I risultati dei Laurence Olivier Awards 2018

Ieri, 8 Aprile, si sono svolti i Laurence Olivier Awards 2018, il più importante riconoscimento teatrale inglese, assegnati dalla The Society of London Theatre, tenuti in questo caso nella splendida location del Royal Albert Hall, a Londra. La cerimonia è stata condotta dall’attrice Catherine Tate (che molti di voi conosceranno meglio come Donna Noble in Doctor Who). A sbaragliare la concorrenza quest’anno è stato senz’altro il musical Hamilton, dell’ormai inarrestabile Lin-Manuel Miranda, che si era già portato a casa diversi premi americani, tra i quali i Grammy e i Tony. Il musical ieri infatti ha vinto ben sette Awards: Miglior Nuovo Musical, Migliore Attore in un Musical (Giles Terera), Migliore Attore non protagonista in un Musical (Michael Jibson), Migliore coreografia teatrale, Miglior Lighting Design; Migliore Sound Design e il Laurence Olivier Award all’eccezionale risultato nella musica a Lin-Manuel Miranda. Non male, eh?

Giles Terera, che nel musical interpreta la nemesi di Hamilton, Aaron Burr, si è detto innamorato del suo ruolo e della compagnia della quale fa parte. Dietro le quinte, l’attore ha rivelato di aver capito subito, una volta visto Hamilton, di trovarsi davanti uno degli spettacoli più belli che avesse mai visto. “Ogni tanto scopri uno spettacolo che si muove al di fuori del regno del teatro musicale”, ha detto, mettendo in paragone l’impatto di questo musical ad altri show rivoluzionari come West Side Story, Les Misérables o Rent. Michael Jibson ha invece conquistato il premio come Miglior Attore non protagonista, intrepretando Re Giorgio III in Hamilton. Lo spettacolo, con una partitura che spazia dalle ballate pop alle battaglie rap, ha raggiunto dunque un ottimo risultato, ma non ha battuto il record di Harry Potter and the Cursed Child, che l’anno scorso vinse nove premi.

The Ferryman, dramma sul passato che ritorna a perseguitare una famiglia dell’Irlanda del Nord, ha vinto tre premi: Miglior spettacolo, Miglior Regista (Sam Mendes) e Migliore Attrice a Laura Donnelly. Bryan Cranston – sì, sì, il papà di Malcolm e Walter White – ha invece vinto per la sua performance al National Theatre in Network. L’ex star di Breaking Bad ha battuto i rivali che includevano Andrew Garfield, che interpretava un uomo malato di AIDS in Angels in America ​​e Andrew Scott per il ruolo da protagonista in Amleto. Cranston ha parlato di Network, spettacolo basato su una sceneggiatura degli anni ’70 di Paddy Chayefsky, focalizzando l’attenzione sull’importanza – nel mondo d’oggi in particolare – di riuscire a dividere le notizie false da quelle vere: “La televisione, il telefono, il tablet sono strumenti importanti e devono essere usati correttamente, ma possono anche essere abusati, così come un martello risulta un ottimo strumento per infilare un chiodo in un pezzo di legno, ma se se lo usiamo per colpire in testa qualcuno ne stiamo abusando.”

Il premio per la Migliore Attrice in un Musical è andato a Shirley Henderson per Girl from the North Country, mentre Sheila Atim ha vinto quello per l’Attrice non protagonista nella stessa produzione, un dramma ambientato all’epoca della Depressione, utilizzando i brani di Bob Dylan. La produzione di Angels of America, del National Theatre, attualmente in corso anche a Broadway, si è portata a casa il Miglior revival di un’opera teatrale, oltre che al premio a Denise Gough, come Miglior attrice non protagonista. La produzione lussureggiante del National di Follies di Stephen Sondheim ha vinto il premio per il Miglior Revival di un Musical. Labour of Love di James Graham, incentrato sulla politica, ha vinto per la migliore nuova opera teatrale e Bertie Carvel ha vinto il premio come Migliore Attore non protagonista per il ruolo del magnate dei media Rupert Murdoch in un’altra opera di Graham, Ink.

– Lidia Marino – 

 

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