Il fascino e l’atmosfera del Jazz

1Duke Ellington, direttore d’orchestra, pianista e compositore statunitense, apostrofò lo stile musicale protagonista del nostro articolo con questa emblematica frase: in genere, il jazz è sempre stato come il tipo d’uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia. A mio avviso, una similitudine perfettamente riuscita, per descrivere il fascino e l’atmosfera del jazz, che attrae il nostro orecchio per la sua sinuosità, ma che non ci sentiamo mai del tutto sicuri di conoscere e di comprendere, forse per la natura cangiante che ha il suo interno.

Questa forma musicale è nata proprio dall’improvvisazione, dalla pura e semplice voglia di cantare, per evadere dalla realtà soffocante e difficile da sopportare. Si sviluppa negli Stati Uniti, prima nelle piantagioni sud-americane, dove il tentativo di trovare una forza interiore risultava fondamentale, per poi far nascere anche vere e proprie sessioni di musica, dove gruppi di suonatori componevano musica “ad orecchio”, che portarono poi al successo e alle jazz band famose a New Orleans. Il jazz arriverà anche a Chicago con Louis Armstrong e in seguito anche in Europa, dove avrà un successo grandissimo. Con gli anni si è modificato, creando tipologie ben precise: il bebop, più vicino alla tradizione della cultura afroamericana, lo swing, una musica più commerciale e lontana dagli albori del suo avo e tanti altri, come il cool jazz, l’hard bop ecc. Il punto di forza? La commistione di generi: sin dai primi tempi, infatti, il jazz ha incorporato all’interno del 2suo linguaggio molte categorie della musica popolare americana, dal ragtime, al blues, alla musica leggera fino alla musica colta, soprattutto statunitense. E forse è proprio questo a creare quel senso di indefinito, che ci attrae ancora così tanto.

Non è un caso, certo, che il jazz si sia sviluppato proprio a New Orleans, infatti: come la cittadina costituiva un grande incontro etnico (prima di dominazione francese, poi spagnola, poi parte degli Stati Uniti), il jazz si proponeva, come già detto, come una sintesi tra numerose culture musicali, europee ed africane. Non rimaneva, dunque, una musica esclusivamente popolare o adatta ad una tipologia di ascolto, ma anzi avvicinava al suo interno gusti completamente diversi, unendo sia l’orecchio colto che quello “profano”. Sì, perché il jazz non si limita a creare virtuosismi o a studiare la sua parte, bensì a creare qualcosa che, senza la dovuta dose di “calore” non funzionerà: ammettiamolo, c’è qualcosa nel jazz che non può essere imparato solo studiando e questo lo dobbiamo proprio alla sua natura intensa, che poi è il motivo del fascino che esercita tutt’oggi, non credete? Quell’essere, torno a dirlo, imprevedibile, come a mutare a seconda dell’umore, come a leggere dentro di noi. Quindi sì, un uomo con il quale noi di certo vorremmo uscire, ma che nessun parente ci raccomanderebbe mai.

 

– Lidia Marino – 

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