Inside Out, visto dagli occhi di una laureata in psicologia

Baffetti  neri a parte, Walt Disney è il Piero Angela dei bambini. Dall’inizio del Novecento i Classici Disney continuano a istruirci su come funziona il mondo, su come sono (e dovrebbero essere) le persone. Abbiamo imparato tanto: non dar retta alle vecchie (Biancaneve), ama i nani (sempre Biancaneve); le donne sono sexy coi capelli raccolti (Cenerentola), ma anche con le corna (Malefica); con Lilli e il Vagabondo abbiamo visto che gli spaghetti con le polpette esistono davvero, Alice nel paese delle meraviglie ci ha insegnato a pescare le ostriche. Dal 2006, con l’unione di Disney e Pixar, le gioie sono addirittura aumentate, e di pari passo le conoscenze: i supereroi possono comunque vestirsi con stile (Gli Incredibili), i topi cucinano meglio di Cracco (Ratatouille), persino Barbie può far ridere (Toy Story3).

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Fino ad oggi avevano parlato le teiere, i candelabri, i gatti, i pesci rossi, i trichechi, i burattini, i grilli, i carri attrezzi (qual è il plurale?); con Inside Out è stata data voce persino alle emozioni, alle paure, a quei gorghi di pensieri e ricordi che s’intrecciano in noi. Ma io studio i quadri, quindi lascio la parola alla bella e brava Silvia Rossi, che invece studia la mente.
2Grazie per la presentazione, Walter. Abbiamo visto Inside Out già due volte e spero di rivederlo presto. L’ho trovato rivoluzionario, sorprendente (e non solo perché sono una fan sfegata dei cartoni animati, o della psicologia!). Il film è riuscito a portare sul grande schermo, con ironia e commozione, l’aspetto psicologico delle emozioni: non più concetti vaghi e astratti, ma personaggi con qualità e caratteristiche ben definite; Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto rappresentano le cosiddette “emozioni base” di Riley, una bambina di 11 anni, che si ritrova ad affrontare per la prima volta un trasloco, un evento traumatico che causerà nella sua “testa” non pochi dissesti.

3La vera intuizione di questo lungometraggio si cela nella capacità di mostrare un’allegorica sintesi, poetica e allo stesso tempo aggiornata, tra la fisiologia del cervello e le complesse strutture psichiche della nostra mente, argomenti difficili da spiegare e da comprendere: ad esempio, le strutture più profonde della personalità di Riley prendono forma diventando suggestivi parchi a tema, sospesi nello spazio mentale; il subconscio viene reso attraverso una prigione oscura, dove si nascondono le paure più intime, alle quali non è assolutamente permesso varcare il confine del pensiero cosciente; il mondo dei sogni diventa una “Cine-produzione”, in cui i copioni vengono scritti e interpretati sulla base della giornata appena trascorsa.
4Pete Docter aveva già, con Up, Toy Story, Monsters& Co., raccontato l’importanza dei sentimenti,  affrontando in modo creativo e inedito argomenti quali la crescita, il lutto, la solitudine, le paure infantili. In Inside Out, Gioia guida le altre emozioni alla collaborazione, affinché ogni ricordo per Riley resti meraviglioso, felice e vada ad alimentare gli aspetti più positivi della sua personalità; di conseguenza Tristezza, che ha il bisogno di esprimersi come tutte le altre emozioni, viene tenuta ben distante dal “centro di comando”. Il risultato di questa condotta è devastante: Riley perde tutte le sue “Isole della Personalità”, precipitando in uno status di cronica apatia. Sarà necessario un viaggio attraverso il mondo mentale e i processi della memoria a lungo termine per far comprendere a Gioia e a Tristezza l’importanza di collaborare, poiché la felicità e la delusione sono solo due facce di un’unica medaglia. La grande sorpresa di Inside Out sta nel capire – o ricordare – che l’obiettivo di ognuno di noi non deve essere la felicità ad ogni costo: noi abbiamo il diritto di essere tristi! E abbiamo il dovere di amarla, quella tristezza, affinché dalle esperienze più infelici e malinconiche possa nascere qualcosa di positivo che ci permetta di crescere.

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Forse il punto è che crescere ci cambia, ci struttura e destruttura, ed è attraverso le difficoltà e le delusioni che veniamo temprati, che diveniamo più solidi,  più complessi; dai nostri percorsi emergono sentimenti più strutturati (l’ansia, il pregiudizio, la melanconia, l’odio, la nostalgia, la commozione), che daranno luogo a diversi caratteri della nostra personalità. Inside Out è senza dubbio un film istruttivo, intelligente, spiritoso. Dieci e lode per la forza e l’intensità con cui viene raffigurato il dramma della crescita: crescere significa sempre perdere qualcosa. Si tratta di uno dei rari film che, non solo ci fa ridere moltissimo, ma ci insegna ad amare la tristezza. Usciti dal cinema, sarete felici di farvi un bel pianto!

– Walter Farnetti e Silvia Rossi – 

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