Il Cinema Belga e i suoi attori

Bentornati alla nostra storia del Cinema negli Stati dell’Unione Europea: oggi abbiamo come protagonisti il Cinema Belga e i suoi attori. Iniziamo con il dire che la prima proiezione in Belgio del cinematografo Lumière avvenne a Bruxelles il 1° marzo 1896, ma nel Paese non si sviluppò subito una produzione nazionale. Dobbiamo aspettare dopo la Prima guerra mondiale il francese Alfred Machin per avere il primo lungometraggio realizzato in Belgio, L’histoire de Minna Claessens, nel 1912. Tra il 1912 e il 1914 Machin girò più di venti film, che segnarono l’avvio di un genere molto seguito: la commedia popolare.

Fin dall’inizio del Novecento la cinematografia belga fu caratterizzata da un fenomeno che segnerà il suo sviluppo: l’emigrazione di attori, registi e sceneggiatori in Francia, tendenza che si consolidò sempre più nel corso del tempo. Tra questi il più famoso fu il regista J. Feyder: abbandonato il proprio Paese all’inizio degli anni Dieci, si trasferì a Parigi dove divenne, tra gli anni Venti e Trenta, uno degli autori di maggior fama e prestigio. Questo portò, dunque, come potete immaginare, ad un rallentamento dell’affermazione del cinema di stato, che dipendeva molto da quello francese. Ci fu comunque un discreto interesse verso il documentario e il film sperimentale e numerosi furono i documentaristi, Dekeukeleire tra i più importanti. Il suo lavoro più importante, girato in collaborazione con Joris Ivens, fu Misère au Borinage (1933), caratterizzato dal crudo realismo con cui viene descritta l’ardua vita dei minatori nella provincia belga dello Hainaut, perfetto ritratto della zona nell’epoca. Con l’avvento del sonoro nel 1930, la bipartizione linguistica esistente nel Paese si ripercosse sulla produzione cinematografica e comportò la realizzazione di film girati in lingua francese e film girati in lingua fiamminga.

I registi più celebri della commedia popolare furono Gaston Shoukens e Jan Vanderheyden, il primo che raccolse un discreto successo commerciale, dirigendo diciotto lungometraggi e il secondo che raggiunse un pubblico ben più limitato. In ambito belga il saggio cinematografico, ibrido tra film sperimentale e documentario, si divideva in tre diverse tipologie: il film sull’arte, il film surrealista e il film d’animazione (tra questi da ricordare Edmond Bernhard con il suo Échecs (1972), dove gli scacchi sono i protagonisti). Negli anni Sessanta si inquadra l’attività di primaria importanza svolta da Jacques Ledoux: direttore della Cinémathèque Royale de Belgique, tra le cineteche più ricche del mondo, contribuì a valorizzare la produzione nazionale, istituendo il Festival international du film expérimental di Knokke-le-Zoute, le cui edizioni si svolsero dal 1958 al 1974. Inizia quindi un momento storico nel quale lo Stato si interessa del processo artistico del Cinema e ne aiuta lo sviluppo: nel 1965 esce il primo film finanziato dallo Stato, De man die zijn haar kort liet knippen, che impose all’attenzione internazionale André Delvaux, destinato a diventare il maggiore autore belga del secondo dopoguerra. Comunque ad attirare l’attenzione della critica internazionale furono soprattutto film degli anni Novanta, come Un eroe di fine millennio, di Jaco van Dormael, Il cameraman e l’assassino, di Rémy Belvaux, La mia vita in rosa di Alain Berliner e ancor più le opere di Luc e Jean-Pierre Dardenne (come Rosetta, 1999, Palma d’oro a Cannes). Il cinema belga contemporaneo, dove si sono continuati a sviluppare i filoni più tradizionali del cortometraggio, del film d’animazione e del documentario, non è rappresentato da un vero e proprio filone cinematografico, ma si fa riconoscere grazie principalmente a singole personalità. Nonostante, dunque, non ci siano molti attori che abbiano acquisito successo internazionale recitando nella loro lingua, di certo qualcuno nato e cresciuto in Belgio lo conoscerete: abbiamo Van Damme, che realizzò un successo nazionale in Belgio come artista marziale e culturista, per poi emigrare negli Stati Uniti nel 1982; abbiamo Benoît Poelvoorde, che ha attirato l’attenzione della critica più volte e, sebbene sia cresciuta più nel Regno Unito che altrove, la bella Audrey Hepburn, che è nata a Bruxelles.

– Lidia Marino –

Rispondi