Il teatro d’animazione: burattini e marionette

1Avete mai visto dal vivo uno spettacolo con burattini o marionette? Io ho avuto la fortuna di avere, tra i miei insegnanti di teatro, una giovane e brillante docente che non solo costruiva, ma portava in scena bellissime opere del teatro d’animazione. Se vi è mai sembrato semplice, non potete sapere quanto siate nel torto: pesantezza, delicatezza e solo dei fili a coordinare il tutto, fanno di questo tipo di intrattenimento un arduo compito, per non parlare del fatto che molto spesso un unico addetto dovrà interpretare tutti i personaggi presenti sul piccolo palcoscenico, dimostrando dunque, oltre alla manualità, una grande competenza recitativa. Per iniziare meglio chiarire la differenza tra i protagonisti di questo articolo: per burattino intendiamo un pupazzo con il corpo di pezza, e l’eventuale testa di legno o di altro materiale, che compare in scena a mezzo busto ed è mosso dal basso, dalla mano del burattinaio che lo infila come un guanto; le marionette, invece, sono dei pupazzi in legno, stoffa o altro materiale, che compaiono in scena a corpo intero e sono mosse dall’alto tramite fili collegati alle estremità del corpo e sulla testa. Chiarito questo, andiamo a scoprire un po’ di più di questa forma di spettacolo, acquisendo qualche dato storico.

2L’antichità presenta spettacoli con burattini e marionette sin dal principio, ben prima della nascita del teatro d’attore. Venivano utilizzati in funzione religiosa, per lo più nei templi, per raccontare i miti della tradizione, rappresentando ora dei ora uomini. I reperti più antichi che abbiamo risalgono al settimo secolo a.C., nell’antica Grecia. Il marionettista, già al tempo di Senofonte, che cita questo tipo di teatro nel suo Simposio, è una professione a tutti gli effetti: se ci pensate, il fatto che una costruzione con sembianze umane venga mossa da fili dall’alto rendeva perfettamente il ruolo delle divinità a quei tempi, dove l’uomo veniva, per l’appunto, condizionato in tutti i suoi movimenti dal volere divino. Andando avanti nel tempo, le testimonianze si perdono, soprattutto nel Medioevo: abbiamo solo due miniature trecentesche come superstiti, conservate nella Bodleian Library di Oxford, a corredo dell’opera di Jean de Grise Li romans du bon roi Alexandre, dove il teatrino ai lati è contrassegnato da due torrette che ne delimitano lo spazio scenico e che probabilmente sono all’origine del termine castello, ancora oggi utilizzato per indicare la struttura che ospita il teatro dei burattini. Nel decimo secolo, invece, questo tipo di spettacolo torna ad assumere una valenza religiosa, utilizzato all’interno delle Chiese per le Sacre Rappresentazioni, dove vengono messe in scena storia bibliche, che possano attirare tutta la popolazione, divulgando le Sacre Scritture con l’intrattenimento. In quest’ultime cominciano dunque a comparire anche personaggi negativi, come diavoli, morti, animali spettrali che, con il passare del tempo, passeranno ad avere valenza comica all’interno delle storie. In questo periodo nasce proprio il termine “marionetta”, precisamente a Venezia: lì infatti nel 944 dodici ragazze, in corteo per raggiungere la Chiesa di Santa Maria della Salute, vennero rapite da un gruppo di pirati saraceni, che però venne in fretta battuto, salvando l’onore delle giovani. Questo evento fortuito divenne una festa celebrata ogni anno, chiamata La festa delle Marie, dove a dodici fanciulle povere veniva fornita una dote per sposarsi con una dignità economica superiore al loro censo: come potete immaginare, questo “spreco di denaro” presto cominciò a pesare sulle casse della Serenissima Repubblica, che decise di rimpiazzare, pian piano, le ragazze a delle figure di legno meccaniche con arti mobili, chiamata Marione (Grandi Marie), portate ogni anno in processione per la città. Proprio in occasione di tale evento, vennero costruite anche delle copie in miniature di queste marione e da lì nasce il termine marionette, per l’appunto.

3Andando avanti nel tempo, arriviamo al grande momento della Commedia dell’Arte, dove gli spettacoli di intrattenimento acquisiscono una moltiplicazione dei caratteri, dove ogni personaggio rappresenta una parte della società: il successo diviene sempre più grande e dalla metà del Seicento in Italia il teatro dei burattini e marionette comincia a connotarsi come spettacolo vero e proprio, non più soltanto “di strada”. Sino alla fine del Settecento il repertorio musicale è prevalente in questo genere di spettacolo ed è questo il periodo di nascita dell’altro grande evento che segnò la strada e la storia dello spettacolo nel XVII secolo: il melodramma. Questo genere musicale accoglie al suo interno anche il teatro delle marionette, che si presta con facilità ai cambiamenti scenici e a sviluppare tutti quei meccanismi che diverranno tipici del teatro barocco. Sul finire del ‘700, però, Napoleone proibisce le maschere della Commedia dell’Arte e tutto quello che può essere ricollegato all’ancien régime. Se ne creano dunque altre, che rappresentano sempre il pensiero del popolo, interpretandone i gusti, i modi di fare, il linguaggio e le aspirazioni. I generi dai quali maggiormente si attinge sono la prosa e il melodramma, ma si trae spunto anche dalla narrativa: romanzi racconti e storie popolari. Quest’ampliamento del repertorio continuerà anche dopo la caduta di Napoleone, traendo spunto dalle storie dei santi e dall’Antico e Nuovo Testamento. A questo periodo dobbiamo la dicotomia strutturale tra burattini e marionette: i primi, mediamente composti da compagnie di due persone, possono portare gli spettacoli nei centri più piccoli, trasferendosi in campagna, mentre i secondi, dove l’alto colto della gestione della compagnia prevede spettacoli in centri più popolari, si trasferiscono nelle città.

Una storia, dunque, lunga e piena di dignità artistica che non sempre viene concessa a nessuna delle due figure lavorative, spesso collegate ad intrattenimento “per bambini” e per questo prese sul serio in modo minore di quanto un impegno e una capacità enormi richiederebbero.

– Lidia Marino – 

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