Intervista ad Novella Leone, 3° Classificata del Concorso “Racconti di Sogno”

Tra i concorrenti del nostro concorso Racconti di Sogno, oggi intervistiamo la terza classificata (ad Ex Equo con un altro concorrente) Novella Leone con il racconto Il sognatore folgorato all’improvviso. Il racconto ci presenta un personaggio atipico, particolare “capace di andare oltre ai preconcetti della società e decidere di vivere di sogni” in un racconto che ha la sua forza “nell’originalità del tema, che racconta una scelta di vita, piuttosto che uno scontro nel mondo onirico“.
Ma andiamo all’intervista.

La storia ha un protagonista, Claudio, dal carattere particolare ed estroso. La sua scelta di chiudersi in camera per coltivare la sua capacità di sognare è una scelta particolare, che difficilmente ci aspetteremmo da una persona con un carattere più “realista”. Quanto c’è di lui in Novella Leone?

Nel protagonista del mio racconto c’è tanto della mia personalità.
La spiccata sensibilità di Claudio, che lo porta a guardare con occhi profondi persino alle più piccole sottigliezze della vita quotidiana e da cui deriva la sua passione per il sogno, è in fondo la mia. E anche io, in realtà, sono sempre stata un’inguaribile sognatrice. Già da bambina trascorrevo ore ed ore a leggere intere raccolte di fiabe e, di volta in volta, mi ritrovavo fra boschi misteriosi, luoghi sperduti o castelli incantati. Crescendo, ovviamente, la tipologia di sogni è cambiata. Oggi non immagino più di scoprire all’improvviso di essere una principessa o di possedere un cavallo alato. Mi piace ancora però, lo confesso, quando qualcosa mi fa soffrire o mi pare ingiusta (anche se non mi riguarda direttamente), chiudere gli occhi per un attimo, isolarmi da tutto il resto, e immaginare che la realtà possa essere più luminosa di quella che è. Sono convinta che il dono della fantasia sia fra i più meravigliosi che l’uomo possieda, come lo stesso Claudio non manca di notare. Certo, la sua scelta è fin troppo radicale. Per intenderci: io non mi sono mai segregata in camera mia per dedicarmi in maniera esclusiva al sogno. I miei sogni sono piuttosto brevi parentesi, momentanee boccate d’aria pulita. La scelta del protagonista di chiudersi nella sua stanza vuole essere, nella mia ottica, una provocazione divertente e allo stesso tempo umoristica (nel significato a cui dalla lettura di Pirandello siamo abituati). Diciamo che io mi sento più il Claudio che alla fine del racconto comprende che, per quanto la fantasia possa sicuramente superare in perfezione la vita reale, tuttavia la vita reale – sebbene a volte dolorosa – ha una sua intrinseca bellezza alla quale sarebbe impossibile, inumano anche, rinunciare.

Parlando tra giudici, se dovessimo cercare un punto debole del racconto, è forse il finale: forse troppo rapido, troppo repentino. Ma, anche per questo, molto reale, possibile. Raccontaci la scelta del finale.

Il carattere quasi repentino del finale, osservazione che condivido in pieno, è frutto di una scelta ben ponderata. Claudio si impone di restare fedele al progetto di non uscire dalla sua stanza: resiste alla pressione degli amici, alla voglia di tornare a socializzare con il mondo, al desiderio di riprendere gli studi all’università. Eppure, non resiste al richiamo di quello che gli pare essere l’amore che cerca da sempre, quell’amore che sa di casa. Non si sarebbe potuto mai aspettare di trovarsi una mattina Ana in casa, eppure succede, come accade per tante cose belle e inaspettate. In un attimo tutto cambia, come può succedere nella vita di tutti i giorni. Di fronte a quella ragazza la cui vista gli toglie il fiato, Claudio perde la capacità di imporsi a se stesso ed esce finalmente dalla sua stanza, il tutto in un attimo, in un istante. Così, alla fine, non riesce a non cedere alla realtà. Avrebbe potuto continuare a sognarlo quell’amore, eppure un istinto irrefrenabile lo porta a preferire di viverlo. La velocità della scena finale segna infatti anche l’intenzione, da parte mia, di evidenziare la repentinità con la quale Claudio matura una consapevolezza diversa. É come se in un attimo – in una folgorazione improvvisa, appunto – il protagonista prendesse consapevolezza di come sicuramente la fantasia e i sogni, in tanti momenti difficili, soprattutto quando ci si sente persi, possano addolcire la vita, ma nulla potrà mai eguagliare la bellezza della vita reale. L’invito che Claudio, in chiusura di racconto, rivolge ad Ana è un invito ad andare verso un futuro reale, da vivere. I fogli accumulati durante il periodo in cui si è isolato diventano adesso quasi delle lontane memorie, i Ricordi si un sognatore folgorato all’improvviso.

Parliamo di ispirazione: come ti è venuta l’idea di questa storia?

