Il ruolo del teatro dall’antichità ad oggi

1Leggendo questo titolo, vi sarete chiesti: “come è possibile riassumere in poche righe la storia e il ruolo del teatro dall’antichità ad oggi?” Come ve lo siete chiesti voi, me lo sono domandata anche io e, ovviamente, è impossibile farlo in modo dettagliato, ma certo posso farvi notare un elemento che, nonostante i diversi stili, rappresentazioni e tematiche nel tempo, non è mai cambiato: il teatro è lo specchio della realtà. Che voglia contestarla, comprenderla o osannarla, il teatro è questo ed è stato sempre questo.

Era questo nell’Antica Grecia, dove nasce il connubio tra questa arte e il contesto sociale e politico, creando la satira (pensate agli attacchi del demagogo Cleone contro il poeta comico Aristofane), ed era questo nel teatro latino, fortemente collegato alle feste religiose. Veniva usata la contaminatio, consistente nell’inserire in un testo principale scene di altre opere, adattandole al contesto attuale e lo si faceva proprio per questa necessità di collegarsi alla realtà che ci circondava a ciò che guardavamo con gli occhi tutti i giorni. Magari alleggerita del suo ruolo arduo da sopportare, magari volta a distrarsi, ma anche in quello un chiaro segnale della situazione storica.

2Ed è sempre per tale motivo che il teatro subisce una crisi nel periodo medievale, una crisi voluta dalla Chiesa, troppo potente per permettere che sul palco andassero in scena tematiche “sconvenienti” o spunti di riflessione che potessero essere colti dal pubblico. Ma in questo silenzio sappiamo comunque esserci molta realtà, che emerge al sorgere del Rinascimento, dove il teatro cambia completamente le proprie vesti, per divenire non solo intrattenimento, ma vero e proprio mestiere. In quest’epoca lo spettacolo teatrale conobbe la sua massima fioritura e in Italia nasce la commedia dell’arte, tornando alle maschere e alle dinamiche tipiche della Grecia classica. Le compagnie istituirono l’uso dello spettacolo a pagamento e portarono le loro esibizioni in tutte le città d’Europa.

Ma è il Seicento il vero secolo d’oro. William Shakespeare, probabilmente il commediografo più conosciuto di tutti i tempi, ha segnato profondamente la scena teatrale del suo tempo e in Francia nasce il teatro classico, con le grandi tragedie di Jean Racine e le commedie di Molière: vengono introdotti sulla scena non più macchiette, ma personaggi dai caratteri complessi, che vogliono conoscere, sperimentare, che si contraddicono, che vivono con passione, che amano visceralmente. Un riscatto dell’uomo dall’oppressione passata, che va modificando sempre di più la figura stessa del teatro. In Italia, Carlo Goldoni sostituisce ai canovacci e all’ambientazione indeterminata degli spettacoli della Commedia dell’Arte un testo 3scritto e una scena definita e obbligò gradualmente le maschere a riferirsi ad un testo scritto, rinunciando alle facili buffonerie e inserendo l’azione nel contesto borghese e mercantile, mentre Vittorio Alfieri sviluppa il genere tragico, approfondendo lo scontro morale tra la figura dell’eroe e quella del tiranno.

Agli inizi del Novecento un nuovo punto molto importante sociale muta nuovamente il teatro: la nascita del cinema. Quest’ultimo rispecchia la realtà in modo ancora più fedele di quanto avesse mai potuto fare il suo predecessore, portando l’avo, dunque, a spogliarsi di ogni finzione, portando sul palcoscenico la vita e le inquietudini della piccola e media borghesia, interpretate da drammaturghi come il norvegese Henrik Ibsen e l’italiano Pirandello. L’attore è tangibile, è parte del ruolo, è egli stesso ciò che in scena, arrivando ad esasperare questi aspetti durante la prima metà del Secolo con Bertolt Brecht e Kostantin Stanislavskij.

Potreste chiedervi per quale motivo, allora, se il teatro si adatta così indissolubilmente al contesto storico, risulti così attuale anche nelle sue opere più antiche. Beh, ma la risposta è semplice: immedesimazione. Perché ci sono tante opere antiche trasportate ai nostri tempi? Perché non fatichiamo ad applicare una qualsiasi opera di Plauto alla corruzione della politica odierna? Forse potrà sembrarci estraneo al nostro mondo il parlare in rima dei personaggi Shakespeariani, ma quanta umanità c’è in un Otello che perde il senno, perché ingannato da una figura crudele e infida? Se c’è realtà dentro un’opera è impossibile non sentirla nelle vene. Ed ecco perché il teatro è ancora meraviglia pura.

– Lidia Marino – 

 

 

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