Intervista alla presepista Eugenia Caruso

Eugenia Caruso è stata una professoressa di matematica e scienze presso la scuola media statale Alessandro Severo di Roma ed è attualmente una presepista riconosciuta dall’Associazione Italiana Amici del Presepio di Roma.
Sin dall’età di otto anni, Eugenia aiutava lo zio a realizzare il presepe:

«Mio zio era un sacerdote e allestiva il presepe in casa e nella parrocchia di Sant’Antonio a Maccarese. Ho imparato da sola, guardando come lavorava con il materiale di scarto. Con lui ho imparato ad usare le mie mani e la fantasia».

Insegnare alle scuole medie è stata per lei una grande fortuna perché è sempre riuscita a coinvolgere i suoi ragazzi in attività artistiche come quella del presepe nel periodo dell’Avvento, riuscendo a dare vita a rappresentazioni originali e alternative:

«All’inizio realizzavo presepi in casa finché sono approdata alla scuola Alessandro Severo. Negli anni in cui ho lavorato come insegnante di sostegno con i ragazzi disabili, ho incominciato a coinvolgergli nel costruire presepi molto legati alla mia disciplina. Il primo presepe che abbiamo fatto è stato il Presepe Geometrico, un presepe a due dimensioni costituito da figure piane».

Da quel momento in poi, Eugenia Caruso è diventata la presepista ufficiale della scuola Alessandro Severo ed ha allestito con l’aiuto dei suoi alunni, alcuni impegnati nel disegno artistico e tecnico altri dediti all’allestimento, dei bellissimi presepi nell’atrio della scuola; uno di questi narrante la storia di Maria dal concepimento di Gesù Bambino alla sua nascita fino a giungere all’Epifania.

Il presepe della professoressa Caruso non rimane chiuso tra le mura scolastiche; grazie all’arrivo dell’Acea che doveva finanziare un progetto volto alla costruzione di un villaggio in Africa, ha la possibilità di realizzare con i suoi alunni un presepe che sarà poi esposto presso la sede dell’Acea di Roma. Dopo aver fatto una ricerca sugli abiti delle popolazioni africane, la professoressa Caruso e la sua classe realizzano tutti i personaggi con bottiglie, fil di ferro, stoffe simili a quelle africane, e l’oggettistica di ciascun personaggio come ad esempio gli strumenti musicali africani.

Quello che Eugenia Caruso ha sempre voluto trasmettere ai ragazzi è che con il materiale di scarto, con un oggetto che non si usa più ma che si conserva in casa, si possono realizzare delle meravigliose opere d’arte homemade:

«Dicevo agli alunni di portare un contenitore, un ramo, delle conchiglie, un qualunque oggetto inutilizzato e di immaginare di costruire un presepe. Ne usciva fuori una natività basica ma sempre molto personale e originale».

Nel 2009 la nostra presepista viene convocata da Don Antonio Menegaldo, rettore della Basilica di Sant’Eustachio a Roma, per realizzare il presepe della basilica:

«Don Antonio aveva subito un grave furto e non aveva più molti personaggi del presepe. Quando sono andata a vedere aveva i pastori di diverse grandezze, mancava la natività, erano rimasti solo due dei Re Magi. Era impossibile fare un presepe così».

Con l’aiuto di Vincenzo Varì, lo storico del presepe, e l’elettrotecnico Marco Pergolati, il “mago delle luci” come lo definisce Eugenia con affetto e stima, e i suoi alunni per i pupazzi, realizza il classico presepe con tanto di muschio vero e cascata che ha richiesto notevole impegno per collaudare il getto d’acqua. Il presepe della Basilica di Sant’Eustachio suscita molto entusiasmo anche tra i commercianti di zona che, ogni anno, hanno lasciato un’offerta. Sempre in quell’anno, i ragazzi dell’Associazione Culturale I Cerchi Magici diretta dal Maestro Maurizio Francisci, hanno suonato durante l’inaugurazione. Il presepe in piazza Sant’Eustachio ha infatti avuto la fortuna di essere sempre accompagnato da buona musica: la Fanfara a Cavallo della Polizia di Stato ha sempre tenuto in maniera particolare a presentarsi a cavallo in piazza e a suonare musiche natalizie e militari il primo giorno in cui il presepe veniva esposto al pubblico, solitamente intorno all’otto dicembre.

Ogni anno, Eugenia Caruso si è impegnata a raccontare e rappresentare una storia al di là della tradizionale natività: un anno ha coinvolto i suoi alunni nella realizzazione di un presepe che riproduceva Piazza Sant’Eustachio raccontandone la storia dei palazzi che lì si ergevano e le attività di bottega che si svolgevano, un altro anno invece è stata la volta della Fiera della Befana dal momento che questa nota fiera inizialmente si festeggiava proprio in piazza Sant’Eustachio e solo dopo il 1870 la sede fu spostata a Piazza Navona:

«Abbiamo riprodotto la piazza con le bancarelle che vendono dolciumi, i Pulcinella, i biscotti, la giostra e la befana seduta su un trono. Questa volta però senza l’aiuto dei miei allievi dal momento che ero andata in pensione».

