Infrangere la quarta parete

Quando si parla di “quarta parete” si intende un muro immaginario, posto tra il pubblico e il palco di un teatro, che l’attore pone tra sé e la realtà, per entrare maggiormente nella propria dimensione artistica. Questa idea di dividersi metaforicamente dagli spettatori si trova formulata nel saggio De la poésie dramatique (1758) di Denis Diderot, ma anche in precedenti trattati sull’arte drammatica la necessità di una recitazione più realistica, divisa dalla propria persona e dalla contestualizzazione effettiva, appariva fondamentale. Il concetto, ad ogni modo, acquistò fama e diffusione solo a cavallo tra il XIX e XX secolo con l’avvento del realismo teatrale.

Quando si parla di infrangere la quarta parete, dunque, ci si riferisce all’utilizzo di un personaggio che smetta di essere immerso nella sua finzione e cominci a parlare direttamente con il pubblico. Si tratta di una particolarità utilizzata in particolar modo da Bertolt Brecht, che la utilizzava come invitato verso il pubblico a pensare in modo più critico a ciò che stava guardando: il cosiddetto effetto di alienazione (Verfremdungseffekt). Ma anche Luigi Pirandello ne fece un suo “marchio di fabbrica”, soprattutto in Sei personaggi in cerca di autore, dove i personaggi si muovono anche al di fuori dello spazio delimitato dal palcoscenico e recitano proprio in mezzo al pubblico, passando per la platea.

Negli anni, ovviamente, questa tecnica è stata adottata anche in diverse forme di arte, tra le quali il cinema, i fumetti, le serie tv e altro ancora. Per fare qualche esempio molto recente non possiamo che parlare di Deadpool, personaggio dei fumetti ideato da Rob Liefeld e Fabian Nicieza e comparso per la prima volta su New Mutants 98 del 1991. Questo supereroe diciamo “singolare” ha la particolarità – piuttosto divertente – di essere pienamente cosciente di appartenere ad un mondo immaginario, di far parte di un fumetto, e per questo spesso commenta direttamente con il lettore e fa riferimenti anche alla nostra realtà di tutti i giorni. E così è stato mantenuto nel film, che crea lo stesso effetto esilerante del suo originale cartaceo. Certo non si tratta di un caso unico nel mondo del fumetto, dove anche l’Uomo Porpora e She-Hulk, famosi personaggi della Marvel Comics, sono subito consapevoli di essere un fumetto, così come anche talvolta due supercattivi della DC Comics, Lobo e il Joker.

Personalmente, dei più recenti, quello che trovo più affascinante nell’atto di infrangere la quarta parete è senz’altro Frank Underwood, protagonista della serie House of Cards, ovvero il mitico Kevin Spacey. Nella sua lotta di potere Frank guarda spesso in camera, per fornire agli spettatori lezioni di vita piuttosto discutibili che rendono il suo meschino personaggio ancora più disturbante e al tempo stesso intrigante. È una tecnica che, usata a sproposito, potrebbe solo creare confusione, ma utilizzata in momenti e contesti specifici, e soprattutto, applicandola a personaggi con una caratterizzazione molto marcata, risulta estremamente vincente.

– Lidia Marino –  

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