Il fondamentale ruolo del suggeritore teatrale

1Sono almeno cinquant’anni che la figura del suggeritore teatrale non rappresenta più un mestiere a tutti gli effetti, ma, avendolo improvvisato il mio primo anno di lezioni di teatro, non posso che sentirmi solidale e parlare di quanto sia stato fondamentale il suo ruolo nel corso della storia di questa meravigliosa arte sul palcoscenico. Magari alcuni di voi ricorderanno la sua presenza, al centro della ribalta, nascosto alla vista del pubblico nella sua botola, ma sempre presente e, come me, vi sarete chiesti almeno una volta come mai sia scomparso: insomma, la mia memoria va peggiorando, io lo troverei ancora utile! Ma vi siete mai soffermati sulla difficoltà di questo ruolo? Potreste pensare: qual è il problema di tenere in mano il copione e aiutare gli attori a ricordarsi le battute? Beh, per la mia piccolissima esperienza, posso dirvi che, anche se aiutati dal sopporto cartaceo, conoscere l’intera scena risulterà praticamente fondamentale, per evitare di perdersi nel momento topico. E non sottovalutate le pause volute dall’artista, capace di far perdere dieci anni di vita al suggeritore, convinto che lui non ricordi la sua parte o, peggio, che non riesca a sentirlo!

Un tempo tutte le compagnie avevano in organico almeno un suggeritore, che permetteva di allestire un vasto e vario repertorio, economizzando tempi e modi di produzione. E forse è proprio questo uno dei motivi della progressiva scomparsa di questo mestiere: il cast ha – di solito – maggiore possibilità di conoscere la propria parte, più ore dedicate ad imparare tutto quello che c’è da sapere, e quindi i teatri avranno deciso di smettere di pagare una figura in più, che potrebbe “impigrire” gli attori. Pensate che in passato alcuni “artisti” evitavano appositamente di dedicare troppe energie alla memorizzazione, per affidare ogni lacuna alla battuta pronta del suggeritore e poterlo poi usare come capro espiatorio, nel caso il pubblico potesse accorgersi di tali errori (anche perché la compagnia avrebbe perso credibilità e successo). La buca del suggeritore è stata a tutti gli effetti l’emblema del teatro ottocentesco: la sua comparsa nel luogo dell’azione rappresentativa s’impose con la moltiplicazione degli spazi dello spettacolo, costruiti sul modello del teatro all’italiana: ci sono ancora oggi edifici teatrali i cui palcoscenici conservano al centro un quadrato tagliato in due, il coperchio della botola. Il suggeritore stava appunto sotto il palco, dentro la buca e nascosto da una leggera intelaiatura di legno rimovibile, chiamata “capolino”. La buca era un luogo buio, freddo, dove non era consentito nessun tipo di riscaldamento e a quel povero uomo veniva fornito (ma mica sempre) l’utilizzo di borse d’acqua calda per scaldare almeno la parte inferiore del corpo. Insomma, un individuo fondamentale, ma che di questa sua importanza vedeva ben pochi benefici.

2Se ci fate caso quasi tutti i libri sul teatro e i libri di memorie degli attori ottocenteschi non parlano quasi mai direttamente del suggeritore, e se lo fanno non vi si soffermano, perché più concentrati sul proprio ruolo e sulla propria egocentrica rappresentazione, che sulla reale esperienza sul palco. Una testimonianza interessante giunge, però, nel 1830, con il Manuel du souffleur, scritto dal suggeritore Thibaut Thibaut e pubblicato a puntate nel “Journal des Comédiens”, i cui numeri sono usciti dal dicembre del 1830 al settembre 1831: scritto da una mano colta e consapevole, le sue pagine forniscono finalmente informazioni approfondite sull’argomento. Thibaut ci parla dell’“esperienza” del suggeritore, proprio come un modo per conoscere e avvicinarsi alle pratiche teatrali: apprendere i segreti della recitazione, della messa in scena e della composizione drammaturgica, consacrandosi al mestiere. Troviamo appassionanti passaggi dove fa affiorare il suo dispiacere per l’ignoranza che circonda il suo mestiere e la scarsa considerazione; parla del suo lavoro come qualcosa di equivalente alle altre arti, che necessita di sensibilità, necessaria per collaborare con le diverse nature di attori. Un qualcosa sul quale riflettere, non credete? Certo, adesso che siamo “viziati” dalla realtà virtuale del Cinema, è difficile immaginare per noi il dover fingere di non vedere una figura al centro di un palco dove non dovrebbe esserci, e pretendere di non sentire la sua voce emergere, ogni tanto. Però ci tenevo a dare un giusto riconoscimento a chi, pur se importante, tornava a casa senza applausi. Voi cosa ne pensate?

– Lidia Marino – 
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