Io c’è, una commedia insolita

Dal 29 marzo 2018 è possibile vedere in tutti i cinema d’Italia la nuova e insolita commedia Io c’è , lungometraggio che vede impegnati sulla scena Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Giulia Michelini ed Edoardo Leo, quest’ultimo ha partecipato alle riprese non solo come attore ma ancor prima come sceneggiatore.

La definisco una commedia insolita perché, come spesso accade nei film di Edoardo Leo, le risate sono propedeutiche ad una riflessione ben più specifica. Il genere della commedia ha come fine ultimo il divertire lo spettatore ma in questo caso non è così, si mira soprattutto a veicolare l’attenzione su quella che è la società moderna, in particolare sul tema religioso.

Nella prima parte del film troviamo Edoardo Leo, che interpreta uno scanzonato uomo medio, alle prese con un B&B che gli dà più spese che introiti e per eludere le tasse in maniera più che lecita pensa bene di istituire una nuova religione, con base nel suo residence, in modo da poter usufruire di tutti gli sgravi fiscali del caso. In questa strampalata impresa avrà al suo fianco la sorella commercialista, interpretata da Margherita Buy, e un non-troppo- amico scrittore, ovvero Giuseppe Battiston. L’improbabile trio seguendo un ben preciso e arzigogolato iter giuridico darà vita allo Ionismo, al suon di “tu sei il tuo Dio”: una religione eccentrica ma che fin da subito raccoglierà grandi consensi dando filo da torcere alle dirimpettaie Suore Cattoliche. Una sfida all’ultimo colpo insomma, in un excursus tra riti e tradizioni differenti.

La prima cosa che colpisce del film è lo studio dei dettagli: per poter far ridere su un tema così dibattuto come quello religioso è opportuno conoscere bene l’argomento, essere credibili e ci vuole poi grande abilità nel riuscire a conquistare il pubblico senza che nessuno si senta offeso in ciò in cui crede o punzecchiato nel suo intimo. E secondo me è un esperimento ben riuscito: il film riesce a conquistare l’attenzione di tutti, indipendentemente dal proprio credo, e questo perché la critica velata che muove il film non è contro le religioni bensì contro gli uomini che le gestiscono muovendone gli ingranaggi. E’ l’uomo con il suo agire che manipola ogni credenza a proprio favore tentando di speculare ove possibile, senza scrupoli; tutto deve riportare a un guadagno personale, anche la fede diventa business facendo leva sui bisogni dei propri seguaci. Ed è questo un ulteriore tema centrale della pellicola: la necessità di ognuno di noi di avere qualcosa in cui credere; siamo predisposti a cercare fuori di noi il conforto e la spinta per cavarcela in questa vita; fin dai secoli più antichi gli uomini hanno sentito il bisogno di credere a entità, di istituire religioni, perché ognuno di noi è disposto a credere a ciò che lo fa stare meglio.

Non fatevi ingannare dal nome, con lo Ionismo il film non veicola il messaggio del credere in se stessi più che negli altri, anzi, fa tutt’altro: dimostra che anche un culto che nasce con lo scopo di contrapporsi al monopolio millenario delle più note confessioni religiose finisca per assomigliare proprio a queste ultime nel momento stesso in cui incontra la credulità dei più.

“Le religioni sono come le storie che ci raccontavano da bambini: non importa se vere o false, conta solo che ci mandino a dormire felici”

Il film parte con spensieratezza e ironia ma sul finale cambia toni, niente più risate, niente escamotage solo dubbi e riflessioni serie perché è giusto ridere ma poi tocca fare i conti con la realtà!

Un lavoro ben riuscito,un giusto bilanciamento tra irriverenza e intelligenza perché, come si suol dire, ridere è una cosa seria e in questo caso più che mai.

Un’opera consigliata perché è una comicità pulita, pungente quanto basta e con la scusa della risata ci offre l’occasione per pensare a quante volte ci sbagliamo nel giudicare eventi e situazioni, siamo tutti credenti e dobbiamo quotidianamente fare i conti con questa nostra precarietà, sia che il nostro interlocutore si manifesti come un Dio sia nel caso in cui il Dio risultasse essere in noi stessi.

Un film senza rancori e pregiudizi che rovescia gli equilibri per creare situazioni paradossali che però hanno tutta l’aria di essere più che plausibili.

– Jessica Bua – 

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