I put a spell on you – Le origini dell’incantesimo

01I Put a spell on you, che tradotto significa “ti ho fatto un incantesimo”, è un brano che parla d’amore, del gioco della seduzione, di romantica e struggente gelosia. O no? Pochi sanno che in realtà, almeno in origine, le sei paroline che ne formano il titolo erano intese in senso letterale: ti ho fatto un incantesimo, te l’ho fatto sul serio, perché sono uno stregone voodoo, e tu ora sei mia. Ti ho fregata, amore.

Riavvolgiamo un attimo il nastro. I put a spell on you è una delle canzoni più interpretate e reinterpretate di tutti i tempi , cantata da artisti del calibro di Nina Simone, Marilyn Manson, Joss Stone e recentemente Annie Lennox (parliamo della versione inserita nella colonna sonora di Fifty Shades of Grey, tanto per intenderci). È una delle cinquecento canzoni inserite nella sezione Hall of Fame dedicata alle early influences del rock & roll. Rolling Stone la piazza alla posizione numero 313 nella classifica delle 500 canzoni più belle di tutti i tempi. Tutti abbiamo in mente almeno una delle tante versioni di questa magnifica canzone; pochi però ricordano l’uomo che la scrisse. All’inizio di questa storia c’è un cantante d’opera lirica che non riesce a sfondare, motivo per cui si dà al blues. Jalacy Hawkins, in arte Jay Hawkins, di Cleveland, classe 1929, nel 1956 scrive un pezzo che nelle sue intenzioni doveva essere nient’altro che l’ennesima ballata blues del suo repertorio. Prima della registrazione, però, il produttore Arnold Maxin porta alla band di Hawkins qualche litro di bumba per darsi un po’ di carica; come accade spesso fra musicisti, nel giro di mezz’ora sono tutti ubriachi persi. Registrano ugualmente il pezzo e, quando lo riascolta da sobrio, Hawkins scopre di aver finalmente 02trovato il suo stile: la canzone è un susseguirsi di urla disumane e grugniti animaleschi, una performance ipnotizzante di cui lo stesso interprete non conserverà alcuna memoria ma che sarà rapidamente un successo, scalando le classifiche di mezzo mondo in pochi mesi. D’ora in avanti Jay Hawkins diventerà Screamin’ Jay Hawkins: si vestirà di pelli di leopardo e pelle rosso fuoco, si infilerà un osso fra le narici e se ne andrà in giro per il mondo a urlare a squarciagola i suoi incantesimi voodoo reggendo in mano un teschio di nome Henry. Screamin’ Jay Hawkins è uno stregone e I put a spell on you è la sua magia più potente: pubblicherà altre canzoni e interi album negli anni successivi (compresa una carinissima Constipation Blues, il blues della stitichezza, scritta perché “il blues non ha mai parlato di un dolore vero”), trasformando le sue performance in veri e propri show del grottesco – ma nulla saprà eguagliare il suo primo grande successo. Malgrado questo elemento si sia perso nel blando blues romantico degli interpreti successivi, la canzone affonda le sue radici nell’immagine popolare della cultura voodoo, fatta di teschi e stregoni e culti esoterici di controllo delle anime.  I put a spell on you è una magia voodoo: la voce di Hawkins è potentissima e penetrante, monopolizza l’orecchio e costringe a battere il ritmo della marcetta folle che ne costituisce lo scheletro musicale. Le urla selvagge che gli conferirono il titolo di screamin’ mettono i brividi, scandendo il ritmo con gli ordini perentori che lo stregone lancia alla sua vittima: smetti di fare qualsiasi cosa tu stia facendo, lascia perdere tutto e torna da me, perché ti ho fatto un incantesimo e ora sei mia. Non troverete nessun altro che sia stato capace di dare una tale intensità alla carica sensuale implicita nel testo di questa canzone – un’intensità che ha aperto le porte alla musica hard rock successiva e in particolare allo shock rock, caratterizzato da suoni aspri ed esibizioni macabre. Se rimarrete affascinati dal ritmo perverso di questa marcia demoniaca, l’incantesimo del vecchio Hawkins avrà avuto effetto anche su di voi. Buon ascolto.

Vi lascio con la versione studio della canzone. Godetevela!

– Francesca –

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