto. Il motivo per cui Jaime ha ucciso il proprio re è stato un atto di pietà nei confronti del popolo di Approdo del Re. Li ha salvati. Jaime confessa e crolla, sviene, e tra le braccia di Brienne inizia la sua redenzione, il suo riconoscimento: “Jaime… Il mio nome è Jaime…”

Dopo l’acqua è il turno del leone, un animale che Martin non ha scelto casualmente quando scrisse per la prima volta della creazione di Portatrice di Luce. Il leone è il simbolo dei Lannister e colui che più incarna questo ruolo è sicuramente Tywin Lannister. La sua morte è stata provocata da Tyrion, ma a garantire la fuga del Folletto fu Jaime; Cersei stessa lo accusa più di una volta di avere portato all’inizio della caduta dei Lannister, dei leoni, con tale gesto. E Jaime crolla una seconda volta, cambia di nuovo e non può fare altrimenti, perché i nemici sono ovunque e sua sorella cammina sul filo della follia.

Nella sesta stagione vengono ricordati i momenti in cui Jaime fu temprato, i più importanti del suo viaggio: ancora una volta lo Sterminatore di Re affronta l’acqua (il sale durante una battaglia tra fuoco e fumo, come nella profezia di Azor Ahai), salvato da Bronn dopo avere tentato invano di uccidere Daenerys e porre fino alla guerra in una volta sola; l’ultima immagine del cavaliere lo ritrae mentre affonda nell’acqua e la puntata seguente inizia con il suo riaffiorare in superficie. L’incontro/scontro con il leone avviene invece al termine della stagione, quando affronta Cersei e decide di voltarle le spalle e combattere la sola battaglia che al momento valga la pena di affrontare: quella fra i vivi e i morti. Cersei minaccia di farlo uccidere dalla Montagna, Jaime la sfida. E ancora una volta viene temprato, ancora una volta affronta l’acqua e il leone.

Giungerà il momento in cui la profezia del valonqar si compirà e Jaime ucciderà la sua Nissa Nissa e si temprerà per l’ultima, definitiva volta, prima di combattere contro il Re della Notte. Come lo ucciderà? Con la sua mano dorata.

Il valiriano è una lingua che può essere facilmente fraintesa; come spiega Missandei, il genere dei sostantivi è indecifrabile senza un contesto, e quindi il Principe che fu promesso (che per Melisandre equivale ad Azor Ahai) potrebbe essere una principessa. Quel che è sicuro, però, è che coloro che hanno ideato il linguaggio valiriano per la serie non si sono prodigati affinché ogni termine inglese corrispondesse a una parola creata da loro; hanno invece tradotto solo alcuni termini e, in un linguaggio che parte dagli elementi (acqua, fuoco, aria, terra, sole e luna), è particolare che abbiano voluto inserire anche parole che con gli elementi non hanno nulla a che fare. È il caso di “aeksion ondos”. Nell’antico valiriano, “Signore” e “Luce” vengono pronunciati come “aeksio onos”. “Aeksion” e “ondos”, invece, significato “oro” e “mano”. È qui che l’ipotesi che Jaime possa avere una connessione con il mito di Azor Ahai si sviluppa in teoria: l’incontro con l’acqua e i leoni possono riguardare più personaggi, come il tema della nascita tra sale e fumo, ma la singolarità della scelta di tradurre due termini poco utili per il linguaggio valiriano, e così simili a quelli tanto cari a Melisandre, compie la sua magia.

Non basta: quando Meera chiede a suo fratello come finirà (la guerra contro gli Estranei, forse l’intera saga), Jojen alza la mano destra e la immagina in fiamme. Perché la mano dorata di Jaime andrà effettivamente in fiamme, brucerà a contatto con il Re della Notte. Si tratta del materiale con cui è stata creata? In fondo ci ha pensato Qyburn, colui che ha reso la Montagna un novello mostro di Frankenstein: non è da escludere che ci sia altro materiale all’interno della protesi, non soltanto l’oro. E la neve che si posa sul suo arto artificiale, al termine della sesta stagione, si scioglie immediatamente. Un dato di poco conto (cos’altro avrebbe potuto fare?), privo di simbolismi se lo scopo degli autori era soltanto mostrate l’arrivo dell’inverno anche a sud, ma che insieme ai dati citati costringe a riflettere sul destino del cavaliere.

La mano di Jaime, dunque, non reggerà la spada che ucciderà il Re della Notte (Lamento di Vedova, una delle poche spade in acciaio di Valyria in circolazione), ma sarà essa stessa Portatrice di Luce, e quindi di morte per l’Oscurità. Un cerchio che si chiude, se si vuole per un attimo prendere per vera l’ipotesi che il Re della Notte sia in realtà Bran Stark (le visioni, il metamorfismo…): Jaime, tentando di uccidere Bran, ha innescato qualcosa nella sua mente che lo ho spinto a diventare il Corvo con tre occhi e poi il più grande nemico dell’umanità, e ora ha bisogno di redimersi. Accanto a Jon Snow. Perché? Perché Jon non è soltanto, probabilmente, l’eroe dell’intera saga, Azor Ahai, il Principe che fu promesso, ma è anche colui che, incontrando Jaime per la prima volta, lo vede come quello che un giorno sarà: un vero cavaliere. I loro destini sono legati, quello dell’eroe in formazione e quello dell’antagonista che cattivo non è mai stato, e che ha sempre agito per un motivo che lui riteneva giusto. Non per il potere, ma per l’amore.

 – Sara Carucci –

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