Quando ho letto del concorso, la voce “Racconti di Sogno” mi ha fatto subito pensare che era l’occasione giusta per mettere per iscritto quei pensieri sul sogno e sulla fantasia, sul loro potere, che da sempre sono miei. In fondo, le riflessioni che attraversano la mente di Claudio mentre guarda il mare o quelle che lui stesso scrive sui suoi fogli, sono anche un po’ le mie. Sicuramente, dunque, la fonte di ispirazione primaria per il mio racconto è stata la mia personale inclinazione a sognare ad occhi aperti, nella convinzione che proprio il sognare sia una delle facoltà più belle appartenenti all’essere umano.
Avevo bisogno però anche di una storia coinvolgente. Ho riflettuto diversi giorni su come potessi costruire la trama, su cosa potessi raccontare. Alla fine mi è balenato in mente, così, dal nulla, un detto che – da siciliana – non poche volte mi è capitato di sentire a Palermo e dintorni: certi voti mi nni scappassi n’on pizzu ri muntagna e ‘un turnassi cchiù (“a volte scapperei sulla cima di una montagna e non farei più ritorno”). Il detto parla chiaro: a volte la stanchezza dettata dall’incapacità di relazionarsi all’altro, di capirne i comportamenti, e anche lo sconforto che ne deriva, porterebbero al desiderio di isolamento. Così, il protagonista del mio racconto, un sognatore ma anche un ragazzo che tante volte ha conosciuto quanto la delusione possa ferire, decide di isolarsi quasi da tutto, per non dover più soffrire.
Devo dire poi che, alla ricerca di un carattere particolare, che facesse sorridere teneramente e riflettere insieme, da ammiratrice di Pirandello, mi sono anche un po’ ispirata ai personaggi delle sue novelle, fra tutti al protagonista del La carriola, cercando di individuare per Claudio un qualche comportamento che potesse risultare piuttosto bizzarro e incomprensibile da un’ottica esterna.

Invece le aspirazioni? Cosa sogna Novella Leone? Sogni di scrivere? Hai già scritto qualcosa?

Essendo un’insegnante, sogno di acquisire con il tempo quelle doti che rendono un insegnante indimenticabile per i propri studenti. Io ricordo ancora col sorriso le lezioni del mio professore di Lettere al liceo: ecco, riuscissi in questo con i miei studenti, ne sarei veramente felice.
La scrittura è poi, insieme a questo, il mio secondo grande sogno. Sto studiando tanto, infatti, anche da autodidatta, per migliorarmi in questo campo e spero davvero che le mie capacità possano affinarsi e che altri, un giorno, alla lettura delle mie pagine possano provare quelle sensazioni belle e inspiegabili che solo la magia della parola sa donare. Scrivo già da diversi anni, in particolare mi sono dedicata soprattutto al genere del racconto, ma finora ho tenuto tutto quasi sempre per me. In questo periodo sto lavorando alla ripresa e revisione di quanto già scritto in un’ottica più matura e anche di potenziale apertura ad un pubblico di lettori.

Infine, tornando a parlare di Claudio, cosa gli augureresti? E come vedi la sua storia dopo il racconto?

A Claudio non potrei che augurare di mantenere la sua sensibilità e gli occhi semplici e profondi che lo contraddistinguono. Gli augurerei però anche di maturare una forza interiore e un equilibrio tali da assicurargli di avanzare nella vita sereno e felice del suo modo di essere. Lo immagino portare a termine gli studi e diventare un insegnante che, grazie al suo grande spessore umano, al suo cuore tenero, non può che essere amato dai suoi studenti. E magari, un giorno, guardandosi indietro, non potrà che sorridere di quella volta in cui si era chiuso in camera per sognare: quest’aneddoto non mancherà mai di raccontarlo in classe. Ma racconterà anche di come poi, un giorno, bastò un voce dolce a farlo uscire da quella stanza. Gli occhi allora gli si riempiranno di luce pensando a come, seppur giovane, la sua intuizione era stata perfetta: Ana era veramente l’amore della sua vita, sono sposati ormai da tanti anni. Guardando allora i suoi studenti negli occhi, uno per uno, ricorderà loro che le anime belle è difficile incontrarle, sono preziose e quindi rare, ma esistono.

E noi cosa possiamo augurare alla nostra autrice, se non tutte le fortune? Intanto, potrete leggere il suo racconto nella nostra raccolta Racconti di sogno. E vi lasciamo con un assaggio de Il sognatore folgorato all’improvviso.

“(…)Cara mamma,
sicuramente hai provato a chiamarmi, io non ti ho risposto e adesso stai leggendo questa lettera. Ho preso una decisione che potrà sembrarti un po’ strana (ti capisco benissimo), ma ti prego di rispettarla senza inventare problemi che non esistono. Ho bisogno solo di un po’ di tempo, durante in quale me ne starò chiuso nella mia stanza, da solo e senza contatti con nessuno. Non ti fare venire l’ansia per il silenzio: probabilmente sarò impegnato a pensare, o a leggere (a proposito, ho preso dei libri dal soggiorno e ho riempito i buchi della libreria con le piantine del balcone). Non ti preoccupare per me! Mai stato così bene!(…)”

– Giorgio Correnti –

 

 

 

 

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