Il Cinema Francese e i suoi attori

Del panorama cinematografico affrontato fino ad esso, sicuramente il Cinema Francese risulta il più famoso, non solo in Italia, ma nel mondo. Anche in questo caso, ne andiamo a ripercorrere la storia, ricordando i momenti salienti, i grandi nomi e, infine, gli attori più noti. Partiamo col dire che è proprio in Francia che nacque ufficialmente il Cinema: il 28 dicembre 1895 i fratelli Louis e Auguste Lumière organizzarono al Grand Café di Parigi il primo spettacolo pubblico e a pagamento del Cinématographe Lumière, un apparecchio da loro brevettato che permetteva la proiezione di immagini in movimento. Quando Georges Méliès ebbe l’idea di proporre uno spettacolo animato con una precisa storia, quella che oggi è definita la Settima Arte iniziò a prendere forma. Dopo le geniali invenzioni di Méliès, però, la Francia non riuscì a far evolvere il proprio linguaggio cinematografico, a differenza della Scuola di Brighton inglese e dello statunitense David W. Griffith. Nel tentativo di contrastare tale crisi, i fratelli Paul e André Lafitte fondarono la società Film d’art, che aveva proprio lo scopo di nobilitare il cinema, facendone una forma d’arte, e vennero ben presto imitati da Gaumont con i Films esthétiques e da Pathé con la Société cinématografique des auteurs et gens de lettres (SCAGL). Il nuovo repertorio consistenza in trasposizioni di classici sia della commedia che della tragedia. Ci fu un leggero miglioramento, ma niente di significativo.

L’industria cinematografica francese, che nel 1913 copriva il 90% della produzione mondiale, perse l’egemonia in seguito alla Grande guerra e subì grandi “sconfitte” anche sul piano qualitativo, spingendo spesso i registi ad abbandonare la patria per lavorare, per lo più, in Italia. La fine del conflitto vide nascere una nuova fase creativa, quella dell’Impressionismo. Questa corrente cercava nella realtà qualità intrinseche che potevano essere svelate dall’immagine cinematografica e tra i suoi esponenti ricordiamo sicuramente Louis Delluc, con lavori come L’inhumaine e Feu Mathias Pascal  e Abel Gance, con Napoléon, tra i più grandi kolossal francesi di tutti i tempi, e Germaine Dulac, il nome femminile più importante della cinematografia tra le due guerre, con Le diable dans la ville e il controverso La coquille et le clergyman, di tendenza surrealista. L’avvento del sonoro segnò la fine dell’Impressionismo: la produzione scese progressivamente, fino a toccare nel 1929 i 52 film (contro i 1350 statunitensi e i 192 tedeschi). Questa crisi, però, finì per favorire le produzioni indipendenti e i registi esordienti o quelli considerati scomodi dal cinema ufficiale, facendo nascere una delle più importanti correnti cinematografiche della storia del Paese: il realismo poetico, che conta tra i suoi maggiori esponenti Renoir con titoli come Toni (1935) e Le crime de Monsieur Lange, passando facilmente dalla tragedia all’opera ironica.

Il periodo di libertà e fecondità creativa non durò a lungo, e fu interrotto dalla Seconda guerra mondiale; nel periodo dell’occupazione nazista le produzioni francesi vennero proibite per sei mesi e successivamente i registi riuscirono a mostrare un proprio lato artistico solo dedicandosi a generi mitico-letterari e fantastici, per evitare la censura. La fine della guerra non cambiò molto tale situazione e nel 1946, durante la prima edizione del Festival di Cannes, fu piuttosto evidente la necessità di trovare una nuova estetica. Soltanto nel 1948 il governo avviò una politica di aiuti economici che nella seconda metà degli anni Cinquanta avrebbero aperto le porte alla Nouvelle vague, il primo movimento cinematografico a trattare la realtà così com’è, a parlare in tempo reale. I film che ne fanno parte sono girati con mezzi di fortuna, nelle strade e vogliono rappresentare la pura e semplice vita. I nomi da ricordare sono Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol, Éric Rohmer, ma soprattutto François Truffaut, con titoli rinomati come I quattrocento colpi, Jules e Jim e Fahrenheit 451. Gli anni Cinquanta si chiusero, inoltre, con la bellezza della nuova diva Brigitte Bardot, protagonista del film di Roger Vadim Et Dieu créa la femme.

Dopo il periodo d’oro della Nouvelle vague, la storia della Francia fu segnata dalla crisi del 1968, che per il cinema significò addirittura la chiusura del Festival di Cannes per quell’anno. Il panorama generale vide un ritorno alla standardizzazione di idee e contenuti, che privilegiò principalmente il cinema ironico-umoristico. La situazione migliora notevolmente negli anni Ottanta, facendo consolidare il cinema francese sul mercato internazionale, divenendo l’unico in Europa a entrare in concorrenza con le grandi produzioni hollywoodiane. Tra gli anni ’90 e oggi grandi nomi si sono fatti notare e continuano farlo: pensiamo a Besson, con Nikita e Léon, o a Jean-Pierre Jeunet, con Alien: resurrection Il favoloso mondo di Amelie. L’avvento dei network nei circuiti di finanziamento e di distribuzione, tuttavia, ha creato una situazione caratterizzata da un gusto di tipo televisivo e da investimenti a basso rischio, che hanno penalizzato nuove e più originali possibilità espressive. Per questo motivo il cinema d’autore degli anni Novanta è rimasto in mano alla generazione dei cinquantenni, o a quella dei settantenni della Nouvelle vague, mentre i registi più giovani non sono riusciti a estendere la loro notorietà oltre i confini della Francia.

Terminiamo, con una lista di quelli che sono attori francesi che conoscerete tutti: Vincent Cassel, noto anche per aver lavorato molto nel cinema americano, Alain Delon, che venne nominato ai Golden globe nel 1964 come miglior attore esordiente maschile per Il Gattopardo, oltre a vincere l’Orso d’Oro per la carriera al Festival di Berlino nel 1995, Jean Reno, grande attore nel panorama internazionale, Gérard Depardieu, che con il Cyrano de Bergerac venne anche candidato all’Oscar nel 1990, Juliette Binoche, premio Oscar alla miglior attrice non protagonista per Il paziente Inglese nel 1997 e Marion Cotillard, premio Oscar come miglior attrice protagonista per La vie en rose nel 2008

– Lidia Marino – 

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