Il romanzo epistolare, storia e grandi esempi nella letteratura

1Conoscerete tutti il romanzo epistolare, che, come suggerisce il nome stesso, consiste in una trama portata avanti, non tramite il ritmo narrativo diretto, ma tramite lo scambio di lettere tra i personaggi: questo tipo di testo ha molti punti interessanti, primo tra tutti il fatto di poter utilizzare, per l’autore, diversi stili, basandosi sul livello culturale o sociale di chi scrive, o dal grado di conoscenza e di rapporto che hanno il mittente e il destinatario. Inoltre, un altro elemento degno di importanza è il fatto che non sia un narratore ad introdurre i suoi protagonisti, ma essi stessi a svelarsi, nella loro piena identità, nelle loro scelte di usare una parola piuttosto di un’altra, nella loro vita.

Alle origini del romanzo epistolare abbiamo alcuni testi classici, come le Heroides di Ovidio, una serie di lettere d’amore che l’autore attribuisce ad amanti appartenenti alla mitologia, ma soprattutto il diffondersi delle raccolte di libri di lettere nel Cinquecento, come Lettere amorose di due nobilissimi intelletti di Alvisio Pasqualigo, pubblicato a Venezia nel 1563, anche se i veri e propri romanzi del genere compaiono verso il diciottesimo secolo, in seguito alla pubblicazione di Pamela di Samuel Richardson, che viene preso come modello anche in seguito, elevando il genere nella storia della letteratura. In quel periodo possiamo trovare vari esempi importanti, tra i quali La monaca di Diderot, Lettere Persiane di Montesquieu e, 2ovviamente, il meraviglioso Le relazioni pericolose di De Laclos. Nel panorama della letteratura italiana il primo vero tentativo di scrivere un romanzo del genere lo troviamo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, di Foscolo, ispirato soprattutto a I dolori del giovane Werther di Goethe, che però trasforma i nuclei tematici del suo modello da personali a politici, in un’analisi approfondita della società dello scrittore (Ortis è infatti vittima dei tempi).

Il secolo successivo non è decisamente da meno e vediamo nascere capolavori come Storia di una capinera di Giovanni Verga, De profundis di Oscar Wilde, Lettere al padre di Franz Kafka, il libro dell’Es, di Groddeck e, soprattutto, il Dracula di Bram Stoker, che forse è uno dei più famosi, anche tra i non amanti del genere. E gli esempi di questo tipo di narrazione arrivano fino ai giorni nostri, con Ragazzo da parete di Stephen Chbosky (dal quale è stato tratto il film Noi siamo infinito) Che tu sia per me il coltello di David Grossman. Eppure, come è normale che sia, in questa modernità dove non sembra esserci posto per le lettere si apre un altro mondo per il romanzo epistolare: quello delle e-mail e degli sms. Però il fascino di una storia che ci viene raccontata tramite i racconti a qualcun’altro, o anche solo il fatto che un sentimento, che sia l’amore, l’odio, la vendetta o l’amicizia, non possa consumarsi dal vivo, ma debba costringere a trovare delle parole adatte per descriverlo, non sembra smettere di esistere. E se vi avvince, forse non dovreste perdervi al cinema La corrispondenza.

– Lidia Marino –

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