Intervista a Mà Gia «Da piccola volevo fare l’inventrice»

Mà Gia è una realtà nata dalle mani esperte di una ragazza. Mà Gia non è solo un negozio, ma è una creatura di Marta, l’artigiana che è riuscita a coniugare l’arte e la genialità, creando delle vere e proprie opere d’arte da indossare. Marta è il volto che sta dietro, davanti e dentro Mà Gia. Lei è la mano dietro ad ogni gioiello, la mente dietro ad ogni invenzione ed il sorriso che accoglie ogni cliente.

«Hai presente Pitagora di Paperino? Io da piccola volevo fare l’inventrice. La camera mia e di mio fratello aveva un letto a castello e, con carrucole ed invenzioni, diventava una vera e propria nave dei pirati. Poi, crescendo, mi sono scontrata con quelle cose come la matematica o la fisica che andavano contro il mio essere artista. Per fare l’inventrice servono basi diverse, mentre a me piaceva la parte delle favole, dell’idea astratta.»

Nonostante il primo blocco, Marta non si è fermata. Percorre la strada del liceo classico e della letteratura, ma continua a disegnare, colorare, fare la ceramica, eccetera… La vena artistica cresce, insieme alla voglia di mettere le mani in pasta, di fare qualcosa. Di inventare.

«Poi sono diventata grande e vanitosa» aggiunge sorridendo «E quando diventi così, le cose che brillano iniziano ad avere il loro perché. Ho fatto la gavetta  in una fumetteria, entrando in quel mondo che chiamiamo “Nerd” e lì la parte del ninnolo, del gioiello ha iniziato a legarsi a quel nuovo mondo ed ha preso il via questa creatura.»

Nasce come hobby, ma diventa un vero brand. Nasce Mà Gia.

  • E quando hai capito di poterne fare un mestiere?
  • È successo quando vendevo i miei gioielli su Etsy (un sito dove gli artigiani di tutti i tipi vendono le loro creazioni) ed ho superato il limite da artigiana. Lì mi hanno detto che dovevo aprire una partita IVA e da lì non sono più riuscita a tornare indietro.
  • Quindi hai iniziato su Etsy?
  • Sì, insieme ai mercatini che facevo e faccio tutt’ora. Covid permettendo.

Dalle opere di Mà Gia, si denota quella vena “nerd”, come ci piace chiamarla. Gioielli su serie tv di successo si alternano a gioielli su fumetti, libri e tanto della cultura pop. Dalla collana de La Bella e La Bestia, agli orecchini di Harry Potter, arrivando fino al ciondolo di Piccole Donne ed al portachiavi del Doctor Who. Ma Mà Gia è stata aiutata da questa nuova moda del “nerd” o ne è il diretto prodotto?

«Credo di esserne il diretto prodotto. Guardando, infatti, nei ricordi di Facebook, quando facevo i primi gioielli di Alice nel Paese delle Meraviglie, era il periodo della quarta stagione di The Big Bang Theory, era l’inizio di questa nuova moda della cultura Pop, della rivalsa dei Nerd.»

Ovviamente, Marta ha avuto la fortuna o la capacità di iniziare proprio all’alba di questa moda, quando ancora pochi facevano gioielli a tema e quando le ragazze nerd iniziavano a scoprire la possibilità di agghindarsi con gioielli sui contenuti che amavano di più.

  • La tua capacità, il tuo punto di forza, è comporre un gioiello con tante parti che da sole possono voler dire poco e niente, ma che insieme si collegano in quel mondo che vuoi mostrare.
  • Sì, sono anche spunti di conversazione. Molte volte mi hanno raccontato che, da un braccialetto, sono partite conversazioni su “cosa significa questo pendaglio” o “che c’entra quest’altro con il film/libro”.
  • E stimola i ricordi. Come quando vedi un nel bracciale de La Bella e La bestia il pendaglio del Candelabro e ricordi Lumière, o lo specchi e ricordi la scena finale dell’orda verso il castello, eccetera…
  • Vero. E non sai quante volte ho sfidato la gente ai mercatini sul capire ogni simbolo presente in una collana o braccialetto.

Ecco che l’inventiva si mescola all’estro artistico. Ma come nascono le idee?

«Io vado molto di impulso e l’intuito. Quindi o non ci dormi la notte, o riguardando film o rileggendo libri o mentre creo. Poi il processo diventa circolare: io monto, rismonto e rimonto, finché non raggiungo il risultato che mi piace.»

E l’estro ha bisogno anche di sfide e queste nascono dalle idee dei clienti. Infatti a Mà Gia ci sono gioielli nati dalla mente di Marta, ma anche sfide affrontate secondo le idee e le richieste dei clienti. Sfide che foraggiano l’estro di Marta e che creano pezzi unici che non avranno ripetizioni.

  • Qual è il tuo pezzo forte?
  • Io ho una linea alla quale sono affezionata e che non ho ancora completato ed è basata alle Città Invisibili di Calvino. Poi, per gli altri, mi piacciono tutti come figli.
  • E invece il tuo masterpiece?
  • I miei pezzi forti sono il sorriso dello stregatto e la collana del pensiero felice con Michele, Wendy e Peter che volano. Inoltre, una linea che va tanto è quella con i pianeti che esploro in diverse forme e alla gente piace un sacco.
  • Quando hai capito di essere un marchio che vale?
  • L’ho capito quando ho fatto l’inaugurazione del negozio. Il negozio era una sfida e l’inaugurazione era una festa alla quale hanno risposto in tantissimi. Un sacco di gente che non mi sarei mai aspettata e che, se ci penso, tutt’ora mi emoziona. Una dimostrazione d’affetto enorme.

Ma cosa aspetta nel futuro di Mà Gia? Purtroppo, in questo periodo cupo, fare progetti per il futuro quando si è una realtà affermata, ma comunque di dimensioni piccole, diventa fare sogni, più che progetti.

«A me piace questo lavoro. Io gli voglio bene, è una parte di me e probabilmente senza questo farei un lavoro completamente diverso. Ma i costi per mantenere un’impresa così piccola sono comunque enormi e nessuno ti aiuta.»

E se l’aiuto non arriva dalle istituzioni, non può arrivare che da noi. Mà Gia la trovate su Facebook, su Instagram o sul suo Sito ufficiale, oltre al negozio sito in Roma a Viale Val Padana 39. Consiglio di un cliente da vecchia data: andate a vedere, ne vale la pena.

– Giorgio Correnti –

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