I santi patroni del cibo

In questa giornata di festa religiosa, quale occasione migliore per parlare di una tipologia di santi? Credenti o meno, c’è qualcosa di rassicurante nell’immaginare una guida alla quale rivolgersi negli aspetti della nostra vita quotidiana, no? Beh, proprio perché si parla di tutto ciò che per l’uomo è puramente normale, perché non dovrebbero esserci santi patroni del cibo? Insomma, quella è una parte del tutto fondamentale della nostra vita. Come San Antonio è legato alle cause perse, San Francesco al legame con gli animali e San Nicola, l’ispirazione per Babbo Natale, alla generosità di donare al prossimo, abbiamo dello spiritualismo anche nel mondo della gastronomia.

1. San Drogo: Caffè1

Che si tratti di cappuccino, espresso o all’americana,  questa bevanda è il nettare divino di molte persone, senza la quale non saprebbero come iniziare la giornata e sopravvivere ai propri impegni. Le origini che colleghino questo Santo al caffè sono oscure, ma una delle teorie – molto labile – vede questo santo fiammingo come grande lavoratore sia a Messa che come agricoltore, sempre produttivo e mai dedito all’ozio. Solo una persona con un alto grado di resistenza – e di caffeina nel sangue – avrebbe potuto padroneggiare così bene questa vita così attiva. Comunque, voi che amate la vostra perla quotidiana, sapete ora a quale santo rivolgervi, per onorarla.

2. Santo Nicola da Tolentino: Vegani e vegetariani2

Ci sono molti miracoli associati a questo frate agostiniano vegetariano, ma uno è particolarmente legato alla sua alimentazione. Si racconta che quando San Nicola si ammalò il suo superiore, conoscendo le sue virtù ascetiche, gli comandò, in virtù dell’obbedienza, di cibarsi di due quaglie ben cucinate. San Nicola se le fece portare in un piatto, tracciò su di esse un segno una croce e i due uccelli, destinati a diventare il suo pasto, resuscitarono, divennero nuovamente piumati e spiccarono il volo.

3. San Lorenzo: Arti culinarie3

La storia che collega questo Santo alle arti culinarie io personalmente la trovo un po’ assurdo e pure un po’ inquietante, ma è una leggenda e così viene tramandata, perciò mi limito a trascriverla: sembra che San Lorenzo, mentre veniva bruciato con graticola messa sul fuoco ardente, disse ai suoi carnefici di “girarlo, perché era cotto da quella parte”. Inquietante, sì. Un’altra leggenda, che trovo più carina, anche se meno collegata alla cucina (anche se per essere ottimi cuochi bisogna spesso usare anche l’ingegno) narra di come l’Imperatore romano avesse chiesto alla Chiesa di portargli i suoi tesori e di come San Lorenzo avesse riunito le persone bisognose, gli storpi, i ciechi, i sordi e coloro che soffrivano per mostrarli come il “vero tesoro della Chiesa”.

4. Sant’ Antonio abate: Bacon4

Sant’ Antonio abate, detto anche sant’Antonio il Grande, sant’Antonio d’Egitto, sant’Antonio del Fuoco, sant’Antonio del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta fu un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati. Sant’Antonio è legato in particolare alla figura del maiale, utilizzato come principale pasto per i malati. Questa tradizione nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all’ospedale, dove prestavano il loro servizio i monaci di sant’Antonio. A partire dall’XI secolo gli abitanti delle città si lamentavano della presenza di maiali che pascolavano liberamente nelle vie e i Comuni s’incaricarono allora di vietarne la circolazione, ma fatta sempre salva l’integrità fisica dei suini di proprietà degli Antoniani, che ne ricavavano cibo per i malati.

