Il Guardiano degli Innocenti, i “primi passi” di Geralt di Rivia. [Recensione].

gDato che il 19 maggio prossimo il mercato del videogioco mondiale vedrà arrivare The Witcher 3, terzo capitolo della fortunata serie di giochi di ruolo action/fantasy della polacca CDK Red, oggi tentiamo di tornare a dove tutto è cominciato parlando dei “primi passi” del protagonista del gioco, ossia Geralt di Rivia, personaggio letterario ancor prima che dei videogiochi.

1986: Andrej Sapkowski, rappresentante di vendita di quarant’anni, inizia a scrivere una serie di racconti fantasy che lo incoroneranno “Tolkien dell’est”. Stiamo parlando dei racconti contenuti ne Il Guardiano degli Innocenti (Editrice Nord 2010), una raccolta dalla struttura interessante: sei racconti brevi che narrano le gesta del cacciatore di mostri Geralt, impegnato a distruggere minacce in lungo e in largo nei Regni Settentrionali, regione medievaleggiante in cui superstizione, mostri e guerre disastrose convivono. Ad alternarsi ai singoli racconti, sette parti di una storia lunga che funge da cornice narrativa. All’inizio della raccolta troviamo infatti Geralt ferito e ricoverato in uno dei tanti templi della sua terra; la convalescenza e le numerose conversazioni con le persone che si prendono cura di lui danno all’autore l’aggancio per inserire i singoli racconti come se fossero flashback.

Quello di Sapkowski è un fantasy atipico, incentrato sul personaggio principale e sulla sua concezione del mondo (Geralt, in quanto witcher, si comporta seguendo un rigido codice di comportamento), una personalità sempre scissa fra la necessità di “far cassa” attraverso il suo lavoro da mercenario e la propensione a cercare di fare “la cosa giusta”. Una narrazione crepuscolare, che mette in risalto i caratteri dei personaggi in modo non dissimile da Le cronache del ghiaccio e del fuoco.

Il sapore della raccolta è quello di un “brand” che muove i suoi primi passi, la fase seminale di una saga e di un mondo narrativo che anni dopo la pubblicazione dei racconti sarebbe esploso in vari altri prodotti come film, fumetti e, naturalmente, videogiochi.

Se i primi racconti sono molto didascalici e sembrano fatti per delineare il personaggio, con dialoghi poco convincenti, proseguendo ci si imbatte in storie molto più mature e ispirate come Il male minore o L’ultimo desiderio. La cosa più bella è però che Sapkowski dimostra di saper dare a quello che scrive un valore letterario: se qualche richiamo ai luoghi comuni del genere è presente (come la presenza di personaggi topici come il bardo, il mago, il guerriero…), il fatto che l’autore abbia preso spunto dal folklore e dalle favole più famose (La Bella e la Bestia, Aladino… sì, avete capito bene!) rende questo tutto tranne che il solito “fantasietto” che sembra la brutta copia di Tolkien o Martin. E credetemi: è sempre più spesso così. Ahinoi.

Quindi, in definitiva, se cercate un fantasy adulto, non sapete come compensare la lentezza di Martin nello scrivere o state rosicando perché non possedete un pc abbastanza potente per giocare a The Witcher, il consiglio è quello di lasciar perdere il gusto acerbo dello stile dell’autore e partire con Gerald verso un mondo cupo, pericoloso, e divertente.

– Fabio Antinucci – 

Rispondi