Il fascino (in)discreto dell’Età Vittoriana

11837-1901: anni che hanno cambiato completamente la Storia inglese (e quella dell’intera umanità) con grandi progressi tecnologici e politici; ma, soprattutto, quaranta anni di Storia che hanno ispirato legioni di artisti e creativi, dagli autori ad essa contemporanei sino ai creatori di Penny Dreadful e del videogioco The Order-1886. Gli italiani di Limana Umanita edizioni vi hanno ambientato anche il loro ultimo gioco di ruolo, Brass Age. Ladies & gentlemen, oggi a bottega si indaga sul fascino (in)discreto dell’Età Vittoriana nella narrativa.

Un’altra interminabile lista…

Facciamo un veloce elenco di autori e di opere. Proviamo. Conan Doyle, Austen, Bronte, Wilde, Dickens. Dracula di Bram Stoker. E poi, andando avanti nel tempo: La Lega degli Straordinari Gentlemen, From Hell, i già citati Penny Dreadful e The Order. In questi giorni esce il film del remake in salsa zombie di Orgoglio e Pregiudizio. Abbiamo preso solo alcuni esempi, che ancora forse non bastano a dimostrare bene che l’Età Vittoriana, con la sua atmosfera malsana, ha continuato a fare capolino nella narrativa mondiale (un solo esempio di prodotto di influenza sulla cultura asiatica: il manga Steamboy). Quello della regina Vittoria è stato davvero il momento di culmine della potenza inglese, durante il quale trovarono pieno compimento delle premesse di sviluppo culturale che erano state messe “in cantiere” da molto tempo. Uno sviluppo accompagnato da note dolenti, certo, come la nascita dell’inquinamento di massa e delle più dure e svantaggiate forme di proletariato urbano. Fu l’età della nascita della metropoli moderna e della moderna società dei consumi, dei 2prodromi dell’industria culturale e del persino uno dei luoghi in cui si affermò il cinema. L’impatto fu esaltante. La letteratura le esaltò, forgiò dei nuovi “miti”, modernissimi, ai quali tutti finirono per interessarsi. Gli slums ispirarono il filantropo Dickens a scrivere dei bambini sfruttati sui luoghi di lavoro, la frivola e al tempo stesso ferrea etichetta alto borghese condusse Jane Austen ad elaborare splendidi ritratti dell’animo umano nelle sue “commedie intelligenti”. Intanto, le voci di viaggi straordinari e di progressi scientifici spronavano il francese Jules Verne ad immaginare un veicolo subacqueo capace di attraversare il globo. Era nato l’antenato dello steampunk.

Atmosfere inebrianti.

Di quella “droga” inebriante possiamo sentire l’odore ancora oggi. È una droga che ci porta in circolo nel sangue, più che un genere, un’atmosfera da cui prendono vita diverse opere di generi, dall’horror al romantico, sino alla fantascienza. Evidentemente deve esserci una schiera di persone che rimangono imbambolate quando vedono gli abiti dell’epoca, quando sentono un dialogo che segua gli stilemi dell’epoca, tremano quando il loro attore inglese preferito riveste i panni di un vittoriano. Gli elementi base dell’immaginario vittoriano sono 3diventati parte di una vera e propria mitologia, forte quanto quella medioevale, grecoromana o del Giappone antico.

Classici del postmoderno.

Le opere contemporanee, fra fumetti, serie televisive e via dicendo, hanno ripreso quei (tanti) elementi e li hanno rielaborati all’infinito e sono arrivati persino a “comunicare” fra loro, creando dei veri e propri sottogeneri. Le storie di Sherlock Holmes sono state raccontate tantissime volte, e ad ogni narrazione hanno letto e riletto tanti aspetti dell’età vittoriana; la vicenda criminale di Jack lo squartatore (agosto-dicembre 1888) è diventata un topos di buona parte dell’horror e del thriller contemporanei (oltre ad essere citato da moltissime storie), ed è incredibilmente legato alla sua misteriosa ambientazione. Penny Dreadful, addirittura, sceglie di mettere in fila tutti i mostri nati dalla letteratura inglese ottocentesca, da Frankenstein a Dracula, in un mescolone melodrammatico che unisce in maniera geniale trame e sottotrame dei romanzi da cui provengono. E lo fa circa quindici anni dopo l’uscita de La Lega degli Straordinari Gentlemen, in cui Alan Moore si muoveva sulla stessa linea, solo includendo anche gli eroi. Tasselli di un gioco di narrazione continuo e dai confini vastissimi, che si prepara ad essere ancora visto e rivisto. Forse a risplendere è ancora la promessa di speranza e sviluppo tecnologico che quell’età portò con sé. O forse le ombre e le contraddizioni che quella promessa portò con sé.

– Fabio Antinucci – 

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