Il ritmo musicale negli animali

Non c’è niente di più divertente del vostro gatto (nel mio caso) che durante una canzone decide di inserirsi, soprattutto se lo fa a tempo. Dalla pura risata, però, può nascere la domanda più tecnica, alla quale oggi daremo qualche risposta in questo articolo dedicato al ritmo musicale negli animali.

Sembra che solo pochi organismi possano muoversi secondo un ritmo musicale naturale e gli scienziati si dividono circa quali siano con sicurezza. Non ci stupirà partire dalla scimmie: alcune di loro si muovono a tempo di musica e possono addirittura suonare degli strumenti, così come alcuni uccelli, ma nonostante ciò sembra che in loro l’entenamento in senso biomusicologico (la sincronizzazione degli organismi con un ritmo esterno percepito, come appunto la musica o la danza umana) non sia molto diffuso. Per testare questa capacità, occorre dunque cambiare il tempo e osservare le reazioni che si verificheranno.

Uno dei primissimi casi di riconoscimento del ritmo si è verificato nello studio del dottor Aniruddh Patel, allora neurobiologo presso il Neurosciences Institute di San Diego. Lo scienziato stava svolgendo diversi tipi di studio sul cacatua Snowball, ma si è trovato di fronte ad un’incredibile esperienza, quando il volatile ha iniziato a ballare, seguendo la canzone Everybody dei Backstreet Boys. Del resto, è difficile stare fermi su quelle note! Ad ogni modo, Patel e altri ricercatori, a quel punto, decisero di sottoporre Snowball a undici versioni diverse delle stesso brano, rallentandolo o velocizzandolo, e il cacatua variò il suo movimento, ma con una piccola percentuale di successo nell’esperimento. Solo anni dopo, gli scienziati asserirono che fosse in realtà capace di avvertire il cambiamento, ma che non fosse semplicemente bravo a muoversi a tempo. Io un po’ lo capisco.

Lo stesso caso particolare è stato riscontrato in un leone marino, Ronan. Questo, oltre a riconoscere i cambi di tempo, si muoveva in modo fluido e quasi perfetto, ma nonostante ciò nessuno dei due animali ha potuto creare uno storico: per ora sembra che fossero proprio loro ad essere speciali e non che le razze alle quali appartengono possano di fatto riconoscere il ritmo.

E negli umani come si è verificata questa particolarità? Il biologo evoluzionista (e musicista dilettante) W. Tecumseh Fitch sostiene che la comunicazione ritmica si sia sviluppata in noi subito e che questa sia servita poi da base per il linguaggio stesso. Il linguaggio “ha messo da parte la musica e il canto, rendendoli fossili viventi di una prima fase comunicativa dell’umanità”, ha scritto. Non più essenziale, la musica era dunque libera di diventare “un parco giochi ricco e senza vincoli per l’espressione creativa”.

Non per questo non possiamo goderci Snowball che balla sulle voci della boyband migliore degli anni ’90!

– Lidia Marino – 

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