Intervista al maestro del fumetto Paolo Eleuteri Serpieri

1Domenica 19 Luglio 2015, alla tredicesima edizione del Muso Music Festival, è stato ospite assieme ad Enrique Breccia, del quale ho parlato ieri, un altro maestro del fumetto: Paolo Eleuteri Serpieri. Anche lui era presente nell’Area Artisti, sotto lo stand gestito dall’Associazione ludico culturale la “Gilda del Drago Nero” di Bracciano (RM) e come con il collega, ho avuto il piacere – e l’onore, soprattutto – di intervistarlo.

Chi è Paolo Eleuteri Serpieri, quindi? Se non lo conoscete, è un fumettista italiano, che per un primo periodo di tempo si è occupato di pittura, diventando allievo del maestro Renato Guttuso (uno dei più grandi pittori del Novecento italiano). Ha iniziato poi a prendere coscienza del mondo del fumetto, apprezzando autori come Alberto Breccia, Arturo Del Castillo e Alberto Salinas, iniziando cosi ad intraprendere a sua volta l’attività di fumettista, collaborando per qualche anno col settimanale Lanciostory, pubblicato dalla Eura Editoriale, e durante questo periodo si è dedicato principalmente ad illustrare racconti di stampo western. Per il mercato francese collabora con l’editore Larousse per cui illustra, insieme ad altri artisti, l’enciclopedica storica a fumetti Historie du Far West (una raccolta di storie ambientate nel selvaggio west statunitense) su testi di Olliver, realizzando storie come Sitting Bull Crazy Horse e La danza degli spiriti. Queste storie sono state pubblicate anche in Italia ad opera di diversi editori col nome Storie del Far-West o titoli analoghi. Nei primi anni Ottanta, lavora per il progetto La Bibbia a fumetti e viene chiamato nelle fila degli autori ospitati dalla neonata rivista Orient Express ed è dall’agosto del 1982, con la storia Forse…, che Serpieri inizia a virare verso la fantascienza erotica che sarà il suo marchio di fabbrica ed elemento di successo con il futuro personaggio di Druuna, uno dei suoi lavori più famosi. Sulla rivista Orient Express, Serpieri riprende a narrare anche inedite avventure western con le storie Lo sciamano (a colori, del giugno 1983) e L’indiana bianca (in bianco e nero, pubblicato in quattro parti fra l’agosto ed il novembre 1983), che sarà poi riproposto nel 1987 sulla rivista Skorpio ne I grandi miti del West, insieme ad altri titoli come L’uomo di medicina.
Dal marzo del 1983 collabora con la rivista l’Eternauta, dapprima pubblicando esclusivamente illustrazioni di stampo western (nella serie denominata Mitico West) e successivamente anche fumetti; sulla stessa rivista appariranno poi alcune delle Storie del Far-West disegnate originariamente per Larousse . Nel gennaio 1984 pubblica La bestia, una storia breve che può essere considerata un “passaggio”, sia per l’utilizzo del colore, sia perché l’ambientazione western si tinge di sfumature soprannaturali. In seguito sulla rivista Glamour pubblica fumetti western di carattere erotico, ma è nel 1985 che realizza Morbus Gravis, un fumetto la cui storia è un misto di fantascienza, erotismo ed avventura, ove nasce la già citata Druuna, realizzata per il mensile francese Charlie e pubblicata in Italia a puntate sulla rivista l’Eternauta. Le storie del personaggio sembrano impegnare gran parte dell’attività di Serpieri, che si dedica poco ad altre opere; talvolta il maestro, si diverte ad apparire come personaggio all’interno dei suoi fumetti, prestando volentieri la sua fisionomia a comparse o anche a personaggi di un certo rilievo, tanto nei fumetti western che nelle storie di Druuna, in cui interpreta il personaggio di Doc, un dottore impegnato a seguire lo stato di salute di alcuni personaggi all’interno di un’astronave. Suo ultimo lavoro è la creazione di Tex – L’eroe e la leggenda, per la serie Tex d’Autore, edito dalla Bonelli Editore.

Ma passiamo alla vera e propria intervista al maestro Paolo Eleuteri Serpieri!

1. Lei è stato un allievo di Renato Guttuso, che ricordi conserva del maestro?

“Quello è stato il mio periodo pittorico, che mi ha fatto appunto studiare con Guttuso, e in qualche modo mi aveva formato moltissimo. Tanto è vero che qualcuno, anni dopo, guardando i miei lavori mi accusò di realizzare dei falsi del mio maestro e capii quindi che dovevo cambiare strada.”

