Il fascino di Atlantide

1C’è qualcosa di misterioso e incredibilmente ammaliante nel trovare frammenti del mondo come lo intendiamo nelle nostre menti ricoperti e corrosi dalle acque scure delle profondità marine. Ci chiediamo inevitabilmente la loro storia, ne vogliamo sapere subito di più: è questa, senza dubbio, una delle grandi motivazioni per il fascino di Atlantide nel corso degli anni: quel piccolo incontro tra storia e mito che soddisfa i razionali e fornisce materiale per l’immaginazione dei sognatori. Ma quali sono i dati che abbiamo raccolto, cosa effettivamente ha alimentato le leggende e quali sono invece le notizie certe?

Le prime notizie inerenti a questa isola ci arrivano da Platone, che, tra il 350 e il 380 a.C., al momento della stesura delle sue due opere, il Timeo e il Crizia, cerca di spiegare al lettore come la storia di questo regno perduto sia arrivata fino a lui attraverso le generazioni. Cosa scopriamo? Che il legislatore ateniese Solone venne a conoscenza dell’esistenza di documentazione scritta riguardante un’antica storia di guerrieri greci, sconfitti dagli antenati degli ateniesi, tramite alcuni documenti, tra le quali righe compaiono frasi interessanti: “Ma nel tempo successivo, accaduti grandi terremoti e inondazioni, nello spazio di un giorno e di una notte tremenda, tutti i nostri guerrieri sprofondarono insieme dentro terra, e similmente scomparve l’isola Atlantide assorbita dal mare”. La vicenda venne poi tramandata da Solone all’amico Dropide e poi a Crizia il vecchio, a Crizia il giovane, a Timeo, a Ermocrate e infine a Socrate e dunque a Platone. La domanda ora sorge spontanea: esistono testimonianze scritte di Atlantide prima e dopo il filosofo? No, ma si discusse moltissimo circa la veridicità di questa isola anche nell’antichità, sebbene per molti si trattasse di un’invenzione – o una metafora – di Platone, tanto che Aristotele scrisse in proposito: “L’uomo che l’ha sognata l’ha anche fatta scomparire”.

2Ma come viene descritta l’arte e l’architettura di questo “continente” nelle pagine che ce l’hanno regalata? Nella collina centrale era presente un maestoso palazzo reale che era “meraviglia a vedersi per la grandiosità e la bellezza dei lavori”. Ci viene raccontato che venne costruito anche un tempio dedicato a Poseidone e a Clito fatto di oro, avorio e oricalco (cos’è? Questo metallo per Platone è rossastro ed estraibile solo sul territorio di Atlantide e sarebbe secondo, per valore, solo all’oro. Per molti studioso l’oricalco non sarebbe altro che bronzo o, per altri, una sorta di ferro al carbonio, il primo della storia). Ad ogni modo l’utopia, come spesso accade, fece presto a corrompersi e quando, con il passare del tempo, la sete di potere invase gli animi dei suoi abitanti, Zeus decise di punirli brutalmente: “Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme alla terra e allo stesso modo l’isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare”. Una versione diversa del nostro Diluvio Universale, non trovate? Di certo questo mito ha fornito grande spunto a migliaia di autori, sia nel campo del disegno e dell’arte che in quello letterario e cinematografico. Ne abbiamo continue riprese in diverse opere: dal classico di Jules Verne 3Ventimila leghe sotto i mari all’ Atlantis – L’impero perduto della Disney, dalla serie tv Il segreto del Sahara ai fumetti della DC, dove sia Aquaman che Lori Lemaris proverrebbero da un’Atlantide sommersa, fino anche a Il mistero della pietra azzurra, dove alcuni dei protagonisti della storia sono gli ultimi discendenti proprio di quella antica civiltà.

Ciò che rende, diciamo, “plausibile” l’esistenza di qualcosa come Atlantide è proprio il fatto, che in effetti, in traduzione effettuate negli ultimi anni, le parole originali utilizzate da Platone non parlerebbero di “sprofondare nel mare”, ma di essere “coperte dal mare”. Questo ha portato varie teorie, tra le quali quelle dell’ astrofisico Vittorio Castellani, che vedono come “grande isola” la placca emersa della Gran Bretagna così come appariva tra 10.000 e 7.000 anni fa, alla fine dell’ultima glaciazione. Il livello del mare all’epoca era più basso di almeno 100 metri, e dunque con molta probabilità il territorio inglese era unito a quello francese, creando un vero e proprio ponte con il continente. L’ipotesi vede dunque gli abitanti di quelle regioni sfruttare questo ponte per conquistare e controllare la Libia fino all’Egitto, e l’Europa fino al Tirreno. A sostenere questa tesi ci sarebbero ritrovamenti subacquei di antichi edifici fatti proprio pochi mesi fa non lontano dalle coste orientali del Regno Unito. Inutile negare che sono proprio queste speculazioni a rendere il tutto più affascinante, no?

– Lidia Marino – 

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