Un altro tema trattato è stato La Sapienza per il centenario della fondazione dell’Università di Roma La Sapienza:

«C’erano le varie attività della piazza ma avevo dato risalto alla Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza con la cupola del Borromini e fuori da Sant’Ivo avevano collocato quattro pupazzi vestiti di nero che rappresentavano i dottori delle prime quattro facoltà: filosofia, giurisprudenza, astronomia, chirurgia».

Don Antonio Menegaldo passa a miglior vita e il posto da rettore della Basilica di Sant’Eustachio viene ricoperto da Don Pietro Sigurani, il quale spesso si recava in Tuinisia sia per aiutare economicamente le persone indigenti che lì abitavano sia per ritiri spirituali da lui stesso organizzati. Eugenia ha un’idea: allestire un presepe in cui l’Occidente si incontra con l’Oriente.

«Al centro della piazza un arco portava verso l’Africa e a sinistra c’erano ruderi romani ed egiziani sulla sabbia e la capanna era una tenda beduina. Quasi sotto l’arco era collocato il personaggio raffigurante Papa Francesco che accoglieva sia il mondo occidentale che quello orientale».

Nel 2015, l’anno della Misericordia, il tema del presepe è stato per l’appunto la Misericordia:

«Nella piazza c’era una grande porta con delle targhe su cui erano indicato tutto quello che un uomo deve fare per essere misericordioso; ad esempio dar da mangiare agli affamati e accudire i carcerati».

Nel 2016, l’anno del terremoto che ha distrutto molti paesi del Centro Italia, la nostra presepista realizza un Presepe di Speranza i cui personaggi sono proprio i pupazzi di vetro che aveva costruito con i suoi alunni:

«La scenografia presentava delle case ricostruite con davanti delle macerie in polistirene con suscritti i nomi di tutti i paesi colpiti dal terremoto. Ricordo che le persone che passavano davanti al mio presepe mi lasciavano detto il nome del loro paese di provenienza che era stato colpito da questo cataclisma… ne ho dovuti aggiungere molti!».

L’anno seguente, Eugenia Caruso dopo essere stata professoressa ed essere diventata presepista diventa nonna! Questo evento significato per la sua vita, le ispira una tematica del tutto nuova: un Presepe dei Bambini dedicato a tutti i bambini del mondo:

«È stato il presepe più bello, secondo me. Ti mettevi lì davanti e sognavi. Adatto ai bambini ma non solo, anche per chi era rimasto un bambino… poteva essere un bambino di pochi anni come un “bambino di ottant’anni”, sarebbe rimasto ugualmente estasiato».

Nel 2018 e 2019 a grande richiesta dei commercianti, il presepe ritorna ad avere come tema centrale Piazza Sant’Eustachio in cui sono loro stessi ad essere personaggi “attivi” nel presepe. Sì, perché oltre ad unire l’antico e il moderno, le botteghe di una volta con i bar di oggi, sono riportate di volta in volta le insegne dei locali della piazza e i personaggi sono in movimento:

«I commercianti passavano ed indicavano il loro negozio fedelmente riportato nel mio presepe. Inoltre avevo rappresentato delle arcate che ricordavano quelle delle terme di Nerone poste esattamente sotto la piazza e che furono restaurate da Alessandro Severo. Incredibile il legame con questo imperatore che mi ha accompagnata dalla scuola fino ad oggi!».

  • E quest’anno? Niente presepe?
  • Quest’anno ho realizzato la scenografia ex novo per non interrompere la tradizione ma mentre negli anni precedenti il presepe era nell’atrio della Chiesa, quindi si poteva vedere da fuori, quest’anno è stata posto all’interno sul primo altare a destra.
  • Cosa rappresenta il presepe per Lei e perché lo preferisce rispetto al caratteristico albero di Natale?
  • L’albero per me non è una tradizione italiana. C’è stata imposta dal mondo anglosassone… Anche se mio padre ha sempre fatto anche l’albero ma la precedenza è sempre stata data al presepe. Il Natale è il ricordo della nascita di Gesù e cosa c’è di più bello di raccontarlo in un presepe? Per me è rivivere la nascita di Gesù a mano a mano che lo costruisco. Non quando è completo ma mentre lo costruisco immagino la storia di Maria che aspetta la nascita del Bambino. Mi piace rievocare questa nascita miracolosa, bellissima.

Anche se quest’anno non passerà la Fanfara a Cavallo della Polizia di Stato e dovremo fare a meno di rinfreschi e musiche, potete trovare esposta nella Basilica di Sant’Eustachio la splendida opera della presepista Eugenia Caruso che già è in opera per il presepe del prossimo anno.
Quale sarà il tema? Mi dispiace, non posso fare spoiler a riguardo! Posso solo dirvi che ci lascerà a bocca aperta superando ogni nostra aspettativa.

Buon Natale a tutti i bambini del mondo di tutte le età!

– Aurora Milana –

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