2. Ha disegnato e continua a disegnare sia fumetti Western che di Fantascienza, quale dei due generi ama di più?

“Io amo tantissimo il Western e in particolare gli Indiani d’America, di conseguenza mi sono sempre divertito a disegnare storie epiche su di loro in un periodo storico tutto particolare, che è quello dell’Ottocento, con le ultime rivolte indiane. Quello mi ha appassionato moltissimo: andavo a cercare la verità storica, anche se è molto difficile riuscire a capire realmente cosa accadde, e di conseguenza operare con correttezza i fatti avvenuti. Io comunque ci ho provato, facendo anche spettacolo perché i miei sono fumetti e non volevo rischiare di essere troppo serio sull’argomento. Per quanto riguarda il resto, sono stato un lettore molto disordinato di fantascienza, anche se il genere che ho scelto di raccontare era più incentrato su uno scenario negativo. Avendo un carattere un po’ pessimistico sul futuro, ho raccontato una storia apocalittica, una sorta di dopo bomba; proprio a causa della mia poca fiducia nell’uomo, ho voluto raccontare una storia di questo tipo. Però ho inserito questo personaggio femminile molto carnale, molto prorompente, perché vedevo e vedo nella donna la salvezza, quell’ottimismo che non ho per tutto il resto, quella forma, quella immagine che mi fa pensare che forse è proprio là la soluzione: nella donna come protagonista, anche nel suo corpo, della vita.”

3. Druuna è uno dei celebri protagonisti dei suoi fumetti, com’è nata l’idea di disegnarla e creare le sue storie?

“Tutto nasce da questo bisogno di raccontare una storia un po’ al femminile. Ero talmente preso da questa idea che ho indagato molto nella psiche femminile e questo mi ha aiutato a renderla quanto più possibile realistica, sebbene abbia ricevuto numerose contestazioni, soprattutto da femministe, però anche delle soddisfazioni: un professore universitario della Florida ha scritto un trattato, chiamato Druuna e l’eco-femminismo, reperibile anche su internet, e ha interpretato tutte le vicende che ho raccontato nei miei fumetti in una chiave estremamente importante. Mi ha colpito moltissimo, soprattutto perché questa persona colta ha intuito perfettamente l’anima del personaggio e ciò per me è stato bello e piacevole da leggere. Perché Druuna, appunto, incarna la vita e la speranza in questo mondo che è in putrefazione, a causa di noi uomini, del potere, della corruzione, della sete di denaro… insomma le solite cose, quei luoghi comuni che io disprezzo. Quindi, per tornare alla domanda di prima, più che fantascienza, il mio intento era raccontare, come Orwell, un futuro, un futuro terrificante.”

4. Cosa ne pensa del panorama fumettistico italiano di oggi? C’è un artista su cui, secondo lei, dovremmo tenere gli occhi ben aperti?

“Difficile rispondere a questa domanda, perché si rischia brutto, no?” *Ride*
Comunque ce ne sono molti, anche giovani e conosciuti, però non posso fare nomi. Per ciò che riguarda il panorama italiano, direi alti e bassi: anche lì non sono molto fiducioso. Il fumetto è un media che un giorno temo sarà un’ espressione di nicchia, solo per quei pochi che apprezzano il genere, che è poi un modo di raccontare che unisce al suo interno il Cinema, la Letteratura, l’Arte, la Pittura in una fusione. Però io non la vedo molto ottimisticamente.”

5. Cosa si sente di consigliare ai giovani illustratori e fumettisti, che si affacciano in questo ambiente lavorativo per la prima volta?

“Di raccontare, raccontare tenendo presente Cinema, Letteratura ecc., come dicevo prima. E capire che è importante la storia. Lo dico per chi disegna: il disegno è il 50%, deve essere da supporto quando si racconta una trama, non un semplice mezzo per dimostrare il proprio talento, altrimenti alcuni elementi risultano inutili. Quindi raccontare, leggere molto, avere una certa cultura e non improvvisarsi fumettisti. Infatti chi pensa di dedicarsi a questo mestiere, solo per una abilità con la matita, è fuori strada: il disegno è, infatti, importante, ma in funzione della sceneggiatura, del testo. Io prediligo gli autori completi, che lavorano ai loro testi, che sono migliori a mio avviso, però se un disegnatore vuole raccontare con un disegno, può affidarsi al testo di qualcun altro, purché sia ben scritto e funzioni tutto. Aggiungo anche che non c’è bisogno di cercare uno stile personale, perché quello verrà da solo, ma di certo è fondamentale imparare a disegnare bene, a guardare la realtà; un po’ come al cinema, dove le immagini sono reali, anche se inserite in un mondo differente. Infatti ogni ombra, ogni luce, ogni dettaglio fanno parte della storia, sono fondamentali per la storia. Per chi disegna, quindi, consiglio di non fare lavori schematici, con solo l’essenziale, con sintesi a tutti i costi, ma anche di non aggiungere dettagli inutili, che non portino nulla alla storia, solo per vantarsi di averli realizzati bene.”

In conclusione, ringrazio veramente tanto il maestro Serpieri che mi ha dato la possibilità di intervistarlo e di ascoltare le sue parole; è stato gentilissimo e disponibilissimo e per me è stata veramente una bella esperienza.

– Debora Becchetti – 

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