Il Musical della settimana: The Phantom of the Opera

 2Come detto più volte, sono una fan molto accanita di questo genere cinematografico e teatrale e ad esso ho deciso di dedicare questa nuova rubrica, iniziando con quello che per me è e sarà sempre il migliore in assoluto; iniziamo quindi questo viaggio con Il Musical della settimana: The Phantom of the Opera sarà il primo ad essere analizzato, cercando, però di viaggiare per il mondo, parlando anche di produzioni meno conosciute, ma ugualmente interessanti e andando anche a vedere eventuali “difetti”.

Che siate andati a vederlo a teatro, o abbiate qualche versione registrata, avrete ben notato la grandiosità di questa produzione. Prima di parlare della trama, infatti, vorrei focalizzarmi su quello che ho sempre trovato un punto di forza del musical internazionale: le scenografie e i costumi. Non si bada a spese e, molto spesso (sebbene non sempre, sia chiaro) questo regala allo spettatore, oltre all’esperienza musicale, una meraviglia per gli occhi, che non smettono mai di abituarsi a quello splendore, ma anzi ne rimangono rapiti anche alla fine dello spettacolo. In questo caso, posso facilmente elencare gli elementi impossibili da non emozionare: l‘overture – come se non fosse abbastanza potente a livello sonoro – porta il famoso chandelier dal palco fino al centro del teatro, passando letteralmente sopra le teste degli spettatori (una sensazione fantastica, vi assicuro), per poi effettuare il viaggio di ritorno alla fine del primo atto, quando 1“cade” sul pubblico, vittima dell’ira del Fantasma: semplicemente delizioso; la nebbia che appare da sotto la barca, con le candele che spuntano da dietro il palco, facendo apparire i protagonisti, intenti a giungere nel nascondiglio di Erik: una perfetta rappresentazione del “To a world where the daylight dissolves into darkness” del testo; la scalinata piena di personaggi mascherati di The Masquerade, con l’arrivo del Fantasma vestito da Morte Rossa e, solo per non citare quasi tutti i pezzi, la grande statua dorata che appare sopra le teste degli spettatori, durante la scena All I ask of you reprise, dove l’Angelo della Musica si strugge per la perdita della sua Christine. Scene veramente ben realizzate e che contribuiscono a rendere questo spettacolo il più longevo di Broadway e uno dei più longevi del West End. E poi, come accennato, i costumi, realizzati nel dettaglio, che tolgono letteralmente il fiato: insomma, solo Christine si cambia ben otto volte!

Ma certamente non è solo grazie a questa goduria visiva che The Phantom of the Opera funziona: le musiche di quel geniaccio di Andrew Lloyd Webber probabilmente sarebbero bastate anche da sole, accompag3nate – certo – dai magnifici testi di Charles Hart. Una musicalità che si ispira alla lirica, ma che al tempo stesso se ne allontana, soprattutto nelle musiche scritte dal Fantasma stesso – o cantate da lui -, dimostrando un genio fuori dal classico, fuori dal comune. La storia, liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Gaston Leroux, si focalizza proprio sull’amore disperato di questo genio musicista che, tormentato dal proprio volto sfigurato dalla nascita, ricerca un po’ d’amore nella sua pupilla, la soprano Christine Daaé, alla quale ha insegnato il bel canto, ma che viene da lui stesso allontanata, a causa della violenza da lui attuata nel corso della storia. Infatti il tema della Bella e la Bestia si compie in tutto e per tutto, quando la ragazza canta “This haunted face holds no horror for me now. It’s in your soul that the true distortion lies”, superando la paura iniziale per l’aspetto e focalizzandosi sugli atti, su quello che rendono Erik effettivamente una Bestia, fino a quando non compie il sacrificio e lascia fuggire la bella. Nel musical poi lei gli riconsegna l’anello e fugge con Raoul, ma Webber ha scritto anche il seguito Love Never Dies, dove il tutto viene rovesciato e dove la famosa scena delle scale del 25esimo del Phantom assume tutto un significato differente…

4Infatti, sebbene dal 1986 siano cambiate numerose compagnie e attori, non posso fare a meno di spezzare una lancia a favore di chi, nell’anniversario, appunto, ha voluto vedere un momento di tormento nella decisione finale di Christine, sebbene andarsene fosse una conseguenza del tutto coerente, ma – come da lei stessa ammesso prima – “I know I can’t refuse, and yet I wish I could”… e adesso potrebbe, potrebbe eccome. Comunque, questo è un dettaglio facilmente obiettabile, ma che non cambia la poesia meravigliosa del musical. Se posso permettermi, andate a vederlo a teatro, se dovesse capitarvi, e NON BASATEVI SUL FILM, del quale, se avete notato, ho preferito non parlare. Per quanto ami Gerard Butler, ho trovato la scelta di dare a dei cantanti mediocri delle parti così importanti decisamente discutibile e la regia stessa stravolta, quando – effettivamente – avrebbero potuto trasporre lo spettacolo così com’era, cambiando qualcosina, ma senza fare di testa propria. E poi… e poi odio la mancanza di qualsiasi emozione recitativa di Emmy Rossum, mi spiace. Piuttosto, compratevi il dvd del 25esimo, andato in scena nell’imponente Royal Albert Hall, con un cast davvero perfetto: Ramin Karimloo (mio Dio) nei panni del Fantasma, Sierra Boggess nei panni ottimamente recitati e cantati (impara, Rossum) di Christine, Hadley Fraser in un passionale Raoul, Wendy Ferguson in una perfetta (davvero, perfetta!) Carlotta, solo per citarne alcuni.

Vi lascio un video, per invogliarvi.

Perhaps we may even frighten away the ghost of so many years ago with a little illumination!

– Lidia Marino – 

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2 pensieri su “Il Musical della settimana: The Phantom of the Opera

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