5. Sant’ Onorato: Fornai e pasticceri5

San Onorato di Amiens, conosciuto principalmente come San Honoré, è stato un vescovo di Amiens. Alcune leggende narrano che egli fu fornaio prima di diventare vescovo o che durante la celebrazione della Messa, i fedeli avrebbero visto la mano di Gesù scendere sull’altare per consacrare il pane eucaristico al posto del vescovo stesso. La sua devozione era molto diffusa in Francia seguendo le testimonianze di numerosi miracoli quando il suo corpo fu riesumato nel 1060. Il suo nome è stato dato alla torta Saint Honoré, proprio perché  è raffigurato spesso come fornaio.

6. Sant’ Elisabetta d’Ungheria: Panettieri6

Elisabetta d’Ungheria, principessa ungherese, rimasta vedova, entrò nel Terz’Ordine Francescano, dedicandosi a varie opere di carità. È stata proclamata santa da papa Gregorio IX nel 1235. È patrona dei panettieri e degli ospedalieri (secondo la tradizione, avrebbe trasformato in rose i pani che aveva nascosto per i poveri e gli ammalati) ed è, con san Luigi dei Francesi, patrona principale del Terzo Ordine Regolare di San Francesco e dell’Ordine Francescano Secolare “S.Elisabetta d’Ungheria”.

7. San Neot: Pesce7

Neot è un santo del nono secolo che ha vissuto come monaco in Cornovaglia, venerato nelle chiesa cattolica romana e nelle chiese ortodosse orientali. La sua associazione con i pesci pare che sia legata alla propria altezza: questo santo era molto basso e trascorreva intere giornate, prima della sua morte nel 877, in un pozzo con l’acqua fino al collo, praticando sue devozioni, incurante del dolore e della fatica.

8. Santa Brigida d’Irlanda: Latterie8

Santa Brigida d’Irlanda è stata una religiosa e badessa irlandese ed è considerata, dopo san Patrizio, l’evangelizzatrice del suo paese; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica. Brigida divenne badessa e fu fondatrice di uno dei primi monasteri irlandesi e pare che, proprio per questo motivo, venga collegata al buon successo delle latterie, come bene necessario della terra d’Irlanda.

9. San Vincenzo di Saragozza: Vino9

Vincenzo di Saragozza, diacono e martire, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa anglicana. Questo santo è protettore degli orfani, delle vedove e dei poveri, ma è invocato spesso per la protezione dei tetti, dei viticultori e dei commercianti di vino. Una leggenda vuole che San Vincenzo, dopo aver assaggiato il vino di una missione, ne restò talmente conquistato che dimenticò addirittura di tornare in paradiso. E vi assicuro che ha patito parecchio per arrivarci, poverino: il primo supplizio fu quello del cavalletto, uno strumento di tortura che lussava tutte le ossa, poi  fu tormentato con la graticola e con lamine infuocate,  infine il martire venne rinchiuso in un’oscura prigione, disteso e legato su un letto di cocci di vasi rotti. Sembra che San Vincenzo pregasse con gli occhi al cielo come se il dolore non lo riguardasse.

10. San Arnolfo di Metz: Birra10

San Arnolfo di Metz fu consigliere di diversi sovrani merovingi e vescovo di Metz; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Una leggenda lo collega al culto della birra: dopo la sua morte, suo nipote e successore come vescovo di Metz, Goerico, fece traslare le sue reliquie dall’Abbazia di Remiremont a Metz. La traslazione veniva effettuata sotto forma di processione cui partecipavano circa 5.000 uomini, senza contare donne e bambini. Era il 18 luglio ed il caldo estivo rendeva insopportabile il cammino ed il trasporto delle pesanti reliquie, così la processione si fermò in un paesello di nome Champignuelles, ma nell’unica osteria del luogo era rimasto un solo boccale di birra. Ciascuno si accostò il boccale alla bocca, sperando in un miracolo da parte del già venerato come santo Arnolfo, ed il miracolo accadde: tutti bevvero ed il boccale non rimase mai vuoto.

– Lidia Marino –

 

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