Il Musical della settimana: Sweeney Todd

1So che a molti sarà venuto in mente principalmente la versione cinematografica di Tim Burton, ma Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street è prima di tutto un musical scritto da Stephen Sondheim, che si è occupato delle musiche e dei testi, e da Hugh Wheeler, che ha elaborato il libretto. Questo spettacolo ha vinto ben otto Tony Awards nel 1979 per la versione di Broadway, che andò in scena sotto la regia di Harold Prince dal 1º marzo 1979 al 29 giugno 1980, chiudendo dopo 557 repliche e 19 anteprime, con la mitica Angela Lansbury nei panni della folle cuoca Mrs Lovett; la versione londinese, invece, ha aperto il 2 giugno 1980 al Drury Lane Theatre, rimanendo in scena per 157 repliche, e vinse il Laurence Olivier Award per il miglior musical. Insomma, stiamo parlando di un progetto che ha funzionato sin dal principio e questo perché? Come mio solito, punterò i riflettori su quelli che ritengo siano i punti di forza dello spettacolo.

In questo caso non ho molti dubbi: Sweeney Todd colpisce per le sue atmosfere, per le musiche che contribuiscono ad aumentare quel senso di ossessione e di malvagità che alberga in quelle sporche strade, e per il grottesco. Oh sì, i personaggi di questo musical ne sono pregni, anche quelli positivi che, in alcuni momenti, sembrano così “puri e angelici” da essere quasi stupidi, in quel contesto infernale. Ed è proprio questo che questo musical deve lasciare, alla fine della giostra: una sensazione di macabro, irrealistico ed eccessivo, ma che entra nelle vene. Insomma, nello spettacolo originale è lo stesso cadavere di Todd a raccontare la storia, perciò viene subito svelato allo spettatore ciò che andrà a conoscere. Si aggiunge la storia d’amore solo per contribuire maggiormente all’orrore, in questa “commedia degli errori”, che raggiunge picchi di crudeltà sempre più alti, mentre le musiche fanno danzare i personaggi in atmosfere quasi paradossali. La costruzione, dunque, funziona alla perfezione. Anche la versione italiana, uscita nel 2011, non aveva peccato nel riprodurre determinate atmosfere, e aveva scelto un ottimo Andrea Croci che, con la sua voce profonda e la faccia contrita da una rabbia mista a dolore, aveva ben interpretato il suo Sweeney.

2Ma, visto che il relativo film è molto famoso, ho deciso di parlarvi anche di quello. Un musical così cupo come poteva non piacere a Tim Burton? Era abbastanza ovvio che prima o poi ne avrebbe fatto una sua versione. La pellicola ha avuto critiche contrastanti e un successo non così dichiarato, ma io l’ho trovato molto ben realizzato, sebbene ci siano diversi cambiamenti rispetto allo spettacolo originale, che però ho compreso, dovendo fare i conti con un pubblico cinematografico che spesso non mantiene la stessa concentrazione di quello teatrale. Mi dispiace principalmente che abbia tolto uno dei pezzi più “distorti” del personaggio del giudice Turpin (Mea culpa), che aveva una bella dose di inquietudine al suo interno e che Alan Rickman avrebbe realizzato – ne sono certa – in modo esemplare. Nonostante il pubblico non sia stato unito nel dichiarare questo prodotto come buono, il film ha vinto il premio come miglior film (commedia o musical) e come miglior attore (commedia o musical) alla 65-esima edizione dei Golden Globe ed è stato candidato all’Oscar come miglior attore protagonista e migliori costumi, vincendo la statuetta come migliore scenografia all’80-esima edizione degli Academy Awards. Il cast, a mio avviso, è stato scelto splendidamente (sebbene, si sa, Depp e la Carter siano gli amori di Burton), e lo consiglierei, in particolare perché le atmosfere dark il regista non manca mai di saperle realizzare, sebbene forse gli manchi quella velata ironia grottesca dell’originale.

– Lidia Marino – 

 

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