Iosonouncane tra psichedelia e fanta-cantautorato.

Che cosa si intende quando si parla di cantautorato? Secondo l’enciclopedia Treccani il termine vuole far riferimento alla figura del cantante di musica leggera che interpreta brani scritti o musicati da lui stesso. Ma le canzoni di Iosonouncane sono “canzoni”? Una canzone, per il dizionario Garzanti, è una “breve composizione vocale accompagnata da una melodia”. Le composizioni di “Die”, secondo lavoro di Jacopo Incani, a cinque anni da “La macarena su Roma”, durano più di dieci minuti , le voci sembrano essere sempre in secondo piano, le melodie non sono mai le stesse, dilatandosi fino quasi a spezzarsi: “Ed è bellissimo perdersi in quest’incantesimo”.

Iosonouncane prende tutto, shakera e serve. E anche quando Stormi, secondo brando dell’album, sembra corteggiare la forma della canzone tradizionale – un’introduzione di un coro di voci che sembra il Battisti di metà carriera, la chitarra che fa gli accordi, un finale epico – ritorna in un lampo ad essere un vero cocktail di suoni, non c’è un vero ritornello, la melodia si muove intorno e sale di tonalità, fino ad arrivare a quella voce acuta, quasi stridula, segno distintivo di Iosonouncane, che interpreta, spinge; non è certo un canto naturale per quanto di natura canti, di rive, scogli, sole, sale, pietre, uccelli, paesaggi. “Die” racconta la storia di un uomo e una donna. L’uomo si trova in mezzo al mare e ha paura di morire. La donna guarda dalla terraferma gli ultimi scoppi di burrasca al largo, con il timore di non rivedere mai più l’uomo. L’album non è altro che la descrizione dei loro pensieri. È strutturato in sei parti, con due brani corali (Tanca e Mandria) ad aprire e chiudere il disco, e quattro brani centrali (Stormi, Buio, Carne e Paesaggio) sviluppati dalla prospettiva di lui e di lei. “Die” è un disco teso, in cui si respira un’atmosfera di tragedia incombente. Mescola molti generi, dall’elettronica alla musica etnica, dal prog rock al folk, senza perdere mai la sua coerenza, la sua voglia di racconto esistenziale.

Già con “La Macarena su Roma”, uscito nel 2010, Iosonouncane si è dimostrato un autore di grande talento. Con il suo nuovo disco Jacopo Incani, nato a Buggerru nel 1983, riesce a fare un passo avanti inaspettato. È presto per dirlo, ma forse tra qualche anno “Die” sarà considerato un classico della musica italiana. Il lavoro di questo nuovo disco è stato per Jacopo Incani un lavoro lungo e non lineare, nato da un insieme di bozze, frammenti melodici che il cantautore ha collezionato quando è tornato in Sardegna, sua terra d’origine, dopo la fine del tour della “Macarena su Roma”. Nei mesi successivi, quando nel febbraio 2012 è tornato in tour, ha iniziato a pensare all’architettura del disco e ha deciso che tutti i brani dovevano essere in qualche modo legati.

Ha scritto “Carne” e da lì è cominciata la seconda parte dell’album. Alla fine del secondo tour tornando in Sardegna per un anno ha finito di scrivere i pezzi. In quel periodo sono nate “Paesaggio” e “Mandria”, i due brani di chiusura. A questo punto il materiale si è rivelato eccessivo. Così all’inizio del 2014 è entrato in gioco Bruno Germano, che ha prodotto il disco insieme a al fanta-cantautore. Alla fine è stato scartato un sacco di materiale. Il disco sembra prendere spunto dalla cronaca ma allo stesso tempo cerca di non esserne schiavo. Nel disco precedente aveva parlato esplicitamente di naufragi attraverso brani come “Summer on a spiaggia affollata”, mentre “Die” sembra essere più concentrato su una dimensione esistenziale, empatica, per usare un termine un po’ retorico, direi fraterna. “Die” non è un naufragio è semplicemente il racconto della paura della morte: è una riflessione sul linguaggio musicale e lirico, sul legame tra l’uomo e gli altri esseri viventi. È stato fatto con una cura e un dispendio di tempo assolutamente fuori moda per l’Italia di oggi. È una rivendicazione culturale e quindi un atto politico. Qualcuno magari si aspetta una canzone sull’Italia di oggi. Ma l’Italia di oggi non è niente, è una cosa in divenire. Il lessico politico ha invaso tutti gli ambiti e siamo finiti a confondere la politica con la cronaca, l’attualità con l’impegno, l’attualità con il sociale. “La Macarena su Roma” non è più politico della Buona novella di di Andrè, né del Vangelo secondo Matteo, né di Moby Dick. Un’opera assume un significato politico a posteriori. Per farla breve, bisogna distinguere tra dischi d’attualità e dischi politici. “Die” è un gesto politico molto più forte della “Macarena su Roma”. Per l’Italia, che è un paese conservatore, il cantautore è colui che dice la verità, è un’immagine consolatoria e reazionaria, con cui a quanto pare Iosonouncane non vuole avere niente a che fare.

– Alessandra Lucchetti –

Rispondi