Il Fantasma di Pepper: dal teatro al cinema

Potreste averlo sentito nominare anche come Pepper’s Ghost, ma il Fantasma di Pepper è fin troppo sconosciuta come tecnica, considerata la grande importanza che ha avuto anche per la nascita del cinema. Parliamo dell’utilizzo di una lastra di vetro, plexiglas o altri film plastici uniti a particolari tecniche di illuminazione, che danno nell’insieme l’illusione che gli oggetti appaiano e scompaiano, diventino trasparenti o si inseriscano all’interno di altri (morphing). Il nome lo prende dal suo inventore, John Henry Pepper, che riprese l’effetto inventato nel XVI secolo dal filosofo e alchimista italiano Giovanni Battista Della Porta e lo rese famoso.

Per rendere l’illusione realistica, lo spettatore deve poter vedere il palcoscenico o comunque l’area in cui verrà riflessa l’immagine fantasma, ma non la stanza nascosta anche detta “stanza blu”. Il bordo del vetro sul palcoscenico è spesso nascosto grazie a un pattern ben disegnato sul pavimento. La stanza nascosta deve essere infatti perfettamente speculare al palcoscenico anche negli oggetti contenuti; questo è utile per far sembrare che gli oggetti appaiano o scompaiano. La tecnica può anche essere usata per realizzare, come detto prima, il morphing: fare in modo che una persona o un oggetto si trasformino in un altro, usato per la “Donna Gorilla”, effetto molto usato negli antichi circhi e parchi divertimento di tutto il mondo e nel film Agente 007 – Una cascata di diamanti.

Se siete stati in uno dei parchi Disney, soprattutto quelli americani, avrete assistito ignari al Fantasma di Pepper all’interno dell’Hunted Mansion, dove il vetro è posto verticalmente rispetto allo spettatore, creando l’illusione di avere “fantasmi” tridimensionali che danzano come nel migliore film dell’orrore.

L’idea di usarlo per il teatro arrivò per la prima volta nel 1862, quando l’inventore Henry Dircks sviluppò la “Dircksian Phantasmagoria”, la sua versione delle collaudate tecniche di apparizione traslucida. Provò però senza successo a vendere la sua idea ai teatri, perché questo uso richiedeva ancora una completa ricostruzione del palcoscenico, cosa troppo costosa per essere realisticamente presa in considerazione. Pepper in seguito, invece, comprese che il metodo poteva essere modificato per essere inserito nei teatri esistenti. Pepper fu il primo a mostrare l’effetto, con grande successo, durante una scena di “L’Uomo Fantasma” di Charles Dickens.

– Lidia Marino – 

Rispondi