Il Legame – Recensione del film Netflix

È un periodo strano per il cinema, stretto fra le sofferenze dovute alle chiusure delle sale per il Covid-19 e l’impressione che i vari servizi di streaming come Netflix o Prime Video riescano con fatica a mantenere alta la loro qualità. Le storie che vediamo negli originali di Netflix in particolare sembrano sempre più svogliate e standard, e sembra che a quasi quattro anni dal suo arrivo in Italia la sua classe e la sua forza di servizio innovativo stia ormai scemando per divenire sempre più generalista. La sua mission -costruire un nuovo tipo d’intrattenimento più moderno e portarlo in giro per il mondo- sembra da tempo essersi arenata, complici le difficoltà finanziarie e la direzione creativa dei progetti molto altalenante. Questi i motivi per i quali avviando l’app nei giorni scorsi tutto mi sarei aspettato tranne che di trovarci uno dei migliori horror italiani degli ultimi anni: Il Legame, di Domenico De Feudis, che arriva a farci passare un Halloween con i fiocchi in una Puglia selvaggia, lugubre e ricca di misteri.

Un classico horror pugliese

Puglia, forse alla fine degli anni ’80 (come suggerito da qualche indizio sparso): Francesco è un giovane uomo che porta la sua fidanzata Emma e la figlioletta di lei, Sofia, a conoscere sua madre e i suoi parenti in quella che dovrebbe essere una piacevole vacanza al sud. Fra tranquilli viaggi in macchina, paesaggi spettacolari con filari di ulivi secolari e gravine selvagge, fin dall’inizio Il Legame sembra condurci su una strada molto canonica per il cinema horror. Ombre inquietanti si muovono fra i lunghi corridoi della casa paterna di Francesco, la madre e una cara amica di famiglia si danno a praticare antichi riti fra il sacro e la magia popolare e soprattutto non passa molto tempo prima che la figlia di Emma si ammali misteriosamente, una malattia che sembra in grado di portarla alla morte.

Se siete appassionati di horror e mistery in salsa italiana o se venite da quella splendida terra che è la Puglia, forse avrete intuito di cosa parli Il Legame: appare presto chiaro come la bimba abbia infatti il malocchio o, per usare i termini giusti, abbia subito una Fascinazione da parte di qualcuno. Il film -un’ora e mezza in tutto- racconta la semplice storia di questo mistero, con una coppia di innamorati decisi a salvare la piccola indagando sugli oscuri segreti della masseria. Si tratta di una storia di maledizioni, di gelosie, di segreti taciuti, ovvero di una classica storia folk-horror basata sul classico immaginario popolare “da provincia italiana”.

E mettiamolo in chiaro: il film è tutto qui, non ha altri significati, non ha altre sovrastrutture, non cerca di costruire chissà quale discorso sul folklore popolare (cosa che molti si aspettavano) o di andare oltre la semplice storia di genere, anzi mostra elementi che sono nel DNA del genere. Anche le psicologie contrapposte dei personaggi -elementi essenziali in questo tipo di cinema- sono elementari e senza reali sviluppi, come nel più perfetto dei film horror americani, e persino la risoluzione del racconto manca forse di una forza convincente e davvero innovativa per essere d’impatto.

Eppure, nonostante tutti questi siano punti apparentemente negativi per Il Legame, torniamo a ripetere quanto detto sopra: si tratta di un film importantissimo per l’horror italiano.

Prendersi sul serio

C’è un motivo semplice per cui un film in parte basato su cliché e forse non con tutto il mordente che avrebbe meritato di avere può dirsi una scommessa vinta: Il Legame si prende sul serio, fugge via da messe in scena scolastiche, dialoghi imbranati, momenti di umorismo forzato e tutti gli altri obbrobri che il cinema italiano è riuscito a regalarci (salvo alcuni casi). È un horror diretto seguendo un rigido manuale di buoni propositi, che non perde tempo in chiacchiere e focalizza l’attenzione dello spettatore sugli orrori in scena attraverso una regia elegante e ragionata, con una serie di inquadrature che utilizzano tutto il campionario di “pugliesità” del film in maniera sapiente creando la giusta atmosfera. I dettagli della casa infestata, la natura selvaggia che la circonda, i magnifici ulivi secolari attorno a essa non sembrano usciti da un documentario della Regione Puglia, ma sono mostrati con sapienza e amalgamati agli elementi di un racconto basato su un’atmosfera inquietante piuttosto che sulla voglia di far saltare sulla poltrona.

A questo aiuta anche la colonna sonora di Massimiliano Mechelli, superba nel saper accompagnare il racconto con toni cupi e quasi misticheggianti, che fotografano tutta la “solennità” della vicenda: la lotta contro il tempo per salvare un innocente da un destino orribile. Discorso a parte merita il cast, vero punto debole. Se Mìa Maestro -Emma- è convincente nei panni di una giovane madre single messa di fronte a qualcosa di inquietante e gli attori comprimari (molti i pugliesi) riescono a ricreare uno spaccato di tipica cittadina del Tavoliere, Riccardo Scamarcio pur sforzandosi di dare una prova all’americana non riesce a sostenere il ruolo principale, apparendo scialbo e svogliato per buona parte del film.

Un peccato difficile da dimenticare, ma che non intacca minimamente il progetto, ve lo assicuriamo.

La strada giusta

Il Legame è senza dubbio un bell’esempio di cinema di genere all’italiana, capace di incontrare i gusti del pubblico mainstream più affezionato ai film di James Wan o della Blumhouse (con i quali ha qualche lontano punto di contatto nell’approccio e nei temi). Grazie a una veste artistica che funziona alla perfezione e, forse, alla scelta di concentrarsi su una storia semplice ma ricca di suggestioni, nella sua ora e mezza intrattiene, spaventa e affascina grazie a un approccio serio e che non cede mai il fianco all’estetica o alla narrativa da fiction, concentrandosi sul voler narrare una bella storia del terrore.

Molti parlano di punto di svolta per il cinema horror italiano, e non è sbagliato poiché il film di De Feudis, arrivato sulla principale piattaforma di streaming al mondo, ci ricorda che esistono ancora artigiani con a cuore il bene di quel genere, e in grado di ripartire da una materia fertile ma trascurata come il folklore italiano. La speranza è che De Feudis non disperda l’ottimo risultato, perfezioni ancor più la sua poetica e la metta ancora al servizio del cinema di genere, ampliando i suoi orizzonti. Ancor più, la speranza è che Il Legame ispiri molti altri registi italiani, riportandoli in massa a dirigere horror, fantascienza e chissà cos’altro, magari con l’aiuto di Netflix o Amazon.

Infine, la speranza è che l’ottimo esperimento del colosso americano con Il Legame non sia un caso isolato, ma solo il primo tassello di una rinascita.

Ne gioveremmo noi, ne gioverebbe Netflix.

– Fabio Antinucci –